Anche quest'anno torna l'appuntamento con i test d'ingresso per entrare nelle Facoltà a numero programmato a livello nazionale come Medicina e Chirurgia, Medicina Veterinaria, Odontoiatria e Architettura.
Un mese di Settembre denso in cui molti neodiplomati proveranno a decidere del loro futuro sedendosi in un aula e rispondendo per due ore alle 80 domande previste dal quiz ministeriale.
Oggi circa 90 mila persone contemporaneamente in tutta Italia si contenderanno gli 8755 posti messi a disposizione dal ministero per Medicina e Chirurgia. Venerdì 3 Settembre si troveranno a rispondere alle 80 domande del quiz gli aspiranti Odontoiatri, per un totale di 789 posti in tutta Italia. Il 6 e il 7 Settembre continueranno rispettivamente i futuri veterinari e gli aspiranti architetti.
Saranno invece 28.135 i posti disponibili per gli atenei italiani per lo studio delle varie professioni sanitarie, dall'infermieristica alla fisioterapia ai tecnici radiologi. Tale offerta che viene decisa sia a livello nazionale, in base alla richiesta del mercato del lavoro, sia a livello locale, in base alle risorse didattiche e strutturali del singolo ateneo indica una sicura via occupazionale per chi supererà il test d'ingresso. Molti ancora saranno poi i test d'ingresso per quelle facoltà che riceveranno tagli di risorse e il cui numero di studenti è stato programmato a livello di ateneo.
E anche nelle Facoltà in cui non sono previsti sbarramenti, si svolgeranno test di valutazione che pur non inficiando l'iscrizione alla facoltà scelta faranno ammettere lo studente con un debito che dovrà essere saldato prima di sostenere l'esame relativo alla materia su cui grava l'insufficienza.
Sempre più complesso e pieno di ostacoli appare quindi il sistema che dovrebbe garantire l'accesso all'Università, e sempre più difficile risulta la scelta di studi del neodiplomato che dovrà destreggiarsi tra test di ingresso e debiti formativi.
Come tutti gli anni molte le polemiche sulla composizione dei quiz e sulle modalità con cui vengono stilate le graduatorie finali. A Roma critiche congiunte del Rettore della Sapienza e del sindacato studenti sulla cosiddetta "meritocrazia" che dovrebbe garantire l'accesso nelle facoltà a numero chiuso: dal momento dell'emanazione del decreto Moratti, infatti, non viene più preso in considerazione il voto della maturità. Fatto questo che non piace agli atenei e agli studenti che rischiano di dover prendere ripetizioni, a costi considerevoli, per colmare le lacune sia della propria formazione, sia di una scelta sbagliata della Scuola Superiore (sarà più facile sbagliare i conti col proprio futuro a 14 anni quando si sceglie la scuola superiore che a 19 quando si sceglie la Facoltà Universitaria), oppure di comprare i tanti libri stampati dal business della moda del quiz, senza peraltro avere nessuna garanzia sull'esito.
L'Università, così, inizia ad avere costi già prima dell'iscrizione. Una proposta ragionevole arriva a Roma dal sindacato universitario che propone una selezione nel corso del primo anno di studi della facoltà a numero chiuso.
Certo la "riforma Gelmini" non garantisce più "meritocrazia" di quanto in passato non avesse fatto il Ministro Moratti: con i tagli effettuati all'istruzione l'offerta didattica sarà più povera tra Corsi di Laurea che non apriranno le iscrizioni e le sempre più frequenti facoltà a numero chiuso. Ma anche per chi supera gli sbarramenti iniziali, le opportunità di borse di studio e di alloggio saranno ridotte all'osso.
Anche a Pisa, come in tutta Italia, oggi 2 Settembre più di 2.000 neodiplomati si troveranno all'EXPO di Ospedaletto, disposti in aule per data di nascita, privati di zaini e cellulari, a rispondere alle 80 domande che permetteranno di accedere ai 235 posti disposti dal Ministero per l'Ateneo pisano. Solo uno su 10 riuscirà ad indossare camice e fonendoscopio e a figurare nella fortunata percentuale di medici che trova un impiego o che decide di fare ricerca, indicata dal Job Placement dell'Università di Pisa, ufficio che per ogni facoltà ha indicato percentuali di impiego o disoccupazione.
Ad Odontoiatria dei 405 iscritti al test solo 10 riusciranno nell'intento e a Medicina Veterinaria riuscirà ad iscriversi solo uno su cinque.
E ad affiancare i test programmati a livello nazionale, anche a Pisa si moltiplicano i nuovi numeri chiusi imposti dalla riforma come Scienze biologiche - fino a qualche anno fa anticamera di studi per i molti che non superavano i test di ingresso alle professioni sanitarie, data la buona probabilità di convalida di esami superati a Biologia.
Un dato italiano che impressiona anche a Pisa è il forte aumento della tendenza degli studenti nel voler affrontare la professione medica. La scelta di questo percorso è sicuramente facilitata dalle varie opportunità che tale professione conferisce in termini di impiego sia pubblico che privato, ma anche per le opportunità di lavoro e ricerca non solo in Europa, ma in tutto il mondo.
Nel senso comune è una professione di prestigio ed economicamente vantaggiosa. Ad influire, forse, anche il modo in cui viene proposta dalle numerose fiction sull'argomento che negli anni si moltiplicati fino ad occupare gran parte del palinsesto: risulta evidentemente allettante l'idea di munirsi di lavagnetta e giocare al Dott. House o fare stragi di cuori con il camice da chirurgo del Dott. Stranamore.
Viene da chiedersi però, ad esempio a Pisa, da cosa siano mossi i 2.000 studenti che oggi partecipano al test d'ingresso, e quali motivazioni muoveranno i 235 che realmente entreranno. Possiamo solo sperare che esse coincidano con la reale passione per questo delicato mestiere e con la priorità di un sistema sanitario veramente al servizio della salute dei pazienti, in grado di far dimenticare all'Italia i frequenti errori, i giochi di potere e a volte le "scazzottate" che screditano tale figura.
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