Il 2 novembre 2010 l'Ufficio Scolastico Regionale della Toscana, come già era successo per gli uffici della Liguria, del Veneto e dell'Emilia Romagna, ha inviato una nota a tutti i dirigenti scolastici in cui si segnala l'obbligo di istituire la materia alternativa all'IRC (Insegnamento Religione Cattolica). «Per coprire le ore delle attività alternative - si legge nella nota - devono essere prioritariamente utilizzati i docenti totalmente o parzialmente in soprannumero o i docenti di ruolo e non di ruolo la cui cattedra sia costituita con un numero di ore inferiore a quello obbligatorio e, in subordine, i docenti di ruolo o supplenti in servizio nell'istituzione scolastica, che hanno già orario di cattedra, dichiaratisi disponibili a prestare ore eccedenti».
Gli insegnanti di italiano, matematica, geografia o altro ancora vanno insomma a coprire le esigenze di tutti e tutte coloro che decidono di non avvalersi dell'IRC. Se invece nessuno degli insegnanti è disponibile, se cioè nessuno di loro ha ore residue da dedicare agli studenti, esistono dei fondi del MIUR specificatamente rivolti a eventuali docenti di attività alternative, che non gravano sul bilancio dell'istituzione scolastica.
Attivare l'ora alternativa è quindi un obbligo, così come ha recentemente stabilito il Tribunale di Padova, condannando il Ministero dell'Istruzione e un Istituto Comprensivo della zona al pagamento di un risarcimento di 1.500 euro in favore di un'alunna che per un certo periodo aveva dovuto seguire forzosamente l'ora di religione nonostante la sua esplicita richiesta di non avvalersi dell'IRC. L'ora alternativa c'è e ci deve essere per legge.
Un discorso a parte è quello che si fa durante l'ora alternativa. Appena qualche settimana fa il circolo pisano dell'UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) ha inviato una lettera ai dirigenti scolastici della provincia e ad alcune associazioni di genitori per sapere quali fossero i progetti didattici attivati in ciascuna scuola. Su 58 richieste totali, tre sole sono le risposte pervenute, provenienti unicamente da genitori.
La risposta di Arianna Sarti ad esempio, racconta di una vicenda che sembra essere abbastanza frequente nelle scuole pisane: la figlia, che frequenta una prima media dell'Istituto Toniolo, si è trovata a dover scegliere tra la possibilità di "essere smistata" in altre classi durante l'ora di religione oppure rimanere in classe nella condizione di "invisibile".
Dopo aver effettuato alcune ricerche ed essere venuti a conoscenza dei propri diritti, e dopo una kafkiana esperienza presso il provveditorato, come ci ha raccontato lei stessa, i genitori della bambina sono riusciti a far spostare la religione all'ultima ora della mattina così da permettere alla figlia di uscire prima. Soluzione sicuramente accettabile se paragonata alle alternative.
Peggio invece quello che successe all'altra figlia della signora Sarti, che alla scuola materna veniva "rinchiusa" in una stanzina a giocare e a disegnare senza l'ausilio di alcun insegnante, controllata a vista dalla bidella. In tutte le scuole materne statali è infatti prevista l'IRC, mentre in tutte le scuole materne comunali, perlomeno a Pisa, non è prevista, con un'assurda differenziazione del percorso formativo. Le altre due risposte dei genitori hanno semplicemente dimostrato apprezzamento per l'iniziativa e disponibilità a collaborare.
Zero invece le risposte da parte degli Istituti scolastici. Verrebbe quasi da pensare che mancano le risposte perché mancano i contenuti per poter rispondere. O magari è una semplice conseguenza della sempre crescente riduzione di personale, non solo docente, ma anche ATA (amministrativo, tecnico e ausiliario), che non riesce a far fronte a questa richiesta nonostante sembri del tutto legittima.
Eppure, secondo quanto afferma la Conferenza Episcopale Italiana nel suo ultimo censimento, il numero di insegnanti di religione è in aumento, così come, paradossalmente, è in aumento il numero di studenti che decidono di non avvalersi dell'IRC. I "non avvalentisi" sono cresciuti in percentuale variabile tra l'1 e l'1,8% a seconda dell'età , mentre gli insegnanti di religione sono cresciuti del 14% (sono stati 9.360 durante l'anno scolastico 2009-2010).
Possibile? «Abbiamo ipotizzato - ci dice Roberto Grendene, responsabile Campagne ed Eventi dell'UAAR nazionale - che tanti insegnanti "curriculari" stiano smettendo di fare anche gli insegnanti di religione cattolica, cosicché lo Stato deve assumere insegnanti scelti dalla Curia, per insegnare "in conformità della dottrina della Chiesa", come recita il protocollo addizionale del Concordato. Invitiamo tutti i genitori a fare valere i propri diritti e le scuole ad assumere supplenti annuali per l'ora alternativa, senza alcuna spesa per l'Istituto. I miei figli - conclude Grendene - hanno sempre avuto un progetto didattico, un insegnante e un'aula per l'ora alternativa: e sostengono che sia la materia più bella».
E se questa tendenza ad abbandonare l'IRC a favore dell'ora alternativa continuerà, è ragionevole ipotizzare che prima o poi una qualche risposta da parte dei dirigenti scolastici sulle attività previste per la formazione alternativa dovrà pur esserci.
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