26/08/10 09:00 | autore: c.c. foto Stampa

C-Global ribadisce la chiusura di Pisa e Firenze. Le istituzioni chiedono l'intervento della Regione 0

Nessun dettaglio sul piano di razionalizzazione portato ieri dall'azienda di Collecchio al tavolo fra sindacati, Comune e Provincia. I lavoratori chiedono più chiarezza. Domani, venerdì 27, un incontro a Collecchio fra le parti, dove le istituzioni pisane sperano che vengano accolte "forme meno drastiche di contenimento dei costi"

Ed4a9b8ed879c7216fcb541c5ecc0565

Prosegue la vicenda dei lavoratori della C-Global, società che ha sede a Collecchio e opera in prevalenza nel settore della fornitura di servizi esterni (outsourcing) agli istituti bancari, facente parte del gruppo Cedacri, che ha comunicato ai primi di agosto la decisione di chiudere le filiali di Pisa e Firenze, dove lavorano in tutto 82 dipendenti, di cui 65 solo a Pisa, e trasferire tutti i lavoratori presso la sede centrale di Parma.

Una scelta che ha da subito sollevato dubbi, che hanno assunto in breve la forma geografica ben precisa della Moldavia: dietro alla "compattazione" delle due sedi ci sarebbe l'intenzione di delocalizzarsi nel piccolo stato dell'ex Unione Sovietica.

Ieri mattina si è svolto un duplice incontro presso la sede della Provincia di Pisa: il primo fra la direzione della C-Global, nelle persone del dg Giorgio Guerreschi e del direttore risorse umane Paolo D'Arrico; e un secondo con i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori in organico nei distaccamenti toscani. Per gli enti locali erano presenti l'assessore al lavoro della Provincia Anna Romei, con il direttore generale Giuliano Palagi, e l'assessore allo sviluppo economico del Comune, Giuseppe Forte. Per le sigle sindacali erano presenti, per la Fiba-Cisl, il segretario provinciale Luca Scatena, e i delegati Roberto Bottai, Luca Vaglini e Angela Saponaro. Per la Fisascat-Cisl era presente Roberta Genovese, e per le preoccupazioni sulle ricadute sull'indotto ha partecipato anche la Filcams-Cgil.

Al tavolo C-global si è presentata senza i dati richiesti, portando un piano industriale che prevede la chiusura di Pisa e Firenze entro dicembre, con un previsto contenimento di costi per 10 milioni di euro, di cui 5 con l'incremento della produttività post engineering, 4 di risparmi su costi per servizi esterni e uno di risparmi su costi generali, ma l'azienda tiene comunque a sottolineare che il piano prevede anche l'interruzione dei rapporti con le cooperative e una rinegoziazione coni  fornitori. Un indotto fortemente a rischio quindi, che nella provincia di Pisa ammonta ad almeno a circa 4/5 realtà, secondo le prime stime, e oltre 150 lavoratori.

In questo primo incontro l'azienda sembra intenzionata a proseguire per la sua strada, e lo ha comunicato anche nel pomeriggio con una nota: "Sono state presentate le linee guida del progetto di riorganizzazione - si legge - annunciato e presentato nel dettaglio il 9 agosto u.s. alle OOSS con il quale C-Global intende rilanciare la propria competitività sul mercato, garantendo gli attuali livelli occupazionali, con un intervento mirato alla razionalizzazione dei processi produttivi e organizzativi, attraverso la concentrazione degli investimenti sulle sedi di Collecchio (PR) e Castellazzo Bormida (AL), la chiusura delle due sedi periferiche di Pisa e Firenze ed il trasferimento degli addetti nella sede di Collecchio (PR)."

"Il piano di riorganizzazione - prosegue la nota - consente la reingegnerizzazione e la standardizzazione dei processi operativi, il miglioramento della produttività ed il raggiungimento di una stabile profittabilità, garantendo così il futuro e le prospettive dell'azienda e dei suoi dipendenti - e chiude - Sono in corso le consultazioni con le OOSS nel rispetto del CCNL in vigore."

Resta in campo quindi la preoccupazione degli Enti, anche a fronte del fatto che il quadro temporale del piano prevede come prima mossa proprio il concentramento delle sedi a Collecchio, a dicembre appunto, e solo in un secondo momento e fino ad aprile del 2011, le successive manovre in sequenza. "Da parte degli enti locali massima vigilanza e assoluto impegno per difendere l'occupazione sul territorio", hanno annunciato Provincia e Comune di Pisa, che hanno invocato nel frattempo l'intervento della Regione Toscana.

Motivo ribadito, dai dirigenti C-Global, del prospettato piano di razionalizzazione è la perdurante crisi economica generale. In particolare, la tendenza da parte delle banche a un minore ricorso a servizi esterni; e, in più, gli eccessivi costi (logistica, linee telefoniche ecc.) che l'azienda sconterebbe proprio per la disaggregazione delle sue sedi e che si tradurrebbero in prezzi giudicati non appetibili dai potenziali clienti. Fattori, che, secondo la proprietà, determinerebbero un 2011 in rosso per la società.

Società che però, osservano i sindacati, non è un'entità singola, ma parte di un gruppo, Cedacri appunto, che ha chiuso il 2009 con un incremento degli utili pari ben al 482%. Inoltre, aggiungono, lo spostamento di 82 operatori da Pisa e Firenze a Collecchio implicherebbe costi aggiuntivi rispetto al presente, contraddicendo la presupposta economicità del progetto. Timore delle rappresentanze dei lavoratori è invece che l'alternativa di un trasferimento obbligato in Emilia induca la maggior parte degli addetti toscani a un sostanziale autolicenziamento: ipotesi che, secondo i sindacati, potrebbe non essere estranea alla dislocazione in corso, da parte di C-Global, di alcune funzioni aziendali in proprie sedi aperte in Moldavia (attività che l'azienda definisce peraltro solo ausiliarie all'attività svolta in Italia).

Prossima tappa del confronto tra la proprietà e le stesse organizzazioni sindacali è l'incontro in programma a Collecchio domani, venerdì 27 agosto. "Nella prosecuzione del percorso - concludono Forte e Romei - Comune e Provincia di Pisa, non solo coinvolgendo la Provincia di Firenze e quella di Parma, ma interessando la Regione Toscana data la portata della posta in palio, si adopereranno per favorire qualsiasi possibile soluzione alternativa (come interventi di razionalizzazione in loco) che possa scongiurare il rischio di emorragie occupazionali nel territorio".

"Sia ben chiaro - tengono però a sottolineare i lavoratori di Ospedaletto presenti all'incontro - non abbiamo nulla contro i nostri colleghi moldavi, che anzi devono sopportare stipendi da fame e deboli diritti. Ma non è con questa riorganizzazione che si salva l'azienda: perderebbero noi perché sanno che difficilmente ci trasferiremmo tutti a Collecchio, e in Moldavia le prospettive per questi lavoratori non sarebbero certo rosee."

Bombe a Brindisi. Don Ciotti: "Attacco alla società civile" - di

La Vignetta - Luca Ricciarelli

6083daeee7f000ff9e92a831be23c1fc
Blocco_lettori