23/11/10 07:28 | autore: redazione Pisanotizie Stampa

HIV: in Toscana 350 nuovi casi ogni anno 0

Sono circa 1.500 i pazienti con AIDS conclamato e circa 5.000 i soggetti sieropositivi noti, con un incremento percentuale di 5-7% l'anno. Un dato quasi raddoppiato. A Pisa, presso l'ambulatorio della Clinica di Malattie Infettive dell'Ospedale di Cisanello, vengono oggi seguiti oltre 850 soggetti sieropositivi, con 58 nuovi pazienti da Gennaio a Settembre 2010

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Presentati nella giornata di ieri (lunedì 22 novembre), in occasione dell'inizio della quinta edizione del Corso Avanzato di Terapia Antibiotica, organizzato dalla UO di Malattie Infettive di Pisa, sono stati pubblicati i dati relativi all'infezione da HIV in Toscana e nell'area pisana.

In Toscana sono 300-350 nuovi caso all'anno. Sale l'età media del primo riscontro dell'infezione che oggi avviene intorno ai 40 anni. La modalità più frequente è il rapporto eterosessuale non protetto abituale o occasionale.

Il Prof. Francesco Menichetti e il Dott. Riccardo Iapoce della U.O. di Malattie Infettive di Pisa, fornendo i dati aggiornati relativi alla diffusione dell'infezione da HIV, hanno dunque riportato alla ribalta una questione sanitaria certamente ancora non risolta, e quasi del tutto dimenticata.

Dall'inizio dell'epidemia a tutto il 2009 i casi di AIDS segnalati in Italia sono stati 61.537 e ben 39.253 pazienti (pari al 64%) sono deceduti. Attualmente sono note 22.284 persone affette da AIDS viventi e all'incirca 140.000 soggetti con infezione da HIV, per un totale di oltre 160.000 soggetti con infezione da HIV/AIDS.

L' infezione da HIV continua a diffondersi anche in Toscana, dove ad oggi si contano circa 1500 pazienti con AIDS conclamato e circa 5000 soggetti sieropositivi noti, e ogni anno si documentano 300-350 nuove infezioni (un incremento percentuale del 5-7% all'anno). Vale la pena di sottolineare che, in accordo a una prevalenza stimata di infezione da HIV in Italia pari a 2,6 x 1000 abitanti, il dato toscano noto dei 5000 sieropositivi potrebbe considerarsi quasi raddoppiato. Questo avviene per la presenza di casi di infezione "occulta" ovvero non nota, ma che essendo presenti vanno essenzialmente ad ampliare il bacino di infezione.

A Pisa, presso l'ambulatorio della Clinica di Malattie Infettive dell'Ospedale di Cisanello, vengono oggi seguiti oltre 850 soggetti sieropositivi, con 58 nuovi pazienti presi in carico da Gennaio a Settembre 2010.

Negli ultimi 30 anni la modalità con cui l'infezione viene contratta e l'età a cui avviene il primo riscontro di infezione si è sicuramente modificato. Mentre all'inizio l'infezione da HIV era essenzialmente appannaggio dei tossicodipendenti, a seguire degli omosessuali e infine degli eterosessuali, negli anni 90 l'infezione risultava già in calo tra i tossicodipendenti e aumentava tra omosessuali e eterosessuali.

Oggi l'infezione si verifica soprattutto tra gli eterosessuali (50%). L'età media alla diagnosi di infezione da HIV si è progressivamente spostata in avanti dall'inizio della epidemia negli anni '80 in cui avveniva ad una età media di circa 26 anni. Negli anni Novanta la diagnosi veniva effettuata intorno ai 35 anni e oggi l'età media in cui viene diagnosticata l'infezione è di 40 anni, a volte, quindi, già in fase avanzata di malattia o in vero e proprio stato di AIDS.

L'epidemiologia attuale dell'infezione e le tendenze che questa ha assunto negli anni dall'inizio dell'epidemia ad oggi descrivono un fenomeno che per la nostra regione risulta in aumento nella popolazione, e con una età media di diagnosi che si è spostata ai 40 anni.

Questo appare sicuramente in relazione con la pesante assenza di campagne adeguate di sensibilizzazione e prevenzione che invitino, soprattutto i giovani, all'esecuzione del test per l'HIV non certo al fine di una qualsiasi stigmatizzazione, ma al fine di un precoce intervento terapeutico che nel caso dell'infezione da virus dell'immunodeficienza umana è considerato salva-vita, come dimostrano le curve di letalità per AIDS che sono crollate dal 90 % al 10% e quelle di sopravvivenza per i sieropositivi che sono invece aumentate dall'introduzione negli anni Novanta della terapia antiretrovirale (TARV).

A contribuire inoltre a tale andamento epidemiologico e alla costituzione di bacini occulti di infezione, vengono individuate alcune sostanziali contraddizioni presenti nella L135/90, elemento giuridico che garantisce e regola l'assistenza ai soggetti sieropositivi e che dispone chiaramente che il test per l'HIV possa essere eseguito esclusivamente su richiesta o con il consenso dell'interessato.

A partire dalla L135/90 viene anche posta un' ulteriore problematica evidente dal punto di vista più strettamente medico, ma che pone in essere anche questioni di ordine etico allorquando un soggetto, che acquisisce conoscenza della sua sieropositività, non intenda informare tempestivamente il suo partner.

La legge attuale vincola il medico a non informare il partner dello stato di sieropositività ma al tempo stesso, come continua il Prof. Menichetti "costringe il medico a venir meno a un obbligo professionale ed etico".

Dall'infezione da HIV non si guarisce, ma grazie alla terapia antiretrovirale la malattia può essere controllata, e può in sostanza far si che chiunque sia sieropositivo possa svolgere una vita familiare, sociale, lavorativa ed emotiva del tutto normale. L'ultima suggestione che arriva dalla U.O. di Malattie Infettive è infine in relazione alla spesa sanitaria per tale terapia. Infatti, se solo in parte la spesa per gli antiretrovirali è aumentata per il crescente numero di pazienti che la ricevono regolarmente, per la maggior parte l'aumento della spesa verificatosi negli ultimi anni (si parla di circa 9000 euro l'anno per paziente) è da attribuire alla commercializzazione di farmaci si meglio tollerati e più efficaci, ma anche ben più costosi.

Così, se da un lato, conclude il Prof. Menichetti "è necessario che i tecnici identifichino criteri basati sull'appropriatezza, che permettano di contenere la spesa degli antiretrovirali, è altresì determinante che l'industria farmaceutica faccia ogni ragionevole sforzo per ridurre il costo dei farmaci, senza peraltro compromettere le risorse dedicate alla ricerca."

E se anche la terapia antiretrovirale riesce a garantire lunghi tempi di sopravvivenza in relativo stato di salute, è, per questa patologia, come per altre, d'importanza fondamentale la prevenzione che permetta da un lato, con l'uso del preservativo, di evitare il contagio e dall'altro, eseguendo il test, di poter porre diagnosi di malattia e quindi di iniziare una terapia efficace.

Questo, certo, non può solo essere lasciato all'organizzazione di una sola giornata all'anno di sensibilizzazione, come sarà anche per il prossimo 1 dicembre, o alle poche associazioni che sul territorio se ne occupano come la Ass. Salus, ma dovrebbe coinvolgere un pubblico più ampio e più giovane possibile, magari tornando proprio a parlarne nelle scuole medie e superiori, come quando questa infezione, e non una delle periodiche e stagionali epidemie influenzali che suscitano oggi tanto fermento mediatico, doveva essere conosciuta da tutti per essere evitata.

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