"It's A Shame About Gemma Ray". Questo il titolo dell'album che qualche mese fa ha illuminato la scena musicale inglese, portando alla ribalta un'artista che sembrerebbe naturalmente votata al ruolo di "divina": Gemma Ray.
Sedici tracce di origini diverse, levigate fino a eliminarne la superficie, un album di cover - è questo l'aspetto davvero incredibile - composto in cinque giorni suonando una chitarra effettata
e accompagnata dal solo percussionista Matt Verta-Ray.
Un disco istantaneo, entità rara nelle ultime due decadi musicali, che guarda, ma senza emulare, a Pj Harvey, Johnny Cash, evocando e rinnovando insieme lo stile portato in voga nelle trame 'tarantiniane' da Nancy Sinatra ("My Baby Shot Me Down", tanto per fare un esempio).
Un pezzo per tutti: la sonicyouthiana "Drunken Butterfly" cantata sul tema di Rosemary's Baby , bastard pop senza computer da far invidia a Cohen e a Polly Jean: un piccolo capolavoro che si imprime nella memoria con una naturalezza quasi commovente.
Blues, folk stradaiolo si intrecciano nelle canzoni di Gemma Ray, misteriosi e solitari dietro una voce che sa essere calda e inquietante, una sobrietà che sa evocare la solitudine degli spogli paesaggi che hanno ispirato la scrittura, così come accade in quello che è forse il secondo gioiello dell'album citato, 'Swamp Snake'.
Le "definizioni" per Gemma si sono sprecate: "la nuova regina del folk psichedelico" (Mojo), una "intoccabile del Pop capace di farci dimenticare Isobel Campbell" (NME), una "nuova eroina sexy che sta tra Nina Simone e Loretta Lynn" (Midem Magazine).
Qualcuno addirittura ha evocato le Shangri-Las prodotte da David Lynch. Tutte affermazioni vicine al vero, non c'è che dire. Ma, come sempre accade per artisti complessi dalla personalità irriducibile ad altre, sono gli "ingredienti" a fare la differenza. I riferimenti obbligati vanno dunque a certo pop melodrammatico di metà anni '60, alle colonne sonore che hanno battuto il tempo di molti film noir e ai percorsi sonori di Phil Spector.
Eppure non manca una sorta di attitudine verso il soul "maledetto" alla Billie Holiday, con riferimenti a certo Country debordante anche per mezzo di una capacità vocale davvero rara.
E' solo vintage l'universo di Gemma Ray? La risposta è un deciso "no". Le morbide strutture melodiche delle sue canzoni sono assolutamente originali e innovative, forti di una sensualità oscura e misteriosa che trapela tutta presenza scenica ammaliante.
Paesaggi sonori allucinati e dal grande potere evocativo, misteriose melodie che paiono uscite dai boschi di "Twin Peaks", originali marchingegni melo. Elementi chiave che ritroviamo nella musica della nuova "divina" dell'altro-pop.
Questa sera Gemma Ray si esibirà sul palco dell'ex-Wide di Pisa alle ore 22.
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