Su Pisanotizie si apre oggi un ciclo di puntate alla scoperta di mestieri sconosciuti ai più o ritenuti ormai estinti. Attraverso una serie di interviste si andrà alla scoperta dei lavori più particolari che si esercitano sul nostro territorio.
Luca Sensale, laureato presso la facoltà di Agraria dell'Università di Pisa, fa parte dell'Unità di Allontanamento Volatili, denominata nei regolamenti internazionali Bird Control Unit (BCU), dell'aeroporto Galileo Galilei. In cerca di un'occupazione part-time che gli consentisse di proseguire gli studi universitari, è approdato quasi per caso in un campo che ha finito per appassionarlo, tanto da diventare oggetto della sua tesi di laurea, nonché il suo mestiere.
Un mestiere che, sebbene sconosciuto ai più, assume un'importanza non secondaria per tutti quelli che si apprestano a salire su un aeroplano: il rischio che l'impatto violento tra uccelli e velivoli, il"birdstrike" appunto, abbia conseguenze sulla struttura dell'aeromobile è reale.
A spiegarci il suo lavoro è lo stesso Luca.
Il mio lavoro consiste nell'allontanare la fauna, ma soprattutto l'avi fauna, i volatili dunque, dalle aree aeroportuali. È un servizio che copre 8 ore giornaliere 363 giorni l'anno, restano esclusi il 25 dicembre e il 1 gennaio
In quei due giorni cosa succede, non vorrai dirmi che anche i voltatili osservano le festività?
Ho modo di credere che gli uccelli facciano la loro comparsa solo nel momento in cui prendo servizio, perché tutto quello che accade si verifica incredibilmente nelle mie 8 ore di servizio (ride). Parlando seriamente, è stato firmato un accordo tra la SAT e la 46esima Aereobrigata, affinché il servizio in nostra assenza venga gestito dai militari.
Concretamente in cosa consiste l'attività di allontanamento volatili?
Il lavoro si svolge su una strada che corre all'interno del perimetro dell'aeroporto, le varie ispezioni che noi andiamo a fare in pista devono essere autorizzate dalla torre di controllo. Quando quindi rilevo un'attività di volatili, chiedo alla torre di controllo di autorizzarmi a raggiungere il punto della pista interessato. Tante altre volte è la stessa torre di controllo che indica il punto in cui allontanare i volatili, perché essendo al livello del suolo spesso non riesci a tenere sotto controllo tutto l'aeroporto. Considera che la perimetrale dell'aeroporto di Pisa è di 13 km e la pista è 3 km, l'area complessiva dell'aeroporto è di circa 400 ettari.
La tua attività interessa dunque tutto l'aeroporto, non solo la pista.
Il rischio maggiore ovviamente si verifica nel momento in cui il volatile attraversa la pista in volo. Ma c'è anche in pista nel momento in cui il volatile la attraversa in volo o vi sosta con le sue zampette. Sarebbe dunque preferibile allontanarli da tutto il sedime aeroportuale, ma anche dalle zone esterne adiacenti all'aeroporto, destinate a uso agricolo e interessate da movimenti di terra, rivoltamenti di zolle, semine, irrigazioni: tutte operazioni che richiamano i volati. Un controllo dovrebbe essere fatto anche in quelle zone.
Per quanto il tuo sia un lavoro assolutamente serio, non si può negare che come primo impatto questa attività evochi l'immagine di te che agiti le braccia nel tentativo di allontanare i vari esemplari di volatili che rischiano di disturbare i voli aerei...
È un'immagine che a quanto pare questo lavoro evoca a molti. Pensa che quando frequentavo l'Università, durante un esame un professore, scoperto il mio lavoro mi disse: "Tu hai un profilo sumero o assiro, ti vedo come un sacerdote mesopotamico, ricoperto di piume che ti aggiri per la pista".
Se escludiamo che i riti sacerdotali possano essere efficaci per il bird control, quali sono gli strumenti di cui ti servi?
A Pisa utilizziamo dispositivi sonori. Ci avvaliamo di suoni specie specifici registrati su una sorta di lettore mp3, che seleziono da un indice in relazione al tipo di animale avvistato. Sono suoni registrati in situazioni di pericolo: sentendo un suono appartenente alla propria specie e che corrisponde a un grido di paura, il volatile tende ad allontanarsi nel 99% dei casi dal luogo da dove è stato emesso. Oltre a questo dispositivo chiamato "distress call" utilizziamo anche una scacciacani, una pistola che spara a salve, usata per quel 1% che non reagisce al dispositivo sonoro.
Ci sono infatti delle specie stanziali che nidificano in aeroporto che non sono spaventate dalle turbine degli aerei, perché per loro è consuetudine: sono nati e cresciuti lì ed è probabile che li identifichino come se fossero dei grossi volatili.
In quei casi si fa dunque ricorso alla scaccia cani?
Esattamente.
Ci sono altri strumenti per allontanare i volatili.
Oltre al distress call, che fra l'altro è il sistema consigliato dall'ENAC, esistono sistemi visivi: la falconeria, che impiega appunto falchi all'interno dell'aeroporto. Contrariamente a quello che si crede il falco non caccia il volatile, ma circoscrive quello che è il proprio territorio di caccia e di appartenenza. Essendo il rapace considerato al vertice della scala gerarchica tra i volatili determina un allontanamento degli altri uccelli.
Non ci sono rischi nell'utilizzo di questo metodo? I falchi sono pur sempre volatili che potrebbero entrare in "conflitto" con gli arei?
Ci sono moltissimi contro indicazioni, tant'è vero che non sono un grande sostenitore della falconeria per il bird controll. Prima di tutto perché è una pratica recuperata per motivi folkloristici a cui è stata voluta forzatamente associare una funzionalità. Inoltre, il rapace compie un volo giornaliero di 15 minuti, è quindi necessaria una batteria di diversi rapaci per mantenere la sicurezza all'interno dell'aeroporto. Va detto poi che c'è una percentuale di questi rapaci che scappano e che taluni rapaci non volano con forti venti e precipitazioni violente.
Esistono poi sistemi di controllo remoto che possono essere impiegati per il bird controll. Ovvero telecamere che hanno funzioni di monitoraggio, al cui fianco vengono spesso montati dispositivi che emettono suoni, quindi sistemi più o meno automatizzati. Possono poi essere usati altri sistemi visivi, analoghi a quelli che si impiegano in agricoltura.
Non mi dirai che il bird controll impiega anche gli spaventapasseri?
Sì, anche quelli, oppure bandierine colorate. Ma anche palloni aerostatici ancorati al terreno, chiamati eye spot, in cui è riprodotto con un disegno un occhio con dei centri concentrici, in cui i volatili riconoscono l'occhio del rapace. Ma anche questo è un metodo mutuato dall'agricoltura.
Ci sono poi sistemi che utilizzano pistole lanciarazzi che emettono fumi colorati: quest'ultimi però non vanno molto d'accordo con la sicurezza del volo all'interno dell'aeroporto.
Il distress call sembrerebbe dunque essere il sistema migliore per il controllo dell'avifauna in aeroporto.
Ho iniziato questa attività nel settembre del 2006 e in questi 4 anni di attività in particolare i gabbiani hanno costituito un reale rischio per la sicurezza. Con un'attività giornaliera di disturbo siamo riusciti a eradicare parzialmente il problema. Nel primo anno di attività, con l'arrivo delle piogge e del vento dal mare, i gabbiani arrivavano in pista a scaldarsi le zampette. La pista si mantiene asciutta grazie all'attrito delle gomme dei carrelli. Si parlava di 2.300 gabbiani, ma oggi il fenomeno si è molto ridotto.
Detto questo, molto utili sono anche i sistemi di modificazione degli habitat, che interviene dunque prima che il volatile si manifesti, in modo da eliminare le condizioni ambientali favorevoli alla presenza dei volatili. Ad esempio, gli aironi sono attratti da terreni umidi con vegetazione, in questo caso una manutenzione del manto erboso che lo mantenga fra i 20 e i 30 cm provoca la perdita del contatto visivo del volatile con i propri simili, spingendoli ad abbandonare quell'area.
Abbiamo parlato dei sistemi possibili per scongiurare l'impatto di volatili con gli aerei. Un rischio simile non sussiste con altre specie animali?
Può capitare di trovare in pista quadrupedi come volpi, istrici e ricci, dato che gli aeroporti si trovano spesso a contatto con la campagna o parchi naturali. Ma il sistema di reportistica è tarato per i volatili, e qualsiasi tipo di ritrovamento viene classificato come bird strike. Talvolta dando anche luogo a situazioni quasi paradossali.
Ad esempio?
Una mattina attraverso il contatto radio ho sentito dal personale della SAT che in pista avevano ritrovato un pesce, una carpa maculata. Anche questo ritrovamento è stato classificato come bird strike , anche se chiaramente quello era un pesce rigurgitato in pista da un cormorano o da un gabbiano reale.
Esistono margini per migliorare questo servizio?
Occorre una maggiore consapevolezza dell'importanza di questi interventi da parte delle società di gestione degli aeroporti, affinché siano maggiori investimenti. Una presa di coscienza che oggi inizia a esserci ma che deve essere potenziata così come il servizio: più si fa prevenzione più si riduce il rischio d'impatto.
Cosa si potrebbe fare per migliorare servizio?
Pensare turni che prevedano una persona a terra e una in posizione sopraelevata, che potrebbe essere affiancata ai controllori di volo, coadiuvati con dei sistemi di controlli remoti, delle telecamere, avendo la possibilità di comunicare con il personale a terra. Una persona in più aumenterebbe esponenzialmente l'efficacia.
Appare ovvio che il lavoro che fai ti appassiona, non ci sono controindicazioni in questo mestiere?
Una mattina, appena entrato in servizio dopo un cappuccino caldo, abbiamo raccolto una nutria sventrata dal carrello di un aereo. Che non è esattamente il modo migliore di iniziare la giornata.
Questo articolo contiene 2 commenti.
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2010/09/02 14:09:13 marco beconcini Per prima cosa vorrei ringraziare la redazione di pisanotizie.it per avere dato spazio a un argomento che in pochi conoscono,un lavoro oscuro,ma che quotidianamente permette a migliaia di persone di volare in sicurezza.
Uno dei motivi per cui commento questo articolo è perchè grazie al Dott.Sensale mio fraterno amico e compagno di avventure (universitarie e non) sono riuscito a comprendere l'importanza di questa professione.Come un pò tutti all'inizio,da ignorante in materia quale ero,non avevo bene in mente cosa diavolo potesse fare un bird control,sminuendone dunque involontariamente la sua importanza.
Devo dire che per cambiare idea è bastato molto poco,parlare con Luca, leggere la sua tesi e vedere la sua passione nell'affrontare la tematica mi hanno reso partecipe del fatto che quello che fà svolge un compito fondamentale per gli utenti areoportuali e perchè no anche dell'avifauna stessa.
Il monitoraggio della pista è solo l'anello finale della gestione del problema,in quanto vi sono molte cose a monte tra cui uno studio approfondito delle aree connesse,le fonti di cibo per questi animali e soprattutto le metodologie più idonee per rendere il territorio verde dell'areoporto meno appetibile all'ingresso dei volatili.
Non da amico,ma da cittadino sono contento che sia una persona come Luca a svolgere questo lavoro.
Complimenti e saluti
2010/09/02 13:09:24 marco beconcini .