"This was supposed to be future", il titolo dell'album dei Criminal Jokers sembrerebbe quasi un richiamo al più celebre "no future" del pensiero punk. I Criminal Jokers sono punk? No, magari sì. Lo sono nella misura in cui il batterista-cantante, quando suona e canta, rimane sempre in piedi, lo sono perché nascono busker e dietro i cantanti improvvisati di strada c'è quasi sempre l'ombra lunga del punk.
E allora sono punk, diranno i nostri lettori più attenti. Forse sì, ma non
di certo per una questione estetica. "No future", si diceva. Il futuro
non condizioni il presente. Francesco Motta, Simone Bettini, Francesco
Pellegrini hanno superato già da un po' l'età delle influenze, per
diventare - quasi dalla prima ora - qualcosa di autentico, di irriducibile, di solido. I Criminali (così affettuosamente si lasciano chiamare) ritrovano il loro cupo e dilatato eden sul palco. Tre ragazzi dalla faccia tesa, sulle quali puoi far vibrare il filo di un archetto. Eppure, di quella dimensione vagamente "acid" che sembrebbe ispirare la loro impostazione, dopo un quarto d'ora di esibizione, rimane veramente poco. Energia a fiumi, totale abbandono alla musica.
Per gli appassionati di storia, si potrebbe dire che proprio l'arrivo di
Francesco Pellegrini dalle fila dei livornesi Walrus ha condotto con sé quell'impronta new wave cha all'inizio mancava. La stessa che Andrea
Appino, chitarrista e voce degli Zen Circus nonché produttore artistico
dell'album dei Criminali, ha poi elettrificato rendendola ancora più
tenebrosa e schiva, meno compiaciuta rispetto alle prime prove folk-rock della band.
All'avventura ha preso parte - e qui molte sfumature diventano più definite - Manuele "Max Stirner" Fusaroli, produttore di numerosi dischi della scena indipendente italiana (alcuni di enorme successo) come le Luci della Centrale Elettrica, Giorgio Canali, Tre Allegri Ragazzi Morti, Sikitikis, Redworm's Farm e, ovviamente, Zen Circus.
This Was Supposed To Be The Future è uscito a fine novembre per Iceforeveryone/Infecta/Audioglobe ed è stato subito abbastanza chiaro che il passato da busker e le alternative rock dal sapore west coast, sono state allegramente infettate da sentori new wave e hard rock.
Tra i brani meglio riusciti annoveriamo "Killer" (surf rock ballad?), che risuona certamente di rimandi all'ultimo lavoro degli Zen Circus - il che, a nostro modesto avviso, non è un demerito - ma che ha il merito di essere immediatamente pop, pur nella rude raffinatezza del testo scandito da una sezione ritmica che ha la potenza di un tormento. Memorabile anche "No salvation" e il brano omonimo dell'album, due prove di interpretazione vocale notevoli che spalancano un orizzonte ricco di possibilità per i tre Criminali.
C'è spazio anche per un po' di grind core nel brano "My mother got fucked", e non guasta un pizzico di noise in "Deep rider". Ma al di là delle etichette, delle categorie e dei generi utili a indicare le influenze e gli stili che connotano i ragazzi terribili del crimine musicale pisano, c'è la loro presenza scenica, vero ingrediente aggiunto di una band che fa già dilatare le pupille e cantare a squarciagola.
Bellezza e dannazione di chi sul disco vive bene, dà gioia all'ascoltatore. Ma sul palco dà vertigine, ebrezza, l'irripetibile esperienza del tutto.
Per la rassegna "Standing on a beach", i Criminal Jokers saranno di scena a Marina di Pisa presso lo Stabilimento balneare Dipendenti Comunali. Inizio alle 22.
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