Un piano di alienazioni da 60 milioni di euro in tre anni. È questo uno degli atti collegati al bilancio 2011 approvato ieri sera dal Consiglio comunale. La maggioranza che sostiene Filippeschi procede, quindi, ancora con maggiore intensità sulla strada intrapresa già dalla precedente amministrazione, di vendere il proprio patrimonio pubblico per fare cassa e sostenere il piano delle opere pubbliche.
Sostanzialmente, come ha spiegato l'assessore ai Lavori Pubblici Andrea Serfogli, nella sua relazione di presentazione del provvedimento, il piano consiste di due parti. La prima è costituita dai piani di vendite che per la maggior parte non sono andati in porto negli anni passati e che vengono quindi nuovamente confermati, per un valore di circa 25 milioni di euro. A questi si aggiunge un nuovo sostanzioso piano di alienazioni del valore di 35 milioni di euro.
Secondo quanto previsto dal bilancio, il Comune di Pisa prevede per il 2011 entrate derivanti dalle alienazioni per 13 milioni e 392 mila euro, mentre la restante parte è spalmata negli anni 2012 e 2013.
Ma la vera domanda è: quanti di questi 13 milioni di beni, il Comune sarà effettivamente in grado di vendere?
All'oggi, sulla base dei dati degli anni precedenti, i risultati non sono confortanti; da qui infatti la scelta anche di avviare un processo di riorganizzazione della macchina amministrativa, in particolare dell'ufficio patrimonio, per incentivare il piano di dismissioni e renderlo più efficiente.
E così all'interno di un ordine del giorno complessivo sul bilancio, presentato dalla maggioranza, e che ha raccolto anche il voto favorevole dell'Udc e di Fli, si chiede a Sindaco e giunta di "dare priorità alla riorganizzazione del Servizio Patrimonio, sia per raggiungere l'obiettivo di bilancio in termini di alienazione dei beni non rispondenti alle finalità istituzionali secondo il piano delle dismissioni, sia per valorizzare i beni così da incrementare la redditività del patrimonio".
Entrando nel merito delle nuove proposte di alienazioni presentate dalla giunta, per un valore complessivo di 35 milioni di euro, troviamo ben 32 schede. Tra queste ne spiccano alcune, su cui in città a lungo si è discusso e si sta discutendo. Facciamo alcuni esempi. Il comune metterà in vendita l'area compresa tra via di Cisanello e via Bargagna pari ad una superficie di 15.000 mq; così l'area di via Norvegia dove si trova l'ex-asilo nido "Timpanaro", numerosi aree ed immobili a Marina di Pisa, ma anche un fabbricato in via del Cuore a Pisa composto di diversi appartamenti e dove ha sede oggi l'Unione Inquilini. Nelle schede si trova anche il complesso del Fossabanda la cui "valutazione massima" per la vendita secondo quanto riportato nei documenti è stata di 7.115.000 euro. Nel piano si trovano anche diversi appartamenti tra cui i dodici della società ex-Montevaso in via Brunelleschi.
Ma non sono mancate critiche a questo piano in particolare da parte di Sinistra Ecologia e Libertà e di Rifondazione Comunista, che al riguardo hanno presentato alcuni emendamenti.
In particolare le osservazioni si sono concentrate sulla decisione di vendere numerosi appartamenti di proprietà del Comune in cui oggi abitano famiglie, alcune delle quali si trovano in condizioni sociali svantaggiate. L'ordine del giorno presentato infatti, chiedeva al Consiglio Comunale di "verificare la condizione socio-economica di tutte le famiglie attualmente presenti negli immobili destinati all'alienazione, e di escludere da questo quegli immobili occupati da famiglie in condizioni socio-economiche tali da configurare un diritto ad accedere ad alloggi di edilizia residenziale pubblica"; per evitare che questi nuclei familiari "andassero ad aggiungersi alle lunghe liste d'attesa già esistenti, aumentando il disagio abitativo nel comune di Pisa". Un emendamento che però è stato bocciato dalla maggioranza, senza alcun intervento che spiegasse le ragioni dell'opposizione a questa proposta.
Al di là dei casi specifici una cosa però è certa. Come ha ribadito più volte l'assessore Serfogli "la realizzazione di questo piano è indispensabile per poter realizzare i progetti di investimento per quanto riguardo le opere pubbliche che abbiamo in programma".
Fino ad oggi questi piani sono rimasti più sulla carta che concretamente realizzati. Al riguardo, nelle "considerazioni finali" del parere elaborato dal Collegio dei Revisori dei Conti alla proposta di bilancio si dice: "Il Collegio raccomanda una particolare attenzione alle politiche del patrimonio per realizzare compiutamente gli obiettivi fissati dalla giunta per la riorganizzazione del servizio e per definire in tempi rapidi il complesso di dimissioni di 13,3 milioni previste nel bilancio, utili a finanziare parte fondamentale degli investimenti e a consentire il rispetto del Patto di stabilità interno. Infatti, in mancanza di sufficienti riscossioni per proventi delle alienazioni patrimoniali, risulterebbe di non facile attuazione il raggiungimento del saldo finanziario programmatico".
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2010/12/23 10:12:38 luigi giannetti ma che bravi, invece di investire affittando gli immobili li vendono...voglio vedere quando poi non ne hanno più cosa vedono...