Il rischio reale è che alcune ricorrenze possano essere banalizzate. Come nel caso del giorno della liberazione della propria città, troppo spesso assimilato come un qualcosa di consolidato che non è necessario rinverdire di anno in anno. Il 2 settembre 1943 Pisa, e buona parte del suo territorio, viene finalmente liberata dal nazifascismo grazie alla vittoria sul campo delle truppe angloamericane e dei partigiani, che sconfissero i tedeschi dopo violente ed estenuanti battaglie combattute lungo il corso del fiume Arno. Basti pensare, a dimostrazione di quanto dura fu la lotta per Pisa, che la vicina Livorno era stata liberata il 19 luglio, un mese e mezzo avanti.
Da lì la ricostruzione ed il porre le basi di un presente nel quale ancora oggi viviamo. Ne abbiamo parlato con Giorgio Vecchiani, presidente dell'Anpi di Pisa, cogliendo l'occasione per fare un punto della situazione sulle condizioni in cui verte l'associazione dei partigiani.
Si è registrata ultimamente un'adesione significativa di giovani all'Anpi. Come spiega questo fenomeno?
C'è prima di tutto un fatto che riguarda l'organizzazione stessa dell'Anpi, con l'apertura ufficiale alle giovani leve a partire dal 2007 - '08. Innovazione che ha fatto salire il numero degli iscritti da 400 a 924 nella provincia di Pisa. Questa crescita che senza timore potremmo definire "storica", ci ha permesso di aprire una serie di sezioni in provincia. Mentre Volterra e Cascina erano già operative, si stanno consolidando Bientina, Calcinaia, Vicopisano e sono in programma Santa Croce, Castelfranco e anche Pomarance.
Sono state individuate finalità precise rispetto a questa inattesa, piccola rivoluzione?
La volontà è quella di far ereditare il lavoro dell'Anpi ai giovani, a quelli che ci sono vicini nello spirito, nelle idee, nelle azioni. Per ragioni anagrafiche i partigiani sono sempre meno, ma sono molti i ragazzi che ci seguono, che partecipano attivamente alla vita delle sezioni. E' a loro che penso quando cerco di intravedere una dirigenza futura per l'associazione dei partigiani.
Il rapporto con le giovani generazioni si consolida dunque come proficuo dall'una e dall'altra parte.
Vado continuamente nelle scuole, parlo con i ragazzi. Provo sempre sorpresa nello scoprire che quasi tutti non sanno che il 13 ottobre 1943 il legittimo governo italiano di allora, rappresentato dalla monarchia, dichiarò guerra alla Germania. Quell'avvenimento segnò irreversibilmente la distanza tra chi parteggiò per la salvezza della patria e chi invece, di fatto, si schierò a fianco del nemico. Un passaggio questo sul quale si continua a fare troppa confusione. Se nel congresso di Parigi del 1947 ci fu riconosciuto lo status di cobelligeranti è anche, e soprattutto, per questa ragione.
A suo avviso, al di là dei principi fondamentali, esistono elementi di continuità anche nella pratica quotidiana tra i giovani dell'Anpi e i fondatori?
Ho un ricordo ben preciso dell'ingresso massiccio dei giovani tra le fila dell'Anpi. Questo fatto coincide con il nostro rinnovato impegno nella difesa della carta costituzionale a partire dal 2006. Fu l'Anpi l'organizzatore del Comitato in favore della Costituzione. Segno che il problema è sentito in vasta misura anche da quelli che, quando sono nati, hanno già trovato la Costituzione come legge fondamentale dello Stato.
Oggi ricorre la liberazione di Pisa da parte delle truppe alleate.
La liberazione di Pisa, ma anche la disperazione per i molti lutti vissuti dalla città, segnò l'inizio di una nuova vita, la ricostruzione del quotidiano perduto. In troppi dimenticano la ricorrenza del 2 settembre. Essa va ricordata non solo perché segna il giorno del ritorno alla democrazia, ma anche perché segnò il ritorno della pace in città. Ricordo che venne nominato sindaco dal Cln Italo Bargagna, che cominciò la ricostruzione. Figura molto amata, che fu riconfermata, poi, dalle elezioni amministrative del '47.
Per ritornare al rapporto con le giovani generazioni, l'ingresso numeroso ed entusiasta di nuovi aderenti contradidce una certa immagine "disimpegnata" dei ragazzi che oggi raggiungono la maggiore età.
Non è vero. I giovani sono interessati, vogliono conoscere le storie, gli aneddoti che riguardano la città e i personaggi che vi hanno operato in quegli anni. A Pisa non si sono registrati particolari episodi di vendetta. L'unico notevole si verificò proprio nel giorno della Liberazione, quando un gruppo condusse uno scontro a fuoco presso i carabinieri di Porta Nuova, perché lì si trovava il maresciallo che aveva fatto arrestare il Palandri che fu poi fucilato all'Abetone. Ma in generale, in tutti prevalse la voglia di ricostruire.
Insomma, l'orizzonte è meno cupo di quello si crede. Esiste, ed è palpabile, una volontà di resistenza a un quotidiano non sempre rassicurante in termini politici e sociali.
Sì, la stessa voglia che appartiene ai giovani oggi, uniti dal senso dello Stato, della solidarietà. Con i partigiani essi ritrovano l'entusiasmo che la politica aveva tolto loro. Noi dobbiamo dare ai giovani prospettive e future: la Liberazione diventi il giorno in cui si sollevano i problemi che riguardano i diritti fondamentali. L'uguaglianza e il lavoro sono capitoli ineliminabili della nostra Costituzione.
Oggi, giovedì 2 settembre 2010, la città della Torre pendente celebrerà questa storica giornata del 1944 rendendo omaggio alle tante vittime della guerra e ai caduti della lotta di liberazione. Le celebrazioni prenderanno il via alle 9 con la deposizione di alcune corone d'alloro in diversi camposanti cittadini e proseguiranno con lo svolgimento di funzioni religiose in memoria dei caduti e con la deposizione di altre corone d'alloro sulla Lapide ai caduti della città. Alle ore 11, inoltre, nella Sala delle Baleari di Palazzo Gambacorti, sede del Comune, si svolgerà la commemorazione ufficiale della liberazione di Pisa. Nel pomeriggio, alle 18, la Filarmonica terrà infine un concerto sotto le Logge dei Banchi.
Sarà la consigliera Maria Luisa Chincarini, residente a Pisa, a rappresentare l'Assemblea regionale della Toscana.
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