06/09/10 08:18 | autore: redazione Pisanotizie Stampa

Si accende la campagna elettorale per il rinnovo del Rettore 0

Oggi alle 15:30 e domani alle 15 due incontri, entrambi al Polo Carmignani, dei quattro aspiranti candidati promossi dal personale tecnico-amministrativo e dai ricercatori. La lettera aperta di Mauro Stampacchia sul prepensionamento forzoso. Il 13 la presentazione ufficiale delle candidature

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Entra sempre più nel vivo la campagna elettorale per la scelta del nuovo Rettore dell'Università in attesa del 13 settembre, giorno in cui verranno presentate ufficialmente le candidature e i programmi. Sono ormai quattro, i docenti che concorreranno per guidare Palazzo alla giornata: la professoressa Nicoletta De Francesco, il prof. Massimo Augello, il prof. Paolo Miccoli, e il prof. Antonio Lucacchini, ultimo in ordine di tempo ad aver espresso pubblicamente la sua intenzione di candidarsi.

E quelle di oggi e di domani saranno due giornate intense per i candidati a Rettore, impegnati in due confronti pubblici su questioni che negli ultimi mesi sono stati al centro dell'attenzione del mondo accademico dell'Università di Pisa: le condizioni di lavoro e il piano di assunzioni e stabilizzazioni del personale tecnico-amministrativo, e il futuro dei ricercatori nel nostro ateneo, sia alla luce dei prepensionamenti che l'università di Pisa ha approvato negli scorsi mesi, ma anche in relazione ai provvedimenti che il governo sta varando riguardo a questa figura.

Infatti si svolgerà oggi alle ore 15,30 nell'aula magna del Polo Carmignani un incontro tra i quattro aspiranti alla carica di Rettore ed il personale tecnico amministrativo dell'ateneo, promosso dai rappresentanti del personale in Consiglio ed in Senato. Mentre domani alle ore 15 sempre al Polo Carmignani, in Piazza dei Cavalieri, avrà luogo un secondo momento di dibattito dal titolo: "L'ateneo di Pisa e le politiche per l'Università italiana", promosso dai ricercatori che hanno avviato una protesta astenendosi dai compiti didattici non obbligatori per legge.

E dal mondo dei ricercatori viene anche nuova sollecitazione nei confronti dei candidati in merito alla annosa questione del prepensionamento forzoso, su cui si chiede ai quattro professori di esprimersi. Pubblichiamo di seguito la lettera aperta di Mauro Stampacchia, ricercatore di Scienze Politiche, ai candidati Rettore incentrata proprio su questo tema.

Gentili Professori,
nel nostro Ateneo si è verificato quest'anno un fatto senza precedenti, almeno nell'Italia democratica: alcune decine di docenti ricercatori sono stati oggetto di un prepensionamento forzoso, un vero e proprio licenziamento che per loro significherà, il 31 ottobre, allontanamento da didattica e ricerca.

Colpiti da questo provvedimento, crediamo sia utile sollevare la questione, non tanto per spirito di difesa del particolare, ma per quello che riguarda la posizione di tutti i ricercatori in questo Ateneo, degradati a componente subalterna e priva di pari dignità docente, e più in generale il futuro della nostra Università, che dalla perdita del contributo scientifico e didattico dei licenziati trova una deminutio della propria autonomia e del proprio potenziale. Riteniamo inoltre che, anche alla luce di fatti più recenti, sia possibile una diversa e migliore soluzione della questione, senza pregiudicare in alcun modo l'obiettivo, che anche noi condividiamo, cioè quello di bandire i concorsi per ricercatore a tempo indeterminato, e onorare l'impegno alla rapida stabilizzazione del personale tecnico amministrativo.

Quando nell'aprile scorso il Senato Accademico, dopo due delibere che puntavano sopratutto sui prepensionamenti volontari di tutte le tre fasce docenti, votò anche, nella terza, il prepensionamento forzoso dei soli ricercatori, lo fece nella convinzione che quest'ultimo fosse necessario per poter ottenere che l'Università rimanesse al di sotto del 90% nel 2010, condizione necessaria per poter assumere nel 2011.

Il Rettore uscente (e con lui il Direttore Amministrativo e collaboratori del Rettore) ha insistito, anche in prese di posizione pubbliche fuori degli organi, che per poter assumere i giovani era necessario sbarazzarsi dei vecchi (ma solo se ricercatori). Questa disinvolta maniera di contrapporre tra di loro le varie generazioni, contro una consolidata tradizione universitaria che vuole l'Università luogo di trasmissione di sapere da generazione a generazione, sarebbe stata già di per sè materia di forte critica.

Ma anche una attenta analisi delle affermazioni del Rettore uscente avrebbe già allora potuto portare ad una loro critica sulla base dei fatti: il realizzato licenziamento, per il 2010, liberava non più di due mensilità per ogni licenziato, una cifra del tutto ininfluente, circa 350mila euro, sul 90% del 2010. Mancavano però i dati economici esatti, e il Senato di allora ritenne di cautelarsi, condizionando però, non ci sono dubbi su questo, i licenziamenti alle future assunzioni. Il Rettore uscente ha peggiorato poi le modalità di licenziamento con i suoi propri Decreti Rettorali, anzi per meglio dire, con un unico Decreto Rettorale in fotocopia per ciascuno dei licenziati, con il quale si fondava il licenziamento con una asserita superfluità del licenziato rispetto al suo settore disciplinare, senza che quest'ultima trovasse un qualche riscontro istruttorio in informazioni dal Dipartimento, Corso di Laurea e Facoltà, che nemmeno vengono avvertiti del provvedimento.

Nell'ultimo Consiglio di Amministrazione prima della pausa estiva quell'organo, cui il Senato Accademico aveva richiesto di attivare le assunzioni valutando le compatibilità su scala anche pluriennale delle medesime, decide di non decidere, interpreta cioè il mandato del Senato nel senso di ravvisare incompatibilità tra assunzioni e piano pluriennale.

Appare così incontestabile che le vere ed originali intenzioni di chi ha propugnato ed imposto i licenziamenti dei ricercatori non fossero le assunzioni, ma solo il fare cassa, il risanare un bilancio così come gestito da almeno due mandati dall'attuale Rettore. Del resto nulla viene detto che cosa si è fatto degli 8 milioni di finanziamento regionale, evidentemente necessari a ricostruire, più che il bilancio, la credibilità del bilancio medesimo.

E' altrettanto evidente che si impongono, alla luce della decisione del Consiglio di Amministrazione, nuove determinazioni del Senato Accademico sull'intera materia (come pure, se la correttezza amministrativa non è una opinione, e la dignità dei docenti un optional, la riformulazione del Decreto Rettorale).

Infine, è altrettanto noto che dall'aprile ad oggi il numero dei prepensionamenti volontari "spontanei", cioè non contemplati dal piano di incentivazione del Senato sono aumentati in modo significativo, tale da scongiurare ogni rischio per il nostro Ateneo di superare, a fine 2010, il fatidico 90% e tale da ulteriormente alleggerire il bilancio negli anni a venire. Si impone quindi la riapertura della questione dei licenziamenti.

Occorre sin da ora che quei colleghi che vanno a maturare i 40 anni contributivi nel 2011, ultimo anno di vigenza del normativa che contente il prepensionamento, siano liberati dal pericolo incombente, come occorre che, in caso di proroga della legge medesima, tutti gli altri che venissero a maturare i 40 anni venissero per il futuro liberati dal pericolo eventuale. (Non si può peraltro nascondere che l'Università sia comunque tenuta a non far due pesi e due misure, a seconda di particolarità di tipo casuale come il millesimo di appartenenza, e questo depone a favore di una generale riapertura della questione dei licenziamenti).

Occorre valutare con la massima attenzione la situazione di quelle 12 colleghe che sotto la pressione della minaccia del licenziamento hanno scelto di rassegnare le proprie dimissioni, senza peraltro avere, almeno nella maggioranza dei casi, il promesso contratto, e questo nella direzione di sanare al meglio possibile la loro situazione. E' necessario che si chiarisca al più presto, e comunque che costituisca un impegno del futuro Rettore, la questione dei contratti sostitutivi da proporre a tutti i licenziati e che le delibere del Senato prevedevano, e che fino ad adesso sono stati posti in attesa, quasi che si intendesse negarli a coloro i quali avessero fatto ricorso alla magistratura contro i licenziamenti, come era stato ventilato in qualche modo a ridosso dei licenziamenti.

Occorre che questi contratti, come è possibile in via di legge, siano sottratti ad ogni alea di rinnovo, scavalcando quindi sicuramente di due anni la data del pensionamento fisiologico (per i ricercatori a 65 anni), garantiscano la piena agibilità nelle strutture universitarie ai fine della didattica e della ricerca, e, in quanto rivolti a ricercatori, tengano conto di quella specificità e quindi in particolar modo della attività di ricerca, almeno con accesso al rating di Ateneo, ed anche a fondi appositi che ogni Università, nella sua autonomia, può destinare. La presente lettera, e le domande con le quali si conclude, viene presentata volutamente prima che si esprimano vari gradi di magistratura, perchè ci appare importante che le determinazioni del futuro Rettore si esprimano anch'esse secondo una linea che contempli la piena conformità alla legge ma anche le migliori opportunità sotto il profilo delle politiche universitarie.

Ritengono i candidati Rettori che la questione dei licenziamenti dei ricercatori possa essere riesaminata alla luce della nuova situazione in Ateneo, e i licenziamenti revocati? E se si, in quale direzione e con quali salvaguardie delle future assunzioni? Intende il candidato Rettore garantire a tutti i ricercatori licenziati un contratto sostitutivo con le garanzie indicate nella lettera aperta? Oppure, se si, con quali? Ritiene il candidato Rettore di garantire di non utilizzare più in futuro in Ateneo la normativa che consente il prepensionamento dei dipendenti pubblici con più di 40 anni contributivi? Ritiene il candidato Rettore che il Decreto rettorale di licenziamento così come formulato sia stato lesivo sia delle autonomie di Facoltà Dipartimenti e Corsi di Laurea che del profilo professionale e scientifico del singolo studioso?

Quali delle considerazioni svolte nella "lettera aperta" sono condivise dai candidati?

Mauro Stampacchia

 

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