18/02/11 07:36 | autore: danilo soscia foto Stampa

"Il maestro di scherma è simile allo scultore" 0

L'intervista di Pisanotizie ad Antonio Di Ciolo, storico preparatore di medaglie d'oro, inventore di un metodo che porta il suo nome, imitato dal Belgio al Giappone. "Michelangelo vedeva nella pietra l'opera compiuta prima ancora di cominciarla. Il maestro di scherma deve fare lo stesso: liberare il gesto dell'atleta dalla materia superflua"

54297c010182ce343a84e2cac211175a Foto di Marco Benvenuti

Parte oggi su Pisanotizie un reportage in tre puntate dedicate all'attività del Maestro Antonio Di Ciolo, nome di fama internazionale nel mondo della scherma. Dalla palestra in Santa Croce in Fossabanda, frequentata da decine di giovani e giovanissimi, fino ai progetti rivoluzionari rivolti agli schermidori disabili, passando per gli innumerevoli campioni formati alla sua scuola. Le foto che corredano le tre puntate del reportage sono di Marco Benvenuti.

Piccoli schermidori si affrontano sulle pedane. Combattenti in miniatura incrociano i fioretti. Un tappeto sonoro irreale, scandito dai bip lunghi e meno lunghi delle stoccate ricevute e di quelle date. Nessuno bada ai punteggi. Qualcuno ha il nome inciso a caratteri azzurri sulla schiena. Una giovane atleta si lega la coda prima di indossare la maschera, un altro si sistema il guanto e piega la punta dell'arma.

Lui è sempre stato lì, ma il rincorrersi degli schermidori lo aveva nascosto agli occhi. Un uomo dalla barba bianca, perfettamente disegnata, gli occhiali grandi, il gesto secco. Tiene nascosto qualcosa dietro la schiena mentre avanza verso il centro della palestra. Chiama uno dei più giovani per nome mentre, a sorpresa, lancia verso di lui un piccolo cerchio di gomma, ricavato - ce ne acorgiamo solo in seguito - dalla sezione di una sistola da giardino.

Il giovane invocato dall'uomo, con gesto perfetto, plastico, inanella il cerchio sul fioretto, e poi un altro e poi un altro. Alla "sfida" partecipano anche gli altri atleti presenti nella palestra. Raccolgono i cerchi con i fioretti e con le braccia. Un gioco, un modo di essere.

"La prima volta che ho pensato a questo esercizio, i cerchi erano in legno. Poi mi capitò di colpire sul naso un ragazzo e glielo ruppi. Da qui l'idea di utilizzare la plastica..." A parlare è lui, l'uomo che ha "inventato" la scherma a Pisa: Antonio Di Ciolo. Puccini e Sanzo sono stati allievi della sua palestra, discepoli della sua scuola. Ma l'elenco dei campioni che hanno imparato da lui l'arte antica della sciabola, della spada e del fioretto sarebbe infinito.

Antonio Di Ciolo è uno che ama parlare per metafore. Per chi come lui ha elaborato un metodo di preparazione imitato in tutto il mondo, dal Belgio passando dalla Filandia fino al Giappone, è impossibile guardare alla realtà come a un luogo governato da regole rigide: "Ricorda sempre: non il 'come' ma il 'quando'. La scherma è questione di tempi. Ciascun movimento ha un tempo in cui si realizza. Non bisogna anticipare, bensì creare. Non bisogna aspettare, bensì immaginare. La scherma è un'arte e in quanto tale deve essere diretta espressione di chi la pratica, del suo ritmo personale, prima che il rispetto di una serie di regole".

Il nome di Antonio Di Ciolo è legato alla creazione di quel metodo che porta il suo nome. Un insieme coordinato di "giochi" e preparazione fisica che ha letteralmente rovesciato il banco nella storia di uno degli sport più antichi. "Raccontano che accadesse a Michelangelo di immaginare l'opera conclusa già nel blocco di marmo che andava a prelevare in cava. Il suo lavoro consisteva nel sottrarre la materia superflua, nel liberare ciò che già esisteva. Ecco, la preparazione atletica nella scherma segue un processo molto simile. In ogni mano, in ogni corpo c'è un modo di articolarsi, di impugnare l'arma che è unico e che esiste prima ancora che l'allenamento quotidiano formi l'atleta. Il maestro deve 'liberare' il gesto dal superfluo che pesa intorno a esso".

Perché la scherma in tutte le sue numerose declinazioni è ancora uno sport così attuale? "La scherma è nata con l'uomo - risponde serafico Di Ciolo. Essa proviene dal bastone usato per difendersi dai lupi, gli stessi che si aggiravano nella campagne e nell'animo degli uomini".

Spesso banalizzata come pratica sportiva aristocratica, la scherma è ingiustamente considerata un sport per pochi: "La scherma non è una disciplina individuale come si crede. E' uno sport che si fa sempre in due, rappresenta l'essenza stessa degli sport di gruppo".

Mentre si lancia in uno dei suoi racconti, il Maestro mostra un fioretto con la "coccia" in plastica trasparente utile a osservare la posizione della mano, una delle tante sue invenzioni: "Così posso 'leticare' meglio coi bimbi quando impugnano male..."

Gli chiediamo se accetta la definizione di sport minore per la scherma. Ci dà una bonaria pacca sulle spalle: "Siamo 'minori' perché siamo poco chiacchierati, salvo poi aver portato al medagliere italiano più medaglie di qualsiasi altra disciplina. La verità? La scherma è uno sport che crea legami che durano tutto il corso della vita. Fa quello che altri sport non riescono più a fare".

A questo proposito mi indica uno degli istruttori che tutti i giorni seguono con pazienza le decine di ragazzi che frequentano la palestra "Di Ciolo" in Santa Croce in Fossabanda: "Trent'anni fa venne da me un bambino. Mi puntò gli occhi in faccia e mi disse: "Io voglio essere Zorro". Eccolo lì, non ci siamo mai più lasciati da allora".

 

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