"Torniamo al centro del conflitto sociale, no ai ricatti Fiat, basta con le politiche governiste". Con queste parole d'ordine si sono dati appuntamento a Livorno per una assemblea nazionale, sabato prossimo 29 gennaio (ore 10. 30 Palazzo del Portuale, via S. Giovanni 16) , in occasione del 90° anniversario della fondazione del PCdI (21 gennaio 1921).
I promotori - militanti di rifondazione comunista e comunisti italiani, ma anche appartenenti alla rete dei comunisti e sindacalisti - hanno lanciato un appello circolato in rete affinchè l'appuntamento del 29 non fosse una "mera celebrazione retorica, ma perrchè rappresenti un'occasione per ripensare e rilanciare l'unità e l'autonomia dei comunisti nel nostro paese".
"Davanti a noi - si legge nell'appello - abbiamo una devastante crisi economica. Non è una semplice crisi finanziaria e nemmeno una normale crisi ciclica ma, su questo c'è ormai un consenso generalizzato, una crisi più profonda e di sistema. Probabilmente la crisi più grave di valorizzazione del capitale da molti decenni a questa parte".
"Il lavoro dipendente, il lavoro autonomo parasubordinato, il precariato di massa, la manodopera giovanile in formazione - continua l'appello - si trovano oggi di fronte ad un ricatto quotidiano come quello messo in atto dalla Fiat di Marchionne: o accetti di venderti al prezzo più basso, rinunciando ad ogni diritto acquisito, oppure sei fuori e la tua stessa sussistenza è a rischio. Inoltre, per la prima volta dal dopoguerra questi ceti si trovano a fronteggiare la crisi senza una propria qualificata rappresentanza politica; senza una rappresentanza, cioè, che sia in grado di difenderne gli interessi immediati ma anche di proporre un'alternativa complessiva e di sistema".
Una situazione che, secondo i militanti appartenenti all'ala critica dell'esperienza della federazione della sinistra, ma non solo, rischia di peggiorare ulteriormente con le prossime elezioni politiche, soprattutto se si dovesse arrivare ad un accordo con il centro sinistra. "Questa assenza - prosegue l'appello -questa vera e propria catastrofe della sinistra politica che si è resa manifesta dall'aprile 2008, rende ancora più grave la crisi economica, perché alimenta una pericolosa guerra tra poveri - Nord contro Sud, bianchi contro neri, particolarismo contro particolarismo, lavoro contro ambiente....
"Ma quest'assenza e questa catastrofe non sono un fenomeno casuale e contingente. Sono semmai la conseguenza di un fatto molto semplice: tutti gli spazi di agibilità per ipotesi neoriformiste volte a disegnare un 'capitalismo dal volto umano', quali quelle tentate fino a qualche anno fa, sono oggi chiusi".
Una crisi della sinistra a cui però non corrisponde un assenza di conflitto, di movimenti di protesta e rivendicazione: "Nel frattempo - scrivono i promotori - i metalmeccanici e gli studenti, i precari e i lavoratori immigrati, i senza casa e i disoccupati, occupano i tetti e scendono nelle piazze per resistere alla crisi, ma i conflitti sociali nel paese, che pure si stanno moltiplicando, sono sparpagliati e privi di una sintesi comune. In altre parole, la lotta di classe c'è eccome, ma viene agita solo dai padroni verso le classi subalterne".
Dunque la necessità del porsi la domanda: "Come possiamo essere utili a questo movimento?"
"Non certo - rispondono i promotori - illudendoci di cavalcarlo di egemonizzarlo o di imporre una qualche linea dall'alto. Non è sufficiente oggi essere meri spettatori o proporsi come improbabili sponde esterne. Il rischio è che le speranze di cambiamento sociale che le piazze esprimono vengano nuovamente frustrate dalle politiche inevitabilmente filo-capitalistiche di nuovi 'governi amici'. In questo senso, ci pare chiaro che i tentativi di coinvolgere la sinistra di classe nelle primarie del PD sostenendo il leaderismo di Vendola, esattamente come la cancellazione della effimera svolta di Chianciano e la riproposizione di alleanze governiste da parte della FdS, ci riporteranno sulla stessa strada, sbagliata e fallimentare, dell'Arcobaleno. D'altro canto, non sono sufficienti e adeguate nemmeno le risposte minoritarie finora messe in campo, con micro-partitini o col rifugiarsi in un movimentismo antipolitico inconcludente".
"Noi riteniamo al contrario - si legge nell'appello che ha raccolto oltre 200 adesioni da tutta Italia - che sia necessario urgentemente agire per unire, collegare e salvaguardare le energie conflittuali, difendere le comunità resistenti e le esperienze politiche, in particolare quelle di base; mettere in contatto le diverse realtà critiche presenti nel paese, ancora scollegate e frammentate, al di là dei riferimenti a differenti aree e organizzazioni, per impedire che il dissenso diventi sfiducia e disimpegno".
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