I tagli all'editoria, che solo qualche settimana fa sembravano usciti dalla porta nella discussione parlamentare della legge di stabilità, rientrano dalla finestra grazie a una decisione del Consiglio dei Ministri nell'ambito del decreto Milleproroghe. Un dimezzamento per i contributi a sostegno dell'editoria - da 100 a 50 milioni - e un azzeramento dei 45 milioni previsti a sostegno dell'emittenza televisiva e radiofonica locali - per un totale di quasi 100 milioni di euro che verrebbero spostati al fondo per il 5 mille che a sua volta era stato escluso nella finanziaria.
La Fnsi parla di "un fatto gravissimo che rappresenta uno schiaffo al Parlamento e alla democrazia e mina dalle fondamenta la credibilità dello Stato e del Paese. Tornano a rischio - spiega la Federazione - oltre 4mila posti di lavoro, oltre novanta testate giornalistiche e molte decine di emittenti locali con la perdita di numerosi altri posti di lavoro. Non si può giocare così sulla testa di migliaia di lavoratori, tra l'altro, in un settore così delicato per la democrazia del Paese. Le risorse del 5 per mille vanno giustamente trovate ed i modi possono essere certamente individuati. È incomprensibile che lo si faccia colpendo l'editoria che sta attraversando una fase di grande difficoltà e con il rischio della chiusura di tante testate anche storiche e di grande valore culturale".
"Resto attonito - commenta Carlo Malinconico, presidente della Federazione italiana editori e giornali (Fieg) - un tale modo di procedere evidenzia l'arbitrarietà di scelte politiche non coerenti e il totale disinteresse per chi amministra aziende in gravi situazioni finanziarie, che vede, nel giro di pochi giorni, mutato il quadro di riferimento finanziario e la stessa bancabilità dei propri bilanci".
Per il segretario nazionale del Prc - Federazione della sinistra, Paolo Ferrero, quello portato avanti da governo e maggioranza è un vero e proprio attacco alla democrazia: ''Se fossero confermati, questi tagli - sottolinea - sancirebbero la chiusura di molte testate, migliaia di licenziamenti e la drastica riduzione della libertà di informazione. Si tratta di un provvedimento inaccettabile e tanto più odioso perché messo in contrapposizione con il ripristino del 5 per mille, puntando barbaricamente ad una guerra tra i poveri. Tremonti prenda i 50 milioni dalle spese militari''.
Anche il Pd critica aspramente il provvedimento e annuncia che presenterà emendamenti e darà battaglia in Senato su questo così come su i fondi Fus per lo spettacolo. A riferirlo il senatore Vincenzo Vita, il quale avanza la tesi che questa decisione del governo possa essere un "regolamento di conti, una vendetta anche contro chi ha difeso questo tema", cioè i finiani.
Il senatore del Pd fa notare che "si fa tanto inneggiare al mercato" ma così "a fine anno si mettono in condizioni di incertezza, con i bilanci già definiti, 96 testate e 4mila persone. E' una specie di maledizione divina questa vicenda. Non è possibile che a pochissime settimane dall'approvazione della legge di stabilità con tanto di emendamento approvato sui fondi all'editoria ci si trovi di nuovo al punto di prima".
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