Una lunga serie di bombardamenti colpì la città di Pisa il 31 agosto di sessantasette anni fa. Nella memoria dei molti che vissero quei tragici momenti, resta viva l'immagine di una città colpita alle spalle, tradita dalle proprie convinzioni, resa più vulnerabile dalle proprie consuetudini.
Durante la Seconda Guerra Mondiale raramente il conflitto aveva interessato Pisa prima di quel 31 agosto. Il patrimonio artistico della città, unico nel suo genere e per questo unico al mondo, simboleggiava una sorta di protezione perenne dalla follia distruttrice che aveva devastato altri centri, altri luoghi. Molte volte prima di quel 31 agosto 1943 era suonata la sirena dell'allarme aereo. Sempre, prima di quella tragica mattina, si erano rivelati falsi allarmi.
Come vive una città assediata dal conflitto? Con terrore, certo, con l'ossessione che prima o poi le cronache terribili che raccontano gli accadimenti della guerra inglobino anche il proprio presente, la propria quotidianità. Eppure la vita continua, nella speranza che la guerra si concluda il prima possibile e la normalità diventi nuovamente l'unica misura esistente.
Quella speranza fu spezzata a Pisa il 31 agosto 1943. L'impreparazione generale fu dunque una della cause, dopo la massiccia portata del bombardamento, delle molte vittime che contraddistinsero quell'evento. L'azione dell'esercito statunitense si concentrò sul quartiere di Porta a Mare e sulle zone limitrofe. Obiettivi dichiarati furono la Stazione Ferroviaria, le strade che collegavano la città con il territorio a sud, le fabbriche che già allora caratterizzavano il quartiere, il Canale dei Navicelli - fondamentale via di comunicazione tra Pisa e Livorno e di collegamento con il fiume Arno - ma la realtà, alla fine, fu ben diversa.
Da quel giorno la città intera diventò un bersaglio sensibile delle operazioni di attacco dell'esercito statunitense, per un totale di 53 bombardamenti, culminati nel 20 giugno 1944 con la distruzione dei principali ponti che collegavano le due parti della città. Le prime valutazioni, realizzate subito dopo il 1945, calcolarono 1738 vittime, eccetto i dispersi, e 200mila i vani distrutti o irrimediabilmente danneggiati.
Oltre alle famiglie che furono colte dal disastro durante l'ora del pranzo (il bombardamento infatti cominciò nell'orario insolito di mezzogiorno), moltissime furono le vittime di coloro che si trovavano all'interno della stazione ferroviaria e nelle zone circostanti. Quando le sirene cominciarono a suonare, tanti cercarono rifugio nel sottopassaggio della stazione. Ma le prime bombe distrussero il sistema idrico che approvvigionava le caldaie delle locomotive, provocando l'allagamento del sottopassaggio e la morte per annegamento di decine di persone.
Oggi la città ricorda il 67° anniversario del bombardamento, primo appuntamento che condurrà fino a giovedì 2 settembre, quando si festeggeranno i 66 anni dalla Liberazione di Pisa dai nazi-fascisti. Alle ore 11.30 di questa mattina, presso il Sostegno del canale dei Navicelli in via di Porta a Mare ci sarà la deposizione Corona d'alloro, organizzata dal Comune di Pisa, dall'Anpi e dalle Associazioni combattentistiche e dei deportati.
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2010/08/31 15:08:57 drugo lebowski Dice Marco Filippeschi che per ricordare i bombardamenti vorrebbe una "via 31 agosto" e una testimonianza nell'edificio principale di "Sesta Porta" o nel parco lungo le mura che dovrà sorgere con il ricavato di "Sesta Porta"
Ha picchiato la testa? Non gli bastava l’hub? GLi son garbati così tanto i bombardamenti?
E’ proprio un sognatore...
W la guerra e Marco Filippeschi!