02/09/10 13:42 | autore: redazione Pisanotizie foto Stampa

Giornata di tensione a Coltano. Al via le assegnazioni delle case nel villaggio militarizzato 0

Dopo la protesta di ieri, a sorpresa il Comune ha iniziato questa mattina le assegnazioni delle case alle famiglie che abitano al campo rom di Coltano. Il villaggio è presidiato da un ingente schieramento di forze dell'ordine. La rabbia degli esclusi.

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Un'assegnazione di case, senza alcun preavviso ai diretti interessati, e un ingentissimo spiegamento di forze dell'ordine fra polizia municipale, carabinieri e poliziotti per realizzarlo. E' questo quello che sta avvenendo da questa mattina al campo rom di Coltano.

Dopo la protesta avvenuta ieri da parte delle famiglie del campo, il blitz a sorpresa del Comune che all'improvviso sembra aver risolto in poche ore tutte le difficoltà che in questi mesi vi sono state per assegnare i 17 appartamenti, trasformando la consegna di quest'ultimi - frutto di un lungo percorso e che in teoria doveva collocarsi al termine di un lavoro di integrazione e di confronto - in un momento di tensione, in una guerra tra poveri, i cui strascichi dureranno a lungo nel tempo.

Le famiglie del campo questa mattina hanno assistito prima alla militarizzazione del villaggio con blindati e forze dell'ordine a controllare tutto il perimetro, e poi dalle 9 a una una vengono chiamate per l'assegnazione. Ma non tutti avranno una casa, tra gli esclusi le famiglie al cui interno vi sono alcuni membri sotto giudizio per una rissa avvenuta nel gennaio tra un gruppo di Rom kosovari e un altro di Rom macedoni. Un episodio per cui le famiglie erano state escluso dal programma Città Sottili.

E' forte la tensione e la rabbia degli esclusi: si vedono bambini che possono varcare il cancello del cortile delle case e bambini che rimangono fuori dal cancello e che non lo potranno superare. Le operazioni di assegnazione proseguiranno per tutta la giornata e man mano che le famiglie si trasferiranno negli appartamenti verranno demolite le baracche in cui fino a oggi hanno abitato all'interno del campo.

Ieri, nel tardo pomeriggio, i responsabili della Società della Salute presenti al campo da noi interpellati avevano detto che sarebbero ancore trascorse alcune settimane perché ancora dovevano essere completati i lavori della commissione per individuare le famiglie aventi diritto. Evidentemente vi è stata una accelerazione in seguito alla protesta di ieri, e a dimostrazione di ciò vi è il fatto che nessuna delle famiglie è stata informata che si sarebbe proceduto nella giornata di oggi a una assegnazione manu militari.

"Al di là dei criteri di assegnazione - afferma Padre Agostino Rota Martir che guarda con sgomento le case presidiate dalle forze dell'ordine - dalla protesta di ieri proveniva una richiesta di dialogo e la risposta è stata la prepotenza del potere che non ammette il confronto né l'incontro. I rom devono accettare le decisioni insindacabili prese su di loro".

"C'è anche chi può aver sbagliato - prosegue il prete che da anni vive nel campo - ma ciò non giusitifica ciò a cui stiamo assistendo oggi. Il comune ha il dovere di parlare con tutti, di ascoltare. Assistere a una famiglia alla volta che entra con il contagocce nelle case, sotto il controllo delle forze dell'ordine, è l'immagine stessa del fallimento della politica che si è seguita. Un progetto che necessita di essere difeso dalla polizia vuol dire che crea esclusione. Su questo occorrerebbe interrogarsi".

Le famiglie escluse si sentono prese in giro: "Fare questa cosa in questo modo - ci dice un signore - è un grave errore. Avrebbero potuto chiamare in comune le famiglie a cui davano un alloggio, anziché seguire una modalità che serve solo a metterci gli uni contro gli altri. E questo non è giusto".

La situazione dentro e fuori il villaggio di appartamenti è caotica. Le famiglie escluse alle 13 hanno un incontro con l'assessore Maria Paola Ciccone. "Perché ci incontrano dopo - ci dice una donna - e non prima? Noi che fine faremo, perché la giustizia non deve essere uguale per tutti?"

E su questo punto ritorna padre Agostino: "La nostra Costituzione prevede che non si è colpevoli fino a quando non si è condannati. E poi non si possono fare ricadere eventuali responsabilità di un singolo su un intero nucleo familiare. Se un italiano che abita in una casa popolare viene condannato per un reato, la sua famiglia non viene cacciata dalla casa popolare. E poi l'eventuale colpevolezza deve essere il giudice a provarla e non il sindaco".

Occorrerà seguire, quindi, cosa succederà nelle prossime ore.

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"Fatti sentire, non farti strozzare. No all'usura" - di Chiara Martina

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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