17/12/10 07:52 | autore: Marco Marche Stampa

Rilasciati i giovani arrestati. L'assemblea di Ateneo applaude e rilancia le proteste 0

Ieri al Polo Carmignani molti studenti hanno preso parte al primo momento di riflessione dopo la lunga giornata di martedì scorso. Respinte le accuse di strumentalizzazione degli scontri anche da parte di Rifondazione Comunista e Cobas scuola: "Solidarietà al movimento e ai ragazzi denunciati". Per loro la prossima udienza del processo è il 15 febbraio

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A due giorni dalla manifestazione di martedì, è tempo di primi bilanci per il movimento studentesco. Si è svolta ieri pomeriggio, al Polo Carmignani, un'assemblea di Ateneo, una prima occasione pubblica di riflessione sulla giornata romana di protesta.

L'assemblea si è aperta con una valutazione positiva della manifestazione del 14, che ha saputo dimostrare la forza della mobilitazione in corso: un movimento che, nato all'interno delle università, è riuscito a uscire dagli atenei e a raccogliere una forte adesione anche al di fuori del mondo studentesco, "grazie - viene sottolineato più volte nel corso dell'Assemblea - alla proposta di cui si è fatto portavoce, una seria alternativa al progetto generale, definito di vera e propria esclusione sociale, messo in atto dal governo Berlusconi".

"I momenti di scontro - ribadiscono più interventi - con le forze dell'ordine, non sono altro che la reazione inevitabile a un'ennesima violenza posta in essere dal Governo: la militarizzazione del centro della città e la creazione di una zona rossa intorno al parlamento, vista come una limitazione del diritto di manifestare".

A seguire, un duro attacco viene rivolto a tutti i partiti politici, di maggioranza ma anche di opposizione, per i giudizi espressi su quanto avvenuto nelle piazze e nelle strade di Roma: "Non era pieno di infiltrati - Giorgio delle Assemblee di Facoltà in agitazione - come vogliono far credere tanto il PDL quanto il PD. La verità è che hanno avuto realmente paura della forza della nostra protesta, una protesta largamente partecipata e trasversale sul piano sociale. La criminalizzazione che stanno portando avanti le forze politiche è un tentativo di dividere e neutralizzare l'unica vera forma di opposizione sociale presente nel nostro paese".

"Tantomeno - prosegue lo studente - è stata un'azione portata avanti da un piccolo gruppo di estremisti facinorosi, quei cento di cui Saviano parla nella sua assurda lettera paternalistica (pubblicata ieri da Repubblica, ndr). Solitamente Saviano sa cosa scrive, ma non in questa occasione. Non ha idea di quello che può essere stato il sentimento che ha attraversato tutti i manifestanti in quei momenti, l'enorme frustrazione che tutti abbiamo provato nel ricevere la notizia del no alla sfiducia pronunciato dalla Camera."

Nel corso dell'assemblea, vengono lanciati numerosi appelli a continuare a partecipare ai momenti di protesta che saranno programmati per i prossimi giorni, in vista della votazione in Senato del DdL Gelmini, prevista per il prossimo mercoledì.

Il dibattito si è incentrato, come era prevedibile, principalmente sulla valutazione di quanto avvenuto in piazza e sulle ripercussioni che questi potrebbero avere sia all'interno del movimento che nell'opinione pubblica. Non sono mancati isolati interventi di totale disapprovazione per degli episodi che sono stati definiti da alcuni "deprecabili e ingiustificabili".

Ma l'analisi prevalente concorda nel configurare quanto avvenuto come "quasi inevitabile": "Non è giusto - ripetono diversi interventi - che si parli di violenza quando un ragazzo lancia un sasso e non se ne parli invece in merito all'azione di questo governo".

È necessaria però, evidenzia qualcuno, una valutazione anche degli effetti che potrebbero prodursi. "Le azioni di blocco che abbiamo condotto a Pisa prima del 14 avevano due caratteristiche fondamentali - afferma Rocco di Sinistra Per - erano pratiche inclusive ed erano in grado di creare consenso. A Roma purtroppo sono mancate entrambe".

Tutti concordano con la necessità di proseguire la protesta anche nei prossimi giorni, in vista del prossimo 20 dicembre, giorno in cui il Ddl Gelmini tornerà al Senato prima per la discussione e poi per l'approvazione. L'auspicio è di un ulteriore allargamento della base sociale del movimento, fino ad arrivare a uno sciopero generale indetto da tutte le sigle sindacali, che da settimane è invocato da più voci.

Numerosi sono gli interventi in cui si esprime solidarietà ai 23 ragazzi fermati durante la manifestazione. La notizia dell'ultim'ora, accolta tra gli applausi dell'aula magna del Carmignani, è che ventidue sono stati rilasciati nel pomeriggio, solamente uno rimane agli arresti domiciliari.

E sono tornati a casa, ieri in tarda serata, anche i due ragazzi pisani fermati durante le cariche della polizia. Dovranno tornare a Roma, il prossimo 15 febbraio, per essere processati.

A sostegno degli studenti e contro la criminalizzazione del movimento interviene la segreteria provinciale di Rifondazione Comunista: "Nella giornata del 14 dicembre in cui il movimento ha sfiduciato il governo della crisi, arroccato nel palazzo e sostenuto dai voti di deputati comprati o coartati, alcuni dei quali transfughi del centro-sinistra, le forze dell'ordine hanno prima militarizzato in maniera inaudita il centro di Roma e poi, non avendo saputo o voluto gestire la piazza, hanno fermato a caso alcuni manifestanti, tutti incensurati".

"Stiamo - conclude in una nota il Prc - il movimento che da mesi costituisce, con le forze della sinistra di alternativa e coi sindacati non concertativi, l'unica opposizione sociale al governo. Solo da qui, e dallo sciopero generale che continuiamo a preparare, nasce la forza del vero cambiamento: non dagli intrighi di palazzo, che escono sonoramente sconfitti dal voto parlamentare. Respingiamo con forza ogni tentativo di criminalizzare il movimento, strumentalizzando quanto accaduto a Roma. Siamo vicini ai due giovani studenti di Pisa arrestati e processati per direttissima, e alle loro famiglie".

Sulla stessa lunghezza d'onda anche in Cobas Scuola: "La situazione che si è creata ieri a Roma è un chiaro segnale di un salto di qualità nella repressione i cui segnali ormai da mesi si vanno accumulando contro l'espressione del disagio sociale e la manifestazione del dissenso politico che colpisce ormai indiscriminatamente i migranti, i disoccupati, i precari e gli studenti, chi manifesta contro la devastazione dell'ambiente, della salute e del proprio territorio (a Brescia, Acerra, l'Aquila etc.)".

"La creazione di "zone rosse" - prosegue il sindacato di base - gli schieramenti muscolari delle "forze del disordine", la reazione militare alla rabbia di studenti e ricercatori che speravano di bloccare (al di là della caduta di Berlusconi) il DDL Gelmini sono atti da stigmatizzare e inquadrare in un clima infuocato e di provocazione, anticipato da parole incendiarie come quelle di Schifani di qualche giorno fa che irresponsabilmente dichiarava che avrebbe potuto "scapparci il morto", quasi come una evocazione".

"A Pisa - concludono i Cobas scuola - la situazione è stata gestita in modo assai diverso, ma anche a livello locale emergono adesso segnali di un cambiamento di clima verso i movimenti studenteschi e antagonisti cittadini: le 26 denunce ricevute da studenti e attivisti per le manifestazioni del 17 e poi del 24 novembre indicano una restrizione degli spazi di agibilità democratica e del diritto a manifestare. Chiediamo l'immediata il ritiro delle denunce per le manifestazioni che si sono susseguite in città e in tutta Italia durante le ultime settimane".

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