17/01/11 08:22 | autore: redazione Pisanotizie Stampa

Il Consiglio Provinciale a fianco della Fiom e contro il “modello Marchionne” 0

Approvati due documenti sui diritti dei lavoratori in fabbrica, a partire dall'attacco sferrato con l'accordo di Mirafiori. Nella mozione presentata dal consigliere del Prc, Andrea Corti, e approvata con il voto favorevole di Sel, l'astensione del Pd e l'uscita del PdL dall'aula, il consiglio sostiene lo sciopero del 28 gennaio e esprime la "ferma contrarietà a che le modalità nelle relazioni sindacali poste in essere dalla FIAT possano affermarsi sul proprio territorio". Solidarietà e appoggio alla Fiom in vista del 28, arrivano anche da Sinistra Per e Casa della Donna

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Un documento in cui si dà la propria adesione allo sciopero del 28 gennaio della Fiom e si esprime una ferma contrarietà al metodo Marchionne e alla sua esportazione nel nostro territorio è quello approvato nella giornata di giovedì' 13 gennaio dal Consiglio Provinciale di Pisa.

È questo l'esito, per certi versi inaspettato, della discussione avvenuta nell'ultima seduta. A presentare una mozione urgente, grazie alle firme dei consiglieri della maggioranza, è stato il consigliere del Prc-Pdci Andrea Corti per ribadire alcuni principi in difesa dei diritti del lavoro e della democrazia in fabbrica. Dopo una lunga discussione su questi temi, il Pd ha chiesto una sospensione, al termine della quale ha presentato un proprio documento, approvato con i voti dello stesso Pd, e dell'Idv, l'astensione di Sel, che fa parte della maggioranza, del Prc e il voto contrario del Pdl.

Successivamente è stata messa in votazione la mozione presentata dal consigliere Corti, e sottoscritta dal consigliere di Sinistra Ecologia e Libertà, Massimiliano Casalini, che è stata approvata anche questa con i voti favorevoli dei consiglieri dei due partiti di sinistra, l'astensione di tutto il gruppo del Partito democratico e l'opposizione di centro-destra che è uscita dall'aula.

Ma vediamo nel dettaglio gli impegni e le posizioni che sono state assunte con l'approvazione di questo testo. Ma vediamo nel dettaglio gli impegni e le posizioni che sono state assunte con l'approvazione di questo testo.
Nel documento si critica aspramente il comportamento dell'azienda di Torino evidenziando come "l'atteggiamento della FIAT contrasta sia con l'articolo 39 della Costituzione Repubblicana, che con i titoli II e III della legge 20 maggio 1970 n. 300 (Statuto dei diritti dei lavoratori)". Si sottolinea inoltre come "l'accordo sottoscritto separatamente fra Fiat e alcune organizzazioni sindacali violi anche il diritto, costituzionalmente tutelato, alla salute, imponendo ritmi, orari di lavoro (straordinario imposto dall'azienda), turni, ecc. tali da influire sull'integrità fisica delle persone".
Si mettono in evidenza gli "elementi ricattatori" posti dalla Fiat per far approvare gli accordi ponendo "le lavoratrici e i lavoratori, duramente provati dalla crisi, con salari tra i più bassi d'Europa, nella condizione di dover scegliere tra il rischio della perdita del proprio posto di lavoro e la rinuncia a una parte significativa dei propri diritti".

Ma è anche sulle strategie dell'azienda che si concentrano le critiche: "Risulta prevalente da parte di Fiat l'orientamento alla ristrutturazione dei propri assetti societari finalizzati soprattutto a logiche di speculazione finanziaria, piuttosto che al rilancio sul piano industriale, tanto che il marchio Fiat segna il passo su tutti i mercati e non certamente per responsabilità dei lavoratori: tale indirizzo gestionale è dimostrato dalle modalità stesse della corresponsione degli emolumenti del proprio AD parametrate sulle plusvalenze finanziarie piuttosto che sugli effettivi risultati produttivi. Modalità queste contrastate con appositi provvedimenti legislativi dal governo USA nel tentativo di ostacolare le logiche speculative in campo economico".

Da qui il dispositivo finale della mozione in cui il Consiglio provinciale esprime "la propria solidarietà ai lavoratori ed alle lavoratrici del gruppo FIAT, aderisce agli appelli a sostegno della Fiom; sostiene inoltre lo sciopero proclamato dalla Fiom per il prossimo 28 gennaio 2011 ed invita l'Amministrazione Provinciale di Pisa a presenziare alla manifestazione che si terrà nella stessa data nelle forme e nei modi che riterrà più opportuni".

Al contempo si prende anche un chiaro indirizzo contro la possibilità che anche nelle fabbriche della provincia di Pisa si possa ripetere il "modello Marchionne". Infatti, si legge nel documento, il Consiglio provinciale esprime "la ferma contrarietà a che le modalità nelle relazioni sindacali poste in essere dalla FIAT possano affermarsi sul proprio territorio". E affinchè ciò non rimanga solo un auspicio generico ma si ritraduca in un messaggio politico chiaro, si dispone nella mozione "la trasmissione del presente atto al Presidente della Repubblica, al Presidente della Regione Toscana, alle Segreterie Provinciali delle Organizzazioni Sindacali ed al Presidente dell'Unione Industriali Pisana".

Nel frattempo iniziano a moltiplicarsi in città le prese di posizione e le adesioni allo sciopero della Fiom del 28 gennaio.

Tra i primi a prendere posizione a sostegno di questa giornata di mobilitazione sono gli studenti di Sinistra Per: "L'accordo imposto a Mirafiori dimostra che, dopo l'università, a essere posti sotto il ricatto della perdita dei diritti sono gli operai, costretti a scegliere fra un lavoro senza dignità e la disoccupazione. Nonostante le naturali differenze fra i soggetti sociali investiti dalla gestione della crisi degli ultimi anni, cogliamo un dato politico grave e trasversale nell'attacco arrogante e ricattatorio portato ai diritti fondanti della collettività".

"Il blocco di potere - si legge nella nota della lista studentesca - costituito dalla destra e da Confindustria ha gettato la maschera e sta tentando di completare il furto di tutti i beni comune della nostra società. Negli scorsi mesi, un governo in crisi, sordo alle istanze e alle rivendicazioni provenienti dal movimento studentesco universitario, ha prodotto una riforma di sistema deficitaria di qualsiasi finanziamento, che rende ogni Ateneo soggetto alle sirene della privatizzazione, che precarizza i ricercatori e che nullifica l'accesso per tutti alla conoscenza impostando un sistema di diritto allo studio basato sulle improbabili elemosine dei privati e su prestiti d'onore. Un simile attacco si sta sviluppando ora anche nei luoghi di lavoro: Pomigliano prima e Mirafiori dopo mostrano le palesi intenzioni di un sistema economico incapace d'investire nell'innovazione".

Da qui gli studenti rilanciano la richiesta dello sciopero generale: "Le negazioni del diritto allo studio e della dignità del lavoro rappresentano un attacco fatale alle possibilità di emancipazione e mobilità sociale in questo Paese. Per queste ragioni sosteniamo con convinzione e appoggiamo fermamente la lotta civile e sindacale della Fiom-Cgil, convinti che il nostro orizzonte politico sia rappresentato dalla convocazione di uno sciopero generale, aderiamo alla giornata di mobilitazione lanciata dalla FIOM il 28 gennaio".

Un'adesione allo sciopero del 28 gennaio arriva anche dalla Casa della Donna di Pisa: "L'accordo separato alla Fiat Mirafiori inaugura un metodo ricattatorio e autoritario che non riguarda solamente le operaie e gli operai della Fiat, ma investe la società tutta intera. È vitale per tutte/i noi resistere, per mantenere e tutelare gli spazi di democrazia interni ed esterni ai luoghi di lavoro, per consolidare ed estendere i diritti individuali e collettivi fin qui conquistati e oggi duramente attaccati: come donne vogliamo vivere in un mondo più grande e migliore, che produca diversamente e dia spazio a nuove e più ricche relazioni umane. Vogliamo il pane e anche le rose".

 

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