17/03/11 10:38 | autore: Marco Cornolti Stampa

Pisa, Israeli Apartheid Week: "Vi spieghiamo cos'è la campagna BDS" 0

Ieri un incontro presso l'Aula Multimediale di Lettere con Stephanie Westbrook e Fouad Roueiha

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Nella giornata di ieri (mercoledì 16 marzo), presso l'Aula Multimediale di Lettere, si è tenuta la seconda iniziativa a Pisa della Israeli Apartheid Week 2011, la settimana mondiale che ogni anno porta il tema del conflitto israelo-palestinese nelle università e nelle città di mezzo mondo.

Da quando e' nata, la campagna ha assunto diverse forme, dal boicottaggio accademico a quello delle merci comuni, dalla pressione sulle aziende italiane per concludere le relazioni commerciali alla richiesta agli enti locali di interrompere le relazioni politiche.

Ospite dell'iniziativa di ieri è Stephanie Westbrook, americana che vive a Roma e portavoce della campagna Stop Agrexco, fondata proprio a Pisa nel 2009. La Agrexco è un'azienda posseduta al 50% dallo Stato Israeliano. Ogni lunedì mattina una nave attracca al porto di Vado Ligure e scarica i suoi prodotti agricoli, per la maggior parte provenienti dai Territori Occupati della Cisgiordania e destinati per l'80% ai mercati europei.

"L'Agrexco - spiega la Westbrook - è l'obbiettivo perfetto per la campagna perché coinvolge i consumatori normali. Chiunque compri i prodotti ortofrutticoli deve scegliere, ogni volta che si reca in un supermercato, se acquistare o no i frutti dell'occupazione".

"La campagna - continua - in toscana è stata orientata principalmente verso la Coop, con incontri con la direzione e volantinaggi nei punti vendita. Già dal primo incontro abbiamo avuto un risultato: la Coop ha deciso di sospendere la vendita di questi prodotti. La motivazione: impossibile per il consumatore capire se la merce provenisse dal suolo di Israele oppure dai territori occupati in Cisgiordania. In seguito alla presa di posizione di Coop, siamo stati duramente attaccati e la Coop ha fatto marcia indietro". L'Agrexco infatti ha sottoscritto un accordo con Coop che prevede la segnalazione di una denominazione differente per i prodotti a seconda della provenienza, dunque nessun boicottaggio.

Ma la campagna non è limitata dai confini del bel paese. In Francia, dove e' più radicata, l'obbiettivo è il colosso Carrefour. Nei prossimi mesi proprio a Parigi verrà ospitato il primo meeting europeo di Stop Agrexco.

Ma quanto e' efficace questa campagna? Secondo Westbrook, il danno economico non è il vero obbiettivo della campagna, e difficilmente si potrà incidere sulla galoppante economia Israeliana: "Il nostro lavoro e' soprattutto sull'immagine, e riguardo ad Agrexco siamo in parte riusciti nell'intento. Le azioni dirette nei supermercati hanno funzionato bene, molte persone rispondono positivamente e decidono di non comprare". Ma i volantinaggi non bastano: "Sabato scorso abbiamo deciso di fare qualcosa di più pittoresco, adottare un livello di comunicazione più satirico. Alcuni di noi hanno composto una canzone sulle note di 'Mambo Italiano', scelta perché molto conosciuta anche all'estero: abbiamo tutti imparato le parole di 'Mango Israeliano', che abbiamo cantato dentro il supermercato con tanto di balletto e un ridicolo costume da mango gigante. L'obbiettivo non era tanto l'iniziativa ma soprattutto il video che abbiamo girato e pubblicato su Internet, così che tutti lo possano vedere".

Il secondo intervento spetta a Fouad Roueiha, giornalista di Amisnet (Agenzia Multimediale di Informazione Sociale), esperto del panorama dei media alternativi arabi. E' lui a lanciare l'idea di un nuovo boicottaggio. "Tra Tel Aviv e Gerusalemme - spiega Roueiha - è adesso in costruzione una linea ferroviaria ad alta velocità. Di per sé niente di male, se non fosse che questa TAV passa per 2 paesini in Cisgiordania. I paesi sono collocati a ridosso del muro di separazione che li circonda da 3 lati e la ferrovia di nuova costruzione li chiuderebbe anche dal quarto lato. Ovviamente gli abitanti della cisgiordania non potrebbero usufruire della linea".

Cosa ha a che fare questo con il BDS? "La linea - spiega ancora Roueiha - viene costruita anche con l'aiuto di aziende straniere, tra cui l'impresa italiana Pizzarotti, colosso dell'ingegneria civile che costruirà il più lungo dei tunnel della TAV Israeliana".

Continua Roueiha: "Se questa azienda viene sottoposta alla giusta pressione, può rinunciare al bando. Lo statuto dell'azienda fa riferimento anche al rispetto delle comunità locali coinvolte, e in questo caso le comunità palestinesi sono ovviamente contrarie alla costruzione della linea. Persino le convenzioni di Ginevra vietano l'utilizzo del territorio occupato a vantaggio esclusivo dell'occupante. Qualcosa su questo possiamo provare a dirlo. Abbiamo cominciato a proposito un dialogo con il più grande sindacato del settore, il Fillea-CGIL, per capire come muoversi".

Per quanto riguarda le associazioni sparse per le città italiane, "Pizzarotti - suggerisce Roueiha - partecipa a molti bandi per amministrazioni locali, e su questi possiamo agire. Ci sono molti enti locali che fanno parte del network degli "enti locali per la pace". Possiamo chiedere per coerenza a questi enti che la Pizzarotti non partecipi a tali bandi, in modo da influenzare così le sue politiche".

 

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