Una decisione senza precedenti che dimostra la drammaticità della situazione in cui versa oggi l'Università Pubblica italiana, è quella presa nel pomeriggio di giovedì (16 settembre, ndr.) dal Consiglio della Facoltà di Ingegneria. All'ordine del giorno della seduta vi era in discussione il problema della difficoltà di approvazione della Programmazione Didattica, per l'anno accademico 2010-2011.
E su iniziativa dello stesso Preside della Facoltà, Pierangelo Terreni, è stata approvata all'unanimità una delibera in cui si dice: "Verificata l'indisponibilità del corpo docente a svolgere compiti didattici superiori a quanto previsto dalle norme vigenti, constata l'impossibilità di approvare la programmazione didattica, per la conseguente mancanza di risorse, decide di rinviarne sine die l'approvazione".
Si è arrivati a questa clamorosa scelta dopo una presa d'atto della situazione che si è venuta a determinare: "La protesta dei Ricercatori ha messo in evidenza come da anni l'attività didattica della Facoltà si basi sulla dedizione e l'abnegazione di tutto il personale docente, profuse oltre il proprio dovere istituzionale"; e sottolinea come i recenti provvedimenti governativi siano "immotivatamente punitivi nei confronti dell'intera docenza universitaria".
Il Consiglio di Facoltà ha espresso anche la condivisione del documento approvato nell'ultima seduta dal Senato Accademico in merito al Ddl Gelmini e ai tagli previsti dal Governo.
Viene quindi da Ingegneria un segnale inequivocabile, un allarme lanciato non solo al mondo accademico ma a tutta la società sul futuro dell'Università Italiana. E se la settimana scorsa su iniziativa dei ricercatori era mancato il numero legale per l'approvazione della programmazione didattica - un'iniziativa sostenuta anche da parte del corpo docente e dagli studenti - ieri è avvenuto qualcosa di ancora più profondo con una delibera di Consiglio sostenuta da tutti i presenti.
Siamo di fronte, quindi, a un fatto storico con tutte le componenti del corpo accademico - studenti, tecnici, amministrativi, ricercatori, professori associati e ordinari - che hanno all'unanimità preso questa decisione.
"Se si applicherà questa finanziaria - dice Franco Failli, Ricercatore del Dipartimento di Ingegneria Meccanica - i tagli al turn-over dei docenti impediranno di rimpiazzare i moltissimi pensionandi dei prossimi anni con nuove leve. Inoltre, l'introduzione nella riforma Gelmini di una nuova figura di Ricercatore a tempo determinato non risolve il problema di affidare un ruolo docente ai Ricercatori attuali, ruolo riconosciuto in tutto il mondo (negli USA i Ricercatori sono chiamati semplicemente Assistant Professors). I Ricercatori, sulla cui opera si fonda invece molta della didattica in tutte le Università, hanno pertanto deciso per quest'anno di attenersi strettamente ai loro doveri di legge".
"Il taglio alle retribuzioni contenute in Finanziaria - prosegue Paolo Di Marco, Professore Associato del Dip. di Energetica - non solo è molto consistente, raggiungendo per un docente a metà della sua carriera un valore cumulativo superiore a 100.000 euro nette senza considerare gli effetti su pensione e TFR. Esso è soprattutto un segno di mancanza di considerazione e rispetto per il nostro lavoro come categoria, addirittura penalizzata molto più di altre - quali Magistratura, Forze Armate e di Polizia - inizialmente soggette agli stessi tagli ma poi stralciate. Perché continuare a supplire volontariamente e gratuitamente alla mancanza di organico lavorando - per puro spirito di sacrificio e responsabilità verso gli studenti - il doppio o anche il triplo del dovuto, se questo impegno è irriso?"
"Queste proposte legislative - aggiunge Antonio Bicchi, Professore Ordinario e Presidente della Società Italiana di Automatica - colpiscono e possono distruggere lo spirito di collaborazione su cui si è basata la qualità, e talvolta la sopravvivenza stessa del sistema universitario italiano. Le proposte sono in sintonia con una immagine di inefficienza diffusa dai mass-media e dalla pubblicistica di alcuni autori, spesso universitari essi stessi".
Sulla questione intervengono anche i rappresentanti degli studenti di Ingegneria in Movimento - Sinistra per...: "Noi rappresentanti degli studenti di Ingegneria in Movimento - Sinistra Per... abbiamo condiviso appieno la mobilitazione del corpo docente e ribadiamo ancora una volta il nostro impegno per il futuro dell'università pubblica in Italia e per garantire un vero diritto allo studio a tutti gli studenti, anche a coloro che si iscriveranno all'università nei prossimi anni". "Saremo parte attiva delle proteste contro il disegno di legge Gelmini - continua Ingegneria in Movimento - che sarà discusso alla Camera nelle prossime settimane, un disegno di legge che rafforzerebbe il meccanismo dei prestiti d'onore, a scapito delle borse di studio elargite dallo stato a fondo perduto secondo criteri di merito e di reddito, con il risultato di avere studenti che si devono indebitare con le banche per pagarsi gli studi".
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