03/09/10 08:56 | autore: redazione Pisanotizie Stampa

Quale futuro per l'edilizia dell'ateneo pisano 0

L'intervento del prof.Sassu, ex-prorettore all'edilizia, sui blog dei candidati a Rettore sulla gestione del patrimonio edilizio dell'Ateneo

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In attesa che la campagna elettorale per l'elezione del nuovo Rettore si apra ufficialmente con la presentazione delle candidature e dei programmi, è sui blog dei tre candidati che in questo mese di agosto è stato il cuore del confronto e del dibattito all'interno del mondo accademico. Nel frattempo la notizia della discesa in campo del prorettore Lucacchini, in piena continuità con il Rettorato Pasquali.

Numerosi gli interventi che si possono leggere in particolare sui siti del prof. Augello e della professoressa De Francesco, sui temi più differenti a cui i candidati rispondono con puntualità e ampiezza. Tra gli interventi che si possono trovare sui blog spicca quello del prof. di Ingegneria Mauro Sassu, prorettore all'edilizia nel corso del primo mandato del prof. Pasquali.

Un intervento che suscita interesse in quanto affronta un tema di cruciale importanza, quello dell'edilizia, per la vita dell'ateneo ma anche della stessa città di Pisa. Un contributo articolato che pone quesiti e indica priorità di intervento a cui non potrà non rispondere il nuovo Rettore, chiunque esso sia.

Di seguito proponiamo ai nostri lettori e lettrici l'intervento del prof. Sassu, pubblicato sui blog del prof. Augello e della professoressa De Francesco.

Carissimi, 
Vi porgo qualche riflessione, nell'intento di mettere "a fattor comune" alcune esperienze che ho maturato nei passati anni a contatto con la vita edilizia del nostro ateneo e di altre pubbliche amministrazioni.

La vita edile di un ente pubblico come il nostro è notoriamente divisa in: a) gestione del patrimonio; b) manutenzione; c) nuove costruzioni.

Il nostro ateneo ha conosciuto una forte espansione negli anni '90 e per motivi economici ben noti, una progressiva e per certi versi esponenziale contrazione fino al minimo, assai preoccupante, di investimenti attuale.

Il nostro patrimonio immobiliare è cospicuo. L'ateneo possiede edifici per complessivi circa 300.000 m2 e terreni per circa 1800 ettari. Anche fissando prudenziali valori convenzionali di € 1.500/m2 (edifici) e € 20.000/ha (terreni) si ha un'idea del nostro notevole capitale immobiliare.

Se si considera che, per mantenere in funzione un edificio, occorre investirci annualmente una somma variabile tra il 2% e il 4% del suo valore, si fa presto a dimensionare i costi di manutenzione: l'ordine di grandezza è circa € 10.000.000/anno per tacere dei costi di gestione dei terreni (pulizia, sorveglianza etc, in primis la tenuta del Centro Avanzi, ma non solo).

Alcuni edifici sono da anni (troppi) in attesa di ristrutturazione: in particolare è ancora aperta l'operazione lanciata negli anni '90 (sistemare i vecchi edifici del CNR e Fisica in via S Maria-V.dei Mille avuti in cambio del terreno su cui sorge il CNR) per risolvere il problema delle Lettere e Lingue, con il Palazzo Salesiani chiuso dal 1998 destinato alle Lettere Antiche, con i nostri "inquilini" nel vicino Palazzo Agonigi in affitto dagli anni '60. A sua volta il Palazzo Matteucci (P.za Torricelli) e Casa Pacinotti, futura sede di Lingue e Letterature Romanze, hanno lavori che procedono con lentezza esasperante; così pure la nuova biblioteca LM2 sul retro di via Paoli.

Ricordo che un'altra operazione (purtroppo per noi fallimentare) partita alla fine degli anni ‘90, il progetto "Caserme", in cui noi nell'aprile 2001 abbiamo ceduto il prezioso terreno antistante il CNR, per avere in cambio la caserma San Vito sul Lungarno e il palazzo dell'Intendenza di Finanza in p.zza Carrara (due edifici vecchi, con costose e complesse opere di ristrutturazione, tutt'oggi ancora "occupati" dai rispettivi inquilini - enti pubblici -), dovrà prima o poi trovare soluzione.

Rammento un altro oneroso acquisto degli anni ‘90, il Palazzo Mastiani in Corso Italia, con costi di ristrutturazione così alti che il nostro CdA ha fermato la procedura, ed altre operazioni complesse come il polo didattico nell'area ex Guidotti e il futuro riuso (o vendita) dell'attuale Chimica, e la non ancora risolta presenza della Biblioteca Universitaria alla Sapienza, in una condizione di densità libraria veramente terribile.

Ricordo altresì un'altra vicenda emblematica, che dà l'idea delle "sabbie mobili amministrative" in cui si può affondare in mancanza della risolutezza necessaria a risolvere i problemi: il cantiere del polo didattico di Economia-Agraria; progetto lanciato alla fine degli anni '90, rivisto e concluso a metà anni 2000, cantiere consegnato nel 2007 e poi arenatosi in un dissidio con l'impresa esecutrice ancora non risolto, anche per nostre rigidità e farraginosità amministrative; vi lascio immaginare i costi indiretti che derivano dalla mancata disponibilità degli spazi in tempo utile: la mancanza di aule impedisce di liberare spazi nelle strutture esistenti per attività di ricerca, per laboratori, per studi docenti o dottorandi che in cascata genera inefficienze etc.

Non ci sono solo le cattive notizie: l'ateneo dispone di terreni di elevato valore e, in particolare, quello lungo la FI-PI-LI (lato destro) nel tratto che penetra verso la Darsena Toscana, nel comune di Collesalvetti: nel 2004 riuscimmo ad ottenere, durante la discussione del nuovo PRG, a farlo trasformare da agricolo a produttivo, con un incremento di decine di volte il suo valore: è una risorsa preziosa (se non ricordo male sono circa 50 ha), riscuote l'attenzione di operatori portuali e la sua alienazione nei modi dovuti potrebbe portare linfa vitale alle nostre casse. Ci sono i 25 poderi di S Piero a Grado, alcuni dei quali alienabili, altri forse valorizzabili. Ci sono le grandi aree "preparco" sulla via Pisana-Livornese. E poi l'ateneo è sostanzialmente proprietario dei propri immobili, molti dei quali ricevuti in proprietà dal Demanio nel 2003-4 e, di questi tempi, non è cosa da poco.

A mio parere il nostro ateneo, sotto l'aspetto edilizio, ha bisogno di tre cose: a) buona amministrazione patrimoniale; b) decentramento delle manutenzioni; c) snellezza e rapidità nelle procedure degli interventi edili.

Il volume d'immobili e terreni non può che richiedere un efficiente "ufficio patrimonio" per la sua gestione; fortunatamente il nostro ateneo se ne è dotato (è stata una mia battaglia personale averlo ottenuto, togliendo la competenza dall'ufficio edilizia che altrimenti "se la cantava e se la suonava"), ma deve essere potenziato, non tanto numericamente, quanto in qualità con una dirigenza molto vicina al Rettore che, a mio parere, dovrebbe seguirlo con un'attenzione particolare. L'ufficio ha comunque schedato minuziosamente il nostro patrimonio e monitorato alcune attività istituzionali: nel 2005 e 2006 feci fare un monitoraggio dell'uso delle aule scoprendo alcune inefficienze o contraddizioni su cui i presidi hanno potuto agire; analoghi controlli furono fatti sui condizionatori che sono fonte di grande consumo energetico; molto si può fare, anche con sistemi GIS, per tenere sotto controllo aspetti del funzionamento dei nostri edifici. Ma sono importanti le gestioni degli affitti, in entrata e in uscita, i consumi di energia, le guardianie ecc.

L'esperienza di una gestione centralizzata delle manutenzioni è stata negativa: costi, inefficienze, lentezze che tutti noi sappiamo bene. Nel 2006 avevo fatto predisporre le "carature millesimali" dell'ateneo, dividendolo in comparti (approssimativamente le undici facoltà più tre per le strutture centrali), cosicché il CdA si limitasse a distribuire annualmente le risorse ad ogni comparto e questi, nella loro autonomia, decidessero ed operassero dotandosi di un geometra o altro tecnico loro assegnato. Il taglio finanziario e il conseguente quasi azzeramento dei fondi manutentivi ha lasciato sulla carta tutto ciò. C'è anche da dire che le strutture decentrate dovrebbero, nel momento in cui l'ateneo ha assegnato loro gli spazi, contribuire economicamente al loro mantenimento e ciò, se applicato, può fungere da freno nel reclamare spazi anche in assenza di reali o pressanti esigenze. È pur vero che esistono discipline "ricche" e altre "povere" ma ugualmente preziose per il loro ruolo culturale e quindi si possono immaginare forme di riequilibrio economico, ma in ogni caso una regola "costi-benefici" per l'uso degli spazi dovrebbe essere individuata.

La normativa sui lavori pubblici ha raggiunto livelli di farraginosità inauditi. Ma preso atto di ciò, occorre essere assolutamente determinati ad impedire che la macchina amministrativa paralizzi la volontà politica di operare. L'ateneo dispone di figure tecniche qualificate, ma talvolta (perdonate la battuta) "più realiste del Re": occorre dare con energia le priorità politiche e seguire che queste non si "insabbino". Dal confronto con altre amministrazioni pubbliche, sto notando che la nostra è tra quelle in cui più lentamente un progetto si trasforma in edificio finito e recentemente il tasso di conflittualità con le imprese si è innalzato, forse conviene valutare revisioni organizzative e/o diversa distribuzione delle risorse umane.

Ho ripetutamente constatato che l'ufficio edilizia è una sorta di trincea in prima linea, con notevoli carichi di lavoro, mentre in talune strutture decentrate vedo staff amministrativi assai meno stressati e che, da un dipartimento all'altro, svolgono le stesse mansioni: probabilmente con l'accorpamento di alcune funzioni amministrative rendendole interdipartimentali, si potrebbero liberare preziose risorse umane, utili a supporto contabile, amministrativo o legale per l'ufficio edilizia, oltre che per uffici logistica o manutenzione di comparto.

Non è infatti irrealistico immaginare che i comparti siano dotati di staff amministrativi e tecnici in grado di supportare gruppi di dipartimenti di una stessa area, per manutenzione spazi, gestione aule, pulizie e custodia, assieme ad attività amministrative di routine (missioni, acquisto libri, cancelleria, computer, piccole attrezzature etc.).

Mi rendo conto di aver scritto troppo, e aver detto meno di quanto mi ero proposto. Mi scuso e chiudo augurandovi buon lavoro e una leale competizione, per il bene del nostro amato Ateneo.

Mauro Sassu

 

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