27/10/10 08:16 | autore: redazione Pisanotizie Stampa

Campo Rom Coltano, cinque arresti per tratta e violenza sessuale 2

Il blitz ieri su disposizione del Tribunale di Firenze. Gli arrestati, due donne e tre uomini, sono accusati di aver condotto in Italia contro la sua volontà una minorenne di 15 anni e di averla ridotta in schiavitù. Le indagini sono partite in agosto su segnalazione dei familiari della vittima. Padre Agostino Rota Martir: "Ho forti dubbi sui capi d'accusa, occorrerebbe cautela"

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Sono state arrestate ieri dalla Squadra Mobile della Questura di Pisa, su disposizione del GIP del Tribunale di Firenze, nell'ambito dell'operazione "Ersilia", coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, cinque persone, due donne e tre uomini, tutte rom, che vivono al campo di Coltano alcuni dei quali inseriti nel programma "Città Sottili". Pesantissime le accuse nei loro confronti: tratta di persone, riduzione in schiavitù e violenza sessuale nei confronti di un ragazza di 15 anni.

La storia

La storia ricostruita dalle forze dell'ordine è una di quelle dell'orrore e inizia a essere nota alle forse dell'ordine nell'agosto di quest'anno, quando dal Kossovo, il paese da cui proviene la quindicenne, i genitori contattano telefonicamente la Questura di Pisa, grazie a un interprete visto che non parlano l'italiano, e chiedono aiuto per rintracciare la figlia, che si trova segregata in un campo della zona pisana, sottoposta a ripetute violenze.

Sulla base di questa denuncia e di ulteriori indagini, gli inquirenti ricostruiscono la vicenda. La famiglia della ragazza vive in condizioni economiche di forte disagio e la quindicenne viene prescelta come sposa per il primogenito dai parenti di un ragazzo anche lui quindicenne, gli stessi che diventeranno poi i suoi sequestratori. La famiglia kosovara viene convinta a dare in sposa la giovane con la promessa di un futuro migliore in Italia, ma i genitori acconsentono a patto che la cosa accada quando la ragazza diventerà maggiorenne. Ma questo non viene accettato, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, "dal clan che vive a Coltano" e a maggio del 2010, con un raggiro, gli stessi convincono i genitori a lasciare andare la ragazza con loro, per acquistare il vestito del futuro matrimonio. Riescono così a strapparla da casa e a portarla in Italia.

"Attraverso la Serbia e la Bosnia - scrive la Questura di Pisa - fino alle nostre frontiere. La ragazza viene seminarcotizzata, camuffate e le viene dato un passaporto con false generalità".

Arrivati nelle vicinanze di Pisa, la ragazza viene vestita con l'abito nuziale e fatta entrare nel campo di Coltano dove si celebra il matrimonio. " Da qui - raccontano le forze dell'ordine - inizia il vero e proprio calvario della giovane. Sin dalla prima notte è sottoposta a violenze fisiche, sessuali e psicologiche, privata della possibilità di muoversi e di contattare i genitori, picchiata, umiliata, ridotta alla stregua di una schiava dalla famiglia degli arrestati".

Ma la ragazza, riferiscono gli inquirenti, riesce a contattare telefonicamente tramite un cellulare la famiglia e a raccontare lo stato in cui è costretta a vivere. Da qui poi la telefonata alla Questura di Pisa, che, dopo alcune verifiche, e l'identificazione della quindicenne entra nel campo e porta via la ragazza, che viene condotta in una casa protetta fuori dalla Regione. Dopo aver avuto le rassicurazioni che non avrebbe mai più visto i suoi sequestratori, la giovane ha raccontato la sua storia, sulla base della quale, e in seguito ad ulteriori accertamenti, nella mattinata di ieri sono state arrestare cinque persone: la nonna, il padre, la madre dello sposo, e due suoi zii. Il ragazzo è stato, invece, denunciato al Tribunale dei Minori di Firenze.

Il Questore Micillo, nel corso della conferenza stampa tenuta ieri, ha sottolineato come si sia trattato di una operazione molto complessa "visto il fatto che né la famiglia della ragazza, né la ragazza stessa parlano l'italiano, e la chiusura della realtà con cui ci si è rapportati. La quindicenne ora si trova al sicuro ed è in contatto con la famiglia. Nel corso delle perquisizioni delle abitazioni degli arrestati sono stati ritrovati grandi quantità d'oro, verosimilmente frutto di furti, per i quali verrà organizzata un'esposizione per cercare di restituirli ai legittimi proprietari".

Sulla gravità delle accuse e dei reati commessi si è soffermato il capo della Squadra Mobile, Giuseppe Testaì: "Il coinvolgimento della Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze dice tutto su una vicenda scabrosa".

I dubbi di padre Agostino

Ad avanzare dubbi su quanto avvenuto è Padre Agostino Rota Martir, il prete che da anni vive al campo di Coltano: "Conosco bene quella ragazzina e l'ho sempre vista serena qui al campo".

"In queste vicende - prosegue padre Agostino bisogna essere sempre molto cauti e occorrerebbe valutare bene le versioni dei fatti, comprese quelle degli arrestati. Ma spesso, quando ci sono di mezzo i rom, questo non succede. Anzi, si parla subito di riduzione in schiavitù. Lei è sempre stata serena qui al campo e non mi risulta che fosse 'prigioniera', poteva muoversi liberamente e per le nozze abbiamo fatto anche una grande festa".

Il prete nega che la ragazzina "abbia mai subito violenze fisiche" come affermano gli investigatori e ipotizza che "possa in qualche modo essere stata indotta a rendere determinate testimonianze proprio dagli inquirenti. Bisogna capire la cultura rom prima di arrivare a conclusioni affrettate".

Il commento del sindaco

Sugli arresti ha espresso il proprio plauso nei confronti della Questura di Pisa il sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, evidenziando come "i servizi della Società della Salute hanno collaborato a fare luce prima e a dare poi protezione alla minore, che , se le accuse saranno confermate, è stata oggetto di gravissime e inaccettabili violenze".

"Si confermerebbe - prosegue il sindaco - così la pericolosità di soggetti già coinvolti nelle violenze del gennaio 2008, nello scontro armato tra macedoni e kosovari. La Società della Salute applicherà, come ha già fatto in altri casi, proprio a seguito dei fatti del 2008, procedimenti immediati di esclusione da ogni intervento, casa inclusa, per altri soggetti che fossero coinvolti in inchieste giudiziarie per reati".

"Questa vicenda - conclude Filippeschi - deve far riflettere tutti sull'impegno difficile che Forze dell'Ordine e Polizia Municipale sostengono su questo fronte con capacità operativa e sensibilità. Questo impegno prezioso è essenziale per affrontare le  criticità della città, con il massimo rigore per il rispetto delle regole. Ripeto: non ci può essere integrazione per chi la rifiuta contrapponendosi alle regole fondamentali di convivenza di una comunità e alle leggi che devono valere per tutti. E non ci può essere giustificazione alcuna per tipi di reato che il nostro sentire comune, prima ancora che le nostra leggi, rifiuta".

Questo articolo contiene 2 commenti.

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2010/10/27 10:10:51 luigi giannetti eh purtroppo ciò avviene, sia fra rom sia fra italiani, sia fra rom e italiani, cinesi...minori i casi in altre etnie (ma bisognerebbe vedere nei loro paesi).

2010/10/27 10:10:29 Il Merovingio "Si confermerebbe - prosegue il sindaco - così la pericolosità di soggetti già coinvolti nelle violenze del gennaio 2008, nello scontro armato tra macedoni e kosovari."
No vabbè in via Fratti ci dev'essere qualcosa di nocivo nell'aria.
Cosa ci combina questa storia con quella del 2008? *NON* sono gli stessi "soggetti".
A meno che per "stessi soggetti" si intendano semplicemente "i rom di coltano" nel loro complesso e si voglia addossare le colpe collettivamente a un gruppo, dimenticandosi che le responsabilità sono individuali.
Come se a me, in quanto pisano, mi si addossassero le colpe di Filippeschi.

Insomma, Filippeschi pronuncia delle parole ESPLICITAMENTE RAZZISTE, nonche' consapevolmente false. Stavolta non si spreca neanche a fare la solita premessa un po' ipocrita "non bisogna generalizzare!"

Dopo di che ci mette il carico: dice che verrà escluso dagli interventi chi verrà "coinvolto in inchieste giudiziarie per reati", dimenticandosi che in Italia vige la presunzione di innocenza, e di quanto fu criticato per aver fatto così con alcuni "soggetti" presuntamente coinvolti nell'episodio del 2008 e che però poi uscirono dall'indagine, ma intanto erano stati esclusi dal programma, insieme alle loro famiglie che non c'entravano nulla! Bell'esempio di garantismo. Chiunque può finire in una inchiesta giudiziaria, che serve a stabilire SE ci sono reati, non a stabilire i colpevoli di un reato: per quello ci sono i processi. Nei quali uno può anche essere assolto! Ma Filippeschi ha già fatto tutto da sé: inchiesta, processo e sentenza. Come Judge Dredd, "la legge sono io"!

Poi finisce in bellezza con "non ci può essere giustificazione alcuna per tipi di reato che il nostro sentire comune, prima ancora che le nostra leggi, rifiuta".
Oh. Io pensavo che i reati venissero definiti come tali dalle leggi, non dal "sentire comune" (che poi vorrei sapere cosa abbiamo di comune nel sentire io e lui, per esempio).
Il "sentire comune" si usava qualche annetto fa prima che quel fesso di Hammurabi perdesse tempo a scrivere delle leggi. Oggi persiste come base per definire i reati presso alcune tribù animiste dell'Amazzonia e della Mongolia, e nelle zone dell'Afghanistan controllate dai Talebani.
Quindi più che "Filippeschi: la legge sono io" siamo a "Filippeschi: il sentire comune sono io"!

In che mani siamo!!!

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