Era stato inaugurato nel luglio del 2009 il giardino della Biblioteca di Storia e Filosofia e non erano mancate le polemiche sia durante i lavori di realizzazione sia il giorno della stessa dell'inaugurazione con la protesta sull'uso delle risorse pubbliche, (visto l'investimento di oltre 400 mila euro) da parte di studenti e ricercatori precari. Ma critiche erano state mosse anche sul tipo di opera che era stata realizzata. A distanza di più di un anno il giardino versa in uno stato di abbandono. A denunciarlo è il prof. Gianfranco Fioravanti, docente del Dipartimento di Filosofia, del quale pubblichiamo di seguito una lettera.
Non è molto che è stato inaugurato il giardino della biblioteca di Storia e Filosofia. Nato da una felice scelta urbanistica, essa stessa frutto della collaborazione tra Ateneo e Comune (come sembrano lontani quei tempi!), anche se non poteva inizialmente gareggiare con i cortili alberati della Statale e della Cattolica di Milano o con i prati e le fontane dell'Università di Salerno, poteva e doveva essere un piccolo fiore all'occhiello del nostro non entusiasmante patrimonio edilizio.
Provate a passarci ora. Troverete una sterpaglia assolata, verde solo perché questa estate è stata generosa di pioggia: l'impianto di irrigazione, infatti, si è subito guastato e non è stato mai riparato nonostante le ripetute richieste del personale della biblioteca.
Si potrebbe pensare che si tratta di un tema marginale, ma non è così. Per il nostro Ateneo, come per qualsiasi altra comunità, dal condominio allo Stato, il livello della manutenzione misura il livello di civiltà.
In più esso implica altri problemi con cui chi sarà eletto Rettore dovrà certamente misurarsi: una più oculata gestione delle risorse e del patrimonio, una riorganizzazione degli uffici e dei servizi contro la disarticolazione cui sono andati ultimamente incontro e soprattutto la restaurazione di un sentimento di appartenenza.
Gianfranco Fioravanti, Dipartimento di Filosofia dell'Università di Pisa
Di seguito pubblichiamo la risposta, inviata alla nostra redazione, alle sollecitazioni avanzate dal Prof. Fioravanti da parte di uno dei candidati alle elezioni per il rinnovo del Rettore, il prof. Massimo Augello, preside della Facoltà di Economia.
Caro Fioravanti,
concordo pienamente con le considerazioni che sviluppi nella lettera, partendo dalla constatazione del degrado di molti nostri ambienti di lavoro; un problema questo che non attiene solamente alla necessità di una oculata gestione delle risorse e del patrimonio, ma coinvolge appunto le questioni ben più rilevanti che tu individui.
Il cambiamento nei metodi di gestione della cosa pubblica rappresenta un atto dovuto nei confronti di tutte le persone che lavorano con impegno e dedizione nel nostro Ateneo. E' nostro compito stimolare il senso di appartenenza all'istituzione e l'orgoglio di farne parte, ripristinando condizioni di eticità e metodi che privilegino il merito e il rispetto per le persone, e creando un "ambiente" di lavoro che ponga tutti nelle condizioni di svolgere al meglio la propria attività.
Da candidato rettore ho posto come questioni prioritarie l'adozione di un codice etico, la redazione del bilancio sociale - con l'obiettivo di pervenire in tempi rapidi anche all'impiego del bilancio ambientale -, una profonda modifica della governance che punti anzitutto sui valori della collegialità, della trasparenza, dell'assunzione della responsabilità. Con riferimento al "degrado" dell'ambiente di lavoro, che anch'io lamento, ho proposto un'avanzata e capillare "politica dei servizi", che può contribuire a rendere più funzionale ed efficiente il nostro Ateneo: in sostanza, un maggiore decoro dell'ambiente di lavoro e una sua maggiore "pulizia" anche nei comportamenti da assumere.
Non si tratta, caro Gianfranco, di affermazioni elettoralistiche che tutti (o quasi tutti) sarebbero disposti a sottoscrivere e che non costa nulla inserire nei programmi, ma delle convinzioni profonde di chi da più di trent'anni si occupa della gestione e del governo di dipartimenti e di facoltà, sia direttamente come direttore o preside, sia attraverso una lunga partecipazione agli organi collegiali (consiglio di amministrazione e senato accademico).
Consentimi, dunque, di fare riferimento proprio a talune iniziative realizzate nella mia attuale esperienza di preside, che illustrano come ho concretizzato quella "politica dei servizi" che costituisce uno dei punti del mio programma. Per limitarmi alle attività che più direttamente attengono al decoro e alla cura degli ambienti di lavoro e di studio, abbiamo avviato un progetto sperimentale, in collaborazione con il Comune di Pisa e Geofor, di raccolta differenziata dei rifiuti; sono stati recuperati e creati spazi a verde (dove prima c'era un vero e proprio cimitero di biciclette e motorini); è stata realizzata la campagna promozionale "Vivi Economia" per stimolare comportamenti rispettosi dell'ambiente, e a tal fine è stato varato un apposito codice di comportamento e un regolamento disciplinare.
Tra le altre iniziative che hanno contribuito a rafforzare il senso di appartenenza alla comunità universitaria - che tu opportunamente richiami - posso segnalare l'attivazione di una radio web di Facoltà (Radio Eco On-line), che si è dimostrato anche un efficace strumento per favorire la socializzazione fra gli studenti e la creazione di una common-room per il personale tecnico-amministrativo.
Sono convinto che questa debba essere la strada da percorrere anche nella gestione dell'Ateneo, da associare - quanto agli interventi di conservazione e di manutenzione del patrimonio - a un maggiore decentramento, in modo da snellire le lungaggini tecniche e burocratiche e da attribuire alle strutture margini più elevati di autonomia decisionale.
Massimo Augello
Questo articolo contiene 3 commenti.
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2010/09/05 14:09:11 Marco Guidi Scusate, ho scritto Floriani, volevo dire Fioravanti
2010/09/05 14:09:46 Marco Guidi Sono d'accordo con le prroccupazioni di Floriani. La manutenzione è lo specchio della civiltà e della dignità di una istituziona pubblica. Alla Facoltà di Economia, dove lavoro e che è stata costruita alla stessa epoca del primo restauro dei locali di Piazza Torricelli il degrado delle facciate e dei marciapiedi, piazzali e gradoni è evidente. Solo gli sforzi del Preside Augello hanno consentito di migliorare l'ambiente con piante (permanenti), spazi verdi, fioriere e aree attrezzate per biciclette, motorini, studio ecc. Alla manutenzione aggiungerei la pulizia. Sui piazzali in cotto (materiale bellissimo, ma poco indicato per le orde di cavallette che ogni giorno lo calpestano) giacciono da anni chewing-gum spiaccicati. Dicono che non si possono levare. Ho deciso che un giorno verrò con il raschietto e mi farò fotografare mentre li levo. Poi faccio un sacchettino e lo porto in Rettorato.
Però una cosa, forse impolitica, la devo dire a proposito del giardino di Storia e filosofia, di frequento la biblioteca: non è solo trascurato; è brutto anche nella concezione. Stradine e ponticelli in cemento armato e quel bunker di ferro arrugginito sono proprio orribili nel contesto antico di quel cortile urbano. Il verde è ridotto al minimo, mentre tutti i giardini di pisa sono pieni di alberi e piante. A quanto so, la scelta di arredarlo così è piovuta dall'alto e con il parere contrario della maggiornaza dei diretti interessati. Mi domando come possa averlo autorizzato la Sopraintendenza! I criteri con cui sono stati assegnati i lavori sono come al solito oscuri e sospetti: rastrellare un giardino e seminare erba costa sicuramente meno di fare colate di cemento armato e acciaio temprato!
2010/09/04 09:09:14 Il Merovingio E' normale: questa e' Pisa, conta l'apparenza, non la realta'. Qui si inaugurano opere non ancora pronte, si parla di cose come se fossero completate quando non lo sono, e addirittura ormai è prassi che in occasione delle inaugurazioni si AFFITTINO DELLE PIANTE (giuro, visto coi miei occhi) per far sembrare che ci sia piu' verde, salvo poi toglierle il giorno dopo.
Il noleggio di piante potrebbe essere l'idea per il rilancio economico del territorio di Pisa. Ma anche il ritorno alla vanga.