03/09/10 15:38 | autore: redazione Pisanotizie Stampa

No al Ddl Gelmini: a Scienze Politiche rinvio di lezioni e esami 0

Il Consiglio di Facoltà ha approvato venerdì mattina il rinvio di una settimana degli esami di settembre, e posticipato al 27 l'inizio delle lezioni. Un documento condiviso da tutte le componenti della Facoltà, con l'intento di ampliare "la mobilitazione a tutto l'ateneo". Per il 21 è prevista intanto un'assemblea pubblica

8025ff4759d4e92a985daac6ec37b5dd Assemblea contro il Ddl Gelmini del 2008

Dall'Università di Pisa arriva un forte segnale di mobilitazione contro il Ddl Gelmini, ed è in particolare dalla Facoltà di Scienze Politiche che giunge un'importante forma di protesta contro il sistema universitario voluto dal governo.

Il Consiglio di Facoltà di Scienze Politiche, riunitosi venerdì mattina (3 settembre), ha infatti approvato tutte le proposte espresse dai ricercatori, precari e strutturati, studenti e docenti di Scienze Politiche che, dopo essersi riuniti in un apposito Gruppo di Lavoro, hanno chiesto al CdF di varare il rinvio degli esami previsti tra il 6 e il 17 settembre, e quello delle lezioni, che slitteranno di una settimana, ossia dal 20 al 27.

Si tratta di un evento molto significativo: è raro che tutte le componenti della Facoltà e il voto del Consiglio vadano nella stessa direzione; ad aggiungersi a questo dato, c'è l'auspicio, da parte del CdF, ad allargare "il percorso di mobilitazione a tutto l'ateneo". 

La contestazione al ddl Gelmini coinvolgerà dunque per due settimane tutte le componenti della Facoltà di Scienze Politiche, dai ricercatori precari (che fanno parte delle commissioni d'esame e in alcuni casi fanno lezione), ai ricercatori strutturati, ai docenti, agli studenti.

Per il prossimo 21 settembre inoltre, è prevista un'assemblea pubblica diretta a illustrare le pesanti conseguenze per l'Università pubblica, e in particolare per l'ateneo di Pisa, prospettate dalla conversione in legge del provvedimento.

Anche questa occasione avrà un impatto rilevante anche sugli stessi studenti, che al 21 settembre non troveranno l'inizio delle lezioni, ma un'assemblea pubblica per metterli a conoscenza dei cambiamenti radicali cui sta andando incontro il sistema universitario.

Nella mozione si legge che il Consiglio di Facoltà "esprime viva preoccupazione per l'approvazione del DdL 1905S da parte del Senato della Repubblica e rinnova i propri timori per i concomitanti interventi di natura finanziaria varati dal Governo, che penalizzano oltremodo l'Università pubblica, un patrimonio di indiscutibile importanza per lo sviluppo economico, civile e culturale del Paese".

Il CdF, ribadendo le valutazioni contenute nella Mozione approvata lo scorso 28 Giugno, evidenzia la gravità degli orientamenti emersi dal dibattito svoltosi in Senato: "Una governance ispirata ad un progetto di impronta vetero-aziendalistica che porterà ad una eccessiva concentrazione di potere nei ruoli di vertice, penalizzando il SA a favore di un CDA aperto alla presenza di membri esterni."

E ancora: "L'incertezza sulla condizione e sul ruolo dei ricercatori a tempo indeterminato, derivante dalla loro messa ad esaurimento; l'intollerabile espansione delle figure e delle forme contrattuali precarie, nell'ambito della didattica e della ricerca. In particolare, desta gravi perplessità la definizione di contratti di lavoro subordinato a tempo determinato per i ricercatori, che, così formulati, rendono fortemente aleatoria l'eventuale immissione in ruolo".

"La strutturale carenza di risorse programmate - prosegue il documento - da destinarsi al reclutamento tramite il meccanismo di tenure-track rischia di precludere l'accesso al sistema universitario dei ricercatori a tempo determinato, e di impedire la progressione in carriera dei ricercatori a tempo indeterminato, quand'anche entrambi in possesso dell'abilitazione nazionale al ruolo di professore associato".

Il testo sottoline inoltre "la minaccia alla sopravvivenza di strutture scientifiche e didattiche dalla forte vocazione interdisciplinare, come quelle afferenti alle Facoltà di Scienze Politiche, per le quali non è stato previsto alcun regime di deroga" e il passaggio, nell'ambito del Diritto allo Studio, "da un modello di servizio pubblico legato alle condizioni economiche ed al merito degli studenti, ad un sistema di prestiti che costringerà inevitabilmente i meno abbienti ad indebitarsi con gli istituti bancari prima ancora di entrare nel mondo del lavoro".

Il Consiglio di Facoltà ha pertanto indetto "una serie di iniziative di mobilitazione – che coinvolgeranno studenti, precari, ricercatori e docenti – dirette a sensibilizzare la comunità universitaria e l'opinione pubblica cittadina in merito alle pesanti conseguenze prospettate dalla conversione in legge di tale provvedimento".

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