A due giorni dalla manifestazione di martedì, è tempo di primi
bilanci per il movimento studentesco. Si è svolta ieri pomeriggio,
al Polo Carmignani, un'assemblea di Ateneo, una prima occasione
pubblica di riflessione sulla giornata romana di protesta.
L'assemblea si è aperta con una valutazione positiva della
manifestazione del 14, che ha saputo dimostrare la forza della
mobilitazione in corso: un movimento che, nato all'interno delle
università, è riuscito a uscire dagli atenei e a raccogliere una
forte adesione anche al di fuori del mondo studentesco, "grazie
- viene sottolineato più volte nel corso dell'Assemblea - alla
proposta di cui si è fatto portavoce, una seria alternativa al
progetto generale, definito di vera e propria esclusione sociale,
messo in atto dal governo Berlusconi".
"I momenti di scontro - ribadiscono più interventi - con le
forze dell'ordine, non sono altro che la reazione inevitabile a
un'ennesima violenza posta in essere dal Governo: la militarizzazione
del centro della città e la creazione di una zona rossa intorno al
parlamento, vista come una limitazione del diritto di manifestare".
A seguire, un duro attacco viene rivolto a tutti i partiti
politici, di maggioranza ma anche di opposizione, per i giudizi
espressi su quanto avvenuto nelle piazze e nelle strade di Roma: "Non
era pieno di infiltrati - Giorgio delle Assemblee di Facoltà in
agitazione - come vogliono far credere tanto il PDL quanto il PD. La
verità è che hanno avuto realmente paura della forza della nostra
protesta, una protesta largamente partecipata e trasversale sul piano
sociale. La criminalizzazione che stanno portando avanti le forze
politiche è un tentativo di dividere e neutralizzare l'unica vera
forma di opposizione sociale presente nel nostro paese".
"Tantomeno - prosegue lo studente - è stata un'azione
portata avanti da un piccolo gruppo di estremisti facinorosi, quei
cento di cui Saviano parla nella sua assurda lettera paternalistica
(pubblicata ieri da Repubblica, ndr). Solitamente Saviano sa cosa
scrive, ma non in questa occasione. Non ha idea di quello che può
essere stato il sentimento che ha attraversato tutti i manifestanti
in quei momenti, l'enorme frustrazione che tutti abbiamo provato nel
ricevere la notizia del no alla sfiducia pronunciato dalla Camera."
Nel corso dell'assemblea, vengono lanciati numerosi appelli a
continuare a partecipare ai momenti di protesta che saranno
programmati per i prossimi giorni, in vista della votazione in Senato
del DdL Gelmini, prevista per il prossimo mercoledì.
Il dibattito si è incentrato, come era prevedibile,
principalmente sulla valutazione di quanto avvenuto in piazza e sulle
ripercussioni che questi potrebbero avere sia all'interno del
movimento che nell'opinione pubblica. Non sono mancati isolati
interventi di totale disapprovazione per degli episodi che sono stati
definiti da alcuni "deprecabili e ingiustificabili".
Ma l'analisi prevalente concorda nel configurare quanto avvenuto
come "quasi inevitabile": "Non è giusto - ripetono diversi
interventi - che si parli di violenza quando un ragazzo lancia un
sasso e non se ne parli invece in merito all'azione di questo
governo".
È necessaria però, evidenzia qualcuno, una valutazione anche
degli effetti che potrebbero prodursi. "Le azioni di blocco che
abbiamo condotto a Pisa prima del 14 avevano due caratteristiche
fondamentali - afferma Rocco di Sinistra Per - erano pratiche
inclusive ed erano in grado di creare consenso. A Roma purtroppo sono
mancate entrambe".
Tutti concordano con la necessità di proseguire la protesta anche
nei prossimi giorni, in vista del prossimo 20 dicembre, giorno in cui
il Ddl Gelmini tornerà al Senato prima per la discussione e poi per
l'approvazione. L'auspicio è di un ulteriore allargamento della base
sociale del movimento, fino ad arrivare a uno sciopero generale
indetto da tutte le sigle sindacali, che da settimane è invocato da
più voci.
Numerosi sono gli interventi in cui si esprime solidarietà ai 23
ragazzi fermati durante la manifestazione. La notizia dell'ultim'ora,
accolta tra gli applausi dell'aula magna del Carmignani, è che
ventidue sono stati rilasciati nel pomeriggio, solamente uno rimane
agli arresti domiciliari.
E sono tornati a casa, ieri in tarda serata, anche i due ragazzi
pisani fermati durante le cariche della polizia. Dovranno tornare a
Roma, il prossimo 15 febbraio, per essere processati.
A sostegno degli studenti e contro la criminalizzazione del
movimento interviene la segreteria provinciale di Rifondazione
Comunista: "Nella giornata del 14 dicembre in cui il movimento
ha sfiduciato il governo della crisi, arroccato nel palazzo e
sostenuto dai voti di deputati comprati o coartati, alcuni dei quali
transfughi del centro-sinistra, le forze dell'ordine hanno prima
militarizzato in maniera inaudita il centro di Roma e poi, non avendo
saputo o voluto gestire la piazza, hanno fermato a caso alcuni
manifestanti, tutti incensurati".
"Stiamo - conclude in una nota il Prc - il movimento che da
mesi costituisce, con le forze della sinistra di alternativa e coi
sindacati non concertativi, l'unica opposizione sociale al governo.
Solo da qui, e dallo sciopero generale che continuiamo a preparare,
nasce la forza del vero cambiamento: non dagli intrighi di palazzo,
che escono sonoramente sconfitti dal voto parlamentare. Respingiamo
con forza ogni tentativo di criminalizzare il movimento,
strumentalizzando quanto accaduto a Roma. Siamo vicini ai due giovani
studenti di Pisa arrestati e processati per direttissima, e alle loro
famiglie".
Sulla stessa lunghezza d'onda anche in Cobas Scuola: "La
situazione che si è creata ieri a Roma è un chiaro segnale di un
salto di qualità nella repressione i cui segnali ormai da mesi si
vanno accumulando contro l'espressione del disagio sociale e la
manifestazione del dissenso politico che colpisce ormai
indiscriminatamente i migranti, i disoccupati, i precari e gli
studenti, chi manifesta contro la devastazione dell'ambiente, della
salute e del proprio territorio (a Brescia, Acerra, l'Aquila etc.)".
"La creazione di "zone rosse" - prosegue il
sindacato di base - gli schieramenti muscolari delle "forze del
disordine", la reazione militare alla rabbia di studenti e
ricercatori che speravano di bloccare (al di là della caduta di
Berlusconi) il DDL Gelmini sono atti da stigmatizzare e inquadrare in
un clima infuocato e di provocazione, anticipato da parole
incendiarie come quelle di Schifani di qualche giorno fa che
irresponsabilmente dichiarava che avrebbe potuto "scapparci il
morto", quasi come una evocazione".
"A Pisa -
concludono i Cobas scuola - la situazione è stata gestita in modo
assai diverso, ma anche a livello locale emergono adesso segnali di
un cambiamento di clima verso i movimenti studenteschi e antagonisti
cittadini: le 26 denunce ricevute da studenti e attivisti per le
manifestazioni del 17 e poi del 24 novembre indicano una restrizione
degli spazi di agibilità democratica e del diritto a manifestare.
Chiediamo l'immediata il ritiro delle denunce per le manifestazioni
che si sono susseguite in città e in tutta Italia durante le ultime
settimane".
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