18/12/10 08:15 | autore: redazione Pisanotizie Stampa

Gli studenti tornano in piazza a Pisa 0

L'appuntamento previsto per le 14:30 in Piazza dei Cavalieri. L'assemblea di ateneo approva un documento di riflessione e valutazione sulla manifestazione del 14 dicembre a Roma e sulle prospettive di mobilitazione per i prossimi giorni, quando arriverà al Senato il Ddl Gelmini

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Dopo la manifestazione a Roma del 14 dicembre e le prime valutazioni fatte in un'assemblea di ateneo giovedì scorso, gli studenti universitari decidono di ritornare in piazza a Pisa nella giornata di oggi, con un appuntamento previsto per le 14:30 in Piazza dei Cavalieri.

La decisione da parte della conferenza dei capogruppi del Senato di calendarizzare discussione e voto sul Ddl Gelmini già nei primi giorni della prossima settimana, ha imposto al movimento studentesco di avviare in parallelo ad un confronto interno sulla giornata del 14 anche il rilancio della mobilitazione contro un provvedimento, su cui questo Governo ha deciso di dare una prova di forza rispetto al paese e in particolare a quel mondo della conoscenza e della ricerca che da mesi sta protestando contro questa "riforma".

Riflessione ed azione si intrecciano nuovamente nelle Facoltà in agitazione da settimane. Pubblichiamo di seguito il documento emerso dall'Assemblea di Ateneo svoltasi giovedì 15 dicembre al Polo Carmignani, in cui il movimento degli studenti universitari pisani riflette sulla giornata del 14 a Roma e sulle prospettive della mobilitazione.

L'assemblea di ateneo ha visto la partecipazione di universitari, dottorandi, ricercatori precari e studenti medi. Da questo dato di ricomposizione, non assolutamente scontato in partenza, leggiamo la determinazione di un movimento che, partendo dalla vertenza sull'università pubblica e sul futuro di conoscenza critica e diritto allo studio nel nostro Paese, è stato capace di allargarsi e fondersi con tante altre esperienze di base che vivono nella crisi e vogliono imporne una gestione diversa da quella del governo.

L'assemblea sottolinea il valore quantitativo e qualitativo della giornata del 14, e rigetta qualsiasi tentativo di discriminazione e divisione in buoni e cattivi, presupposto che serve a nascondere il reale livello di consepevolezza e rabbia dei soggetti colpiti dalla crisi.

Per questo l'assemblea esprime solidarietà ai fermati di martedì scorso, in particolare ai due studenti pisani arrestati ed ora rilasciati, perchè a roma c'eravamo tutti!

D'altra parte, l'assemblea si è interrogata sul significato simbolico del 14, del suo impatto mediatico, dei rischi di strumentalizzazione che si corrono. Vari interventi hanno riportato testimonianze dei
fatti di Roma avvenuti in diversi punti della città, hanno descritto la gestione folle della piazza da parte delle forze dell'ordine, gli arresti casuali, le camionette che inseguivano centinaia di manifestanti in fuga.

E' emersa dall'assemblea, accanto ad altre, la priorità politica di mettere in campo dopo la giornata di Roma pratiche e strategie di movimento che non perdano di vista l'inclusione di vasti settori del corpo sociale resistente e la produzione di consenso nell'opinione pubblica. E' stata descritta la situazione di rabbia, esplosa dopo la fiducia al governo, durante la surreale seduta parlamentare, lontana anni luce dal poter rappresentare qualsiasi istanza reale proveniente da fuori il palazzo.

Il fatto che da Pisa più di 700 persone, tra studenti universitari e medi, dottorandi e ricercatori precari, abbiano manifestato il loro dissenso a Roma, è il frutto di più di un mese di mobilitazioni: le occupazioni delle facoltà e le forme di blocco di ponti, stazioni, aeroporto e torre pendente, non sono altro che la conferma del livello unico di consapevolezza circa la gravità della situazione vissuta dall'università pubblica e dal paese, nonché della necessità di una risposta determinata e di massa all'arroganza del governo. Lo spezzone pisano ha vissuto con coesione, intelligenza e determinazione l'importante e difficile giornata del 14. Tutto ciò però, non vuole portare alla costruzione né di un'apologia, né di un rigetto della giornata.

Il 14 Dicembre per il movimento è stata solo una tappa, fondamentale nel suo impatto anche drammatico, ma che sancisce prima di tutto un salto enorme di responsabilità. Il movimento dovrà sapersi rinnovare con intelligenza nelle pratiche e nei contenuti, ma senza passi indietro o rimorsi. Il ruolo politico che esso gioca nell'attuale deserto istituzionale potrà essere propulsivo e inclusivo, ma questa sfida è tutta da giocare. Per questo rilanciamo la necessità di uno sciopero generale, e chiediamo ai sindacati di intraprendere questo passo ora più che mai necessario, in un Paese sostanzialmente in dittatura.

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