23/10/10 07:51 | autore: danilo soscia Stampa

"L'uomo, animale privo di volontà". L'intervista a Gianni Tetti 0

Un esordio folgorante per il giovane scittore sassarese pubblicato dalla Neo Edizioni, presente tra gli espositori del Pisa Book Festival 2010. "I cani là fuori" ha riscosso le attenzioni di grandissimi come Marcello Fois e si avvia a diventare un caso: "I miei personaggi non "vogliono" più una cosa o l'altra. Il loro è un modo di desiderare indifferenziato"

Ad8bddd21be62f5ae5d9ac4f48221123

Come raccontare la fame di un'umanità che non riesce a far tacere la propria parte selvaggia, animale? Vite sospese in un mondo in cui gli uomini appaiono come lupi, predatori e prede, cacciatori e cacciati, sono le anime perse raccontate da Gianni Tetti che ha segnato con il suo "I cani là fuori" un esordio che certo non mancherà di avere un seguito nelle patrie lettere.

Tra le attese novità di questa ottava edizione del Pisa Book Festival, La Neo Edizioni, coraggiosa e originalissima casa editrice di Castel di Sangro, la stessa che dal fenomeno Tetti ha saputo trarre un piccolo "caso" letterario. In occasione della sua presenza a Pisa, abbiamo incontrato l'autore di "I cani là fuori".

I tuoi racconti sono ambientati in un mondo dove l'abisso etico più temuto sembrerebbe quello di sbagliare la marca dei prodotti da acquistare. Tuttavia, gli undici racconti che compongono "I cani là fuori" sono legati dall'emersione di un'animalità repressa che segna le esistenze dei protagonisti. Come si legano queste due istanze in apparenza divergenti?

Il legame tra questi due modi di essere si risolve nella contraddizione che essi rappresentano. Un'umanità che ha abdicato alla propria facoltà di scegliere, che ha eletto lo status quo effimero (le marche, appunto) come lo strumento più utile per saziare la sfera dei propri desideri. All'interno del libro gli oggetti, i cibi, tutto ciò che è portatore di etichetta, è la materializzazione di un rimosso, di qualcosa che è stato negato e che ora i personaggi si illudono finalmente di possedere. Ecco perché "sbagliare" l'acquisto di un prodotto in questo senso significa non-essere, e sbagliando si lascia libero spazio alla riemersione dell'elemento bestiale, animalesco.

Una lettura superficiale farebbe dire che esiste una profonda affinità tra la tua scrittura e quella di Aldo Nove. Un'epopea nera che nel feticismo delle merci sembrerebbe trovare la sua più autentica forma di ispirazione.

Puoi non credermi, ma non ho letto una riga di Aldo Nove. La mia conoscenza dell'autore si limita a qualche anno fa, quando era in giuria per un concorso al quale ho partecipato. Credo che in questa assonanza che tu dici ci sia, prima ancora di un fattore letterario, il senso di un'appartenenza generazionale. Il violento livellamento del linguaggio, la predominanza della superficie e dell'effimero come oggetto del pensiero razionale è un fatto che riguarda da vicino il nostro tempo e quindi la nostra educazione. Ti faccio un esempio: nell'accoppiata "pasta e pepsi" - citata in un racconto di "I cani là fuori" - non c'è soltanto quello che tu chiami "feticismo delle merci", ma anche il sintomo di una mutazione, la stessa che è intervenuta nella maniera che hanno i miei personaggi di percepire il mondo.

La bestialità rappresentata ne "I cani là fuori" non sarà l'ennesima maschera necessaria a giustificare la propria insufficienza, la propria abulia?

E perché non un modo di essere, finalmente? Un modo di interpretare la propria esistenza liberi dall'oppressione della scelta? Mi spiego: i miei personaggi hanno per lo più tutti smarrito la loro capacità di discernere il bene dal male, rappresentano al massimo grado la visione per la quale le categorie di "buono" e "cattivo" hanno perso valore. Di conseguenza, essi non "vogliono" più una cosa o l'altra. Il loro è un modo di desiderare indifferenziato. Appropriarsi di un'identità belluina consente loro di saltare un passaggio, di legittimare in senso positivo - e con effetti a volte addirittura comici - una terribile assenza di volontà.

La letteratura è ancora la testimonianza più autentica del rapporto che l'uomo intesse con il mondo?

Sì, lo è. E spinto proprio dalla volontà di raccontare quella parte di mondo che si è arroccata nella sua stessa distanza, che ha eletto la pancia come sede delle funzioni analitiche e razionali, ho definito i protagonisti de "I cani là fuori". Li ho proprio immaginati così, protetti dalla loro lontananza, mentre riempiono le loro case di armi per difendersi dalle intrusioni esterne. Ho voluto dar loro una voce, chioccia, sottile, oppure un abbaiare cupo, come quello di certi cani.

Oltre a essere presente al Pisa Book Festival con la Neo Edizioni, sabato 23 ottobre Gianni Tetti inaugurarerà l'avvio degli incontri dell'Accademia Nazionale dell'Ussero di Arti, Lettere e Scienze di Pisa proprio con la presentazione del libro "I cani là fuori", letture: Simonetta Alessandro; musiche live: The Crew; con proiezione video de Il Geko. L'appuntamento è alle 16.00 presso il Caffè Bazeel, Lungarno Pacinotti, 1 - Pisa.

 

Bombe a Brindisi. Don Ciotti: "Attacco alla società civile" - di

La Vignetta - Luca Ricciarelli

6083daeee7f000ff9e92a831be23c1fc
Blocco_lettori