Scarsa assistenza infermieristica, lenzuola mai cambiate e pasti lasciati in stanza per ore. È quanto lamenta un neo papà di 37 anni, Gian Luca Guidi, con una lettera indirizzata al ministro della Salute Ferruccio Fazio, al consiglio superiore della Sanità, al presidente Enrico Rossi al direttore sanitario dell'ospedale pisano Carlo Rinaldo Tomassini e a quello sanitario Cecilia Urbano, dopo l'esperienza all'ospedale pisano dove la sua compagna ha dato alla luce un bambino.
La coppia, proveniente dalla Versilia, aveva programmato un parto cesario, previsto per il 9 agosto, prenotando una camera singola in regime alberghiero. Ma le acque si rompono due giorni prima del previsto e la futura mamma viene ricoverata nel reparto di ginecologia invece che in quello di ostetricia come preventivato. Guidi racconta di "infermiere scocciate" e richieste di assistenza non soddisfatte, come il rifiuto di misurare la febbre alla compagna, ma anche di bagni sempre sporchi.
Disagi che non si sono conclusi con la dimissione dalla donna. Il 15 agosto la coppia si reca in Ospedale come concordato, per rimuovere i punti di sutura: "Siccome non eravamo in reparto - spiega Guidi - non eravamo in lista e dopo ore di attesa inutile la medicazione è stata fatta dai 2 medici che ci hanno assistito, ma mancavano dalla stanza strumenti e cerotti".
Dall'AOUP, che si è dichiarata dispiaciuta per i disagi, hanno fatto sapere di aver attivato "la direzione sanitaria e il rischio clinico", sottolineando però che "l'assistenza sanitaria erogata è stata appropriata e tempestiva rispetto ai bisogni della partoriente e del nascituro". Nella nota diffusa l'azienda sanitaria si impegna, nel caso in cui fossero accertate "carenze organizzative o comportamentali nelle prestazioni, ad adottare tutti gli interventi correttivi e migliorativi necessari affinché ciò non si ripeta".
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2010/08/31 11:08:44 Il Merovingio Notoriamente le stanze "paganti" sono servite peggio: il personale considera che comunque c'è sempre qualcuno ad assistere il ricoverato ed è portato a considerarle meno, inoltre sono di solito più lontane dalle medicherie. Una fregatura. Che, fra l'altro, non ha senso di esistere.