Solleva preoccupazioni ma anche molte aspettative, nel Comprensorio del Cuoio, l'imponente idea dal nome buffo di "tubone".
Si tratta di un progetto di depurazione delle acque nato con un accordo di programma nel 2004 per la riorganizzazione della depurazione nel Comprensorio del cuoio, nella Valdera, nella Valdinievole e nella Valdelsa.
Il piano prevede di convogliare presso tre impianti di Santa Croce sull'Arno, San Miniato (San Romano) e Ponte a Buggiano circa 22 milioni di metri cubi d'acqua proveniente dagli scarichi civili delle aree suddette, che andranno ad aggiungersi agli oltre 6 milioni di metri cubi già trattati dagli impianti di Santa Croce e San Miniato.
Il tutto da realizzarsi entro la data limite del 2015, dato che in origine, l'idea di potenziare i depuratori del Comprensorio era nata all'interno di un accordo di programma per rientrare nei limiti di legge fissati sull'inquinamento dell'acqua, e ottimizzare l'area della Valdinievole, ricca di impianti malfunzionanti.
Un progetto che ha subito numerose variazioni anche in virtù della presenza, lungo il tragitto previsto, del Padule di Fucecchio, area di grande pregio e rilievo naturalistico, paesaggistico, ambientale e storico.
Si è deciso, quindi, di ridurre il piano ad un unico tubo (dei due di partenza) per le acque della Valdera e Valdelsa, e installare un depuratore nel comune di Ponte a Buggiano, dove convogliare le acque della zona ovest della Valdinievole, facendole refluire, una volta depurate e qualificate, direttamente nel Padule. Una soluzione che consentirebbe di evitare le secche estive al Padule e rifornirlo di acqua adeguata, dicono i sostenitori del progetto tra cui lo stesso Comune, mentre altri temono che l'idea sia inadeguata al Padule, malposta e presenti numerose criticità irrisolte.
Per il Comprensorio del Cuoio il "tubone" è appunto rimasto, ma con il tempo è variata in parte anche la sua ragion d'essere. Se in un primo tempo si trattava infatti di potenziare i depuratori e dismettere i tanti piccoli impianti sparsi nelle aree interessate, spesso vecchi o inadatti, innanzitutto con l'intento di riorganizzare il sistema per renderlo più efficiente, l'avvento della crisi nel settore conciario ha cambiato il quadro.
I costi di depurazione delle acque sono diventati insostenibili per un settore fortemente in perdita come quello delle pelli. L'intera area del Comprensorio è seriamente a rischio dal 2007, e non si prevedono miglioramenti significativi a stretto giro. Il potenziamento dei due grandi depuratori di San Romano e Santa Croce sull'Arno è diventata quindi un'occasione fondamentale per aumentare la produzione e diminuire i costi.
"Dovrà servire ad abbassare le tariffe per le aziende del territorio" e "creerà occupazione", dicono infatti i sostenitori; d'altro canto, per sostenere la realizzazione di un simile progetto, che si prevede abbia un costo complessivo di oltre 130 milioni di euro, occorre un'utenza certa, parecchia acqua e un tessuto industriale in grado di sostenerne la fattibilità in un settore specifico, cosa che al momento il Comprensorio non è in grado di garantire a lungo termine.
Saranno due importanti depuratori, quello della Cuiodepur a San Romano e quello di Acquarno a Santa Croce, dove convoglieranno rispettivamente gli scarichi civili della Valdera e della Valdelsa - per 7,1 e 5,9 milioni di mc/anno - i soggetti protagonisti delle acque di provenienza "tubone".
A realizzare l'intera opera sarà la Valdacque Spa, composta dalle associazioni di categoria del settore conciario. Il primo lotto, per 54 milioni di euro - 40 di provenienza pubblica e 14 di provenienza privata - prevede l'adeguamento delle strutture e la realizzazione dell'opera, che dovrebbe entrare in funzione nel 2013.
L'esito di questa vicenda è ancora da definire: anche se i lavori sono già iniziati, sono numerose le voci contrarie al progetto. A luglio è stata presentata un'interpellanza nel consiglio comunale di San Miniato dal gruppo dei Comunisti Uniti, che oltre al piano di ammortamento e al controllo dei sistemi gestionali, poneva come "prioritario richiedere un Piano di Valutazione Ambientale Strategico".
Legambiente, Italia nostra e Wwf hanno ribadito più volte la loro contrarietà per l'impatto ambientale, e i dubbi su di un'opera che rischia di aggiungersi alle molte "inutili e faraoniche".
Oltre alle considerazioni ambientali, politiche ed economiche, nei giorni scorsi ha preso forma in maniera più consistente anche la preoccupazione per le ricadute di questo progetto sulla salute dei cittadini.
L'assessore alle politiche ambientali del Comune di Montopoli in val d'Arno, Giuseppe Novino, ha nuovamente sollevato il problema dell'accumulazione a livello atmosferico, fra le emissioni di impianti di "termovalorizzazione" e di depurazione delle acque, in un contesto già carico e sempre ai limiti, che ha presentato negli anni passati un'incidenza significativa di casi di leucemie.
L'assessore ha chiesto pertanto all'Asl e all'Arpat dati e controlli sulle autocertificazioni dell'aria; la risposta del primo settembre, ha rilevato effettivamente alcuni punti critici. Nella nota congiunta emessa da Asl e Arpat si legge che "valutando i casi per sesso emerge che per le donne la mortalità nella Asl 11 nel periodo 2004-2008 è superiore a quella della Regione: 80 decessi tra le donne contro 56 attesi (scostamento di 24 casi significativo statisticamente), cioè circa 5 casi in media in più ogni anno". Nella nota viene messo a fuoco il contesto della ricerca, le patologie analizzate e i punti significativi del rapporto, sottolineando il fatto che ad oggi "le cause della leucemia sono poco conosciute", e incitando tutti a "lavorare per ridurre i possibili fattori di rischio, applicando sempre più il cosiddetto 'Principio di Precauzione'".
Ma la risposta non è passata inosservata e la questione verrà affrontata anche in sede regionale, secondo quanto dichiarato ieri (2 settembre) dal vicepresidente della Commissione regionale IV Sanità, Stefano Mugnai.
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