06/09/10 09:00 | autore: Cinzia Colosimo Stampa

Muore in carcere: da accertare le cause 1

Atadi Moez, 33 anni, è morto nella notte tra venerdì e sabato mentre veniva condotto dal carcere all'ospedale Santa Chiara, probabilmente per una crisi respiratoria. Parla l'avvocato Andrea Callaioli, difensore del ragazzo e Garante dei Diritti dei detenuti, che sulla vicenda intende fare chiarezza: "Era dentro per mancanza di permesso di soggiorno"

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Si attende il responso dell'autospia richiesta dal pm Antonio Giaconi, sul giovane corpo di Atadi Moez, 33enne proveniente dalla Tunisia, deceduto nella notte fra venerdì e sabato al Santa Chiara dov'era stato trasportato dal carcere Don Bosco. Moez infatti aveva accusato un malore e dalla clinica del penitenziario era stato subito condotto all'ospedale, ma non è stato possibile salvarlo.

Moez era detenuto per non aver ottemperato ad un decreto di espulsione emesso per la mancanza del permesso di soggiorno; un "prodotto" della Bossi-Fini, l'uomo che non aveva familiari in Italia, era in carcere in attesa dell'udienza in appello per sperare in una nuova assoluzione.
Da tempo soffriva di gravi crisi respiratorie dovute all'asma, stando a quanto sostenuto in passato dallo stesso dirigente sanitario, il prof. Francesco Ceraudo, e dal suo avvocato difensore, nonché Garante dei diritti dei detenuti di Pisa, l'avvocato Andrea Callaioli, che sulla vicenda ha già dichiarato di voler fare chiarezza.

Esclusa al momento l'ipotesi che abbia assunto in maniera incontrollata mix di farmaci: "Non è un'ipotesi che in questo momento trova più fondamento di altre - dichiara l'avvocato Callaioli. Tra l'altro quando ha accusato il malore non era al centro clinico. Rientra nel novero delle astratte possibilità, e per questo è stata chiesta l'autopsia, ma al momento vi è la stessa probabilità che sia morto perché l'abbia colpito un fulmine".

Nemmeno un abuso di sostanze stupefacenti potrebbe spiegare la sua morte, "perché a quanto ne sappiamo non ne faceva uso e le prime analisi lo confermano".  "Dal carcere mi hanno detto che si è sentito male durante la notte, è stato portato all'ospedale e da lì a poco è morto" spiega Callaioli.

"Era un mio assistito - prosegue  l'avvocato - già da prima che venisse nuovamente incarcerato ed eravamo a conoscenza delle sue condizioni di salute". "Era in carcere per non aver ottemperato a un ordine di espulsione - spiega ancora il legale difensore, che denuncia sin da subito il fatto che si fosse a conoscenza dei motivi per cui Moez non era tornato in Tunisia.

"Nel processo di fronte al giudice Cipolletta è stata depositata documentazione sanitaria - afferma Callaioli - nella quale emergeva che già in precedenza lui aveva avuto delle gravi crisi respiratorie dovute all'asma, ribadite dallo stesso dirigente sanitario del carcere, il prof. Ceraudo, che ne aveva sottolineato la gravità, e avevamo chiesto che fosse assolto per giustificato motivo. Il mio assistito non era potuto tornare in Tunisia perché non aveva i soldi ed era certo che là non avrebbe ricevuto cure mediche. Il giudice lo ha comunque condannato e tenuto in carcere per custodia cautelare. Nel frattempo abbiamo presentato una serie di istanze affinché venisse scarcerato, ma sono sempre state respinte".

"Abbiamo anche impugnato l'espulsione di fronte al giudice di pace - continua l'avvocato - il quale in attesa dell'udienza aveva sospeso l'esecutività dell'espulsione. Noi avevamo fatto presente la cosa al giudice Cipolletta, ma lui aveva nuovamente respinto la richiesta di scarcerazione".

Il giovane tunisino era già stato precedentemente condannato a Pisa, per una mancata ottemperanza all'ordine del Questore, ma era stato assolto in appello a Firenze. Il 16 giugno scorso però è arrivata una nuova condanna da Pisa, per circa 6 mesi di detenzione, contro la quale Moez e il suo legale hanno nuovamente fatto ricorso: "Volevamo evitare che si ripetessero mesi di carcere inutile, visto che già in appello era stato assolto una prima volta, e che durante il precedente arresto aveva avuto delle crisi respiratorie. Lui aveva solo un problema di irregolarità amministrativa, ed era quindi in attesa che fosse stabilita la data dell'udienza in appello, già fissata a Firenze. Non voleva tornare in Tunisia per paura di morire, e invece è morto qui, in carcere".
 
Sulle cause della morte, secondo Callaioli "molto probabilmente sono da ricercarsi in una crisi respiratoria", ma non si sbilancia perché "comunque in attesa dei risultati dell'autopsia. Vedremo poi come proseguire".

Questo articolo contiene 1 commenti.

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2010/09/08 10:09:14 Manuel Fanciullacci Un tempo si moriva nei lager perchè ebrei, adesso si muore nelle carceri perchè clandestini...
Ciao Atadi, scusaci se puoi!

"Fatti sentire, non farti strozzare. No all'usura" - di Chiara Martina

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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