18/03/11 07:39 | autore: redazione Pisanotizie Stampa

“È proprio indispensabile mandare i bimbi in caserma?” 0

Un intervento del Circolo UAAR di Pisa sulla “Giornata della Solidarietà” prevista per il prossimo 27 marzo

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Si allarga il fronte delle associazioni pisane che esprimono la propria contrarietà rispetto alla visita dei bambini e dei ragazzi durante l'orario scolastico alla caserma Gamerra, in occasione della Giornata della Solidarietà promossa dall'Associazione Ciardelli Onlus in collaborazione con il Comune di Pisa.

Un dibattito che ormai da oltre un mese si articola in città e che col tempo vede partecipare tutti i soggetti coinvolti, dai promotori dell'iniziativa, alle associazioni pacifiste, ai genitori ai partiti, agli insegnanti

Pubblichiamo di seguito l'intervento del Circolo UAAR (Unione Atei Agnostici Razionalisti) che prende posizione al riguardo.

Il Circolo UAAR di Pisa sta seguendo con interesse il dibattito cittadino che si è sviluppato intorno della «Giornata della Solidarietà» promossa anche quest'anno dall'Amministrazione Comunale di Pisa. Nata da un nobile intento - promuovere l'edificazione presso il Meyer di Firenze de "La Casa dei Bambini di Nicola" destinata ad accogliere bimbi stranieri bisognosi di cure urgenti, questa Giornata ha un percorso preparatorio complesso e articolato che termina in modo piuttosto contraddittorio rispetto agli obiettivi dichiarati.

Infatti, i bambini di alcune scuole dell'infanzia, delle primarie e delle medie di Pisa, dopo essere stati «coinvolti in un progetto della durata di alcuni mesi, durante i quali é stato possibile far conoscere le molte problematiche connesse alle missioni umanitarie e di pace nelle aree di guerra», al termine del percorso verranno condotti dagli insegnanti, durante l'orario scolastico, nella caserma della Brigata Folgore per celebrare «una giornata gioiosa dedicata ai bimbi e alla condizione dei bambini nelle aree di guerra».

Ovviamente, un percorso di pace per bimbi piccini che termina in caserma non può che dar luogo a polemiche. I gruppi pacifisti che fanno riferimento alla nonviolenza e alla tolleranza come elemento fondante di un'educazione alla soluzione dei conflitti ci hanno correttamente ricordato l'esistenza di importanti documenti dell'ONU che tutelano il diritto dei minori a questo tipo di impostazione educativa laica e tollerante. Da un punto di vista strettamente pedagogico, anche a noi interesserebbe capire come sono stati illustrati a bambini molto piccini - che vanno dai 3, 4, 5 fino a 13 anni - concetti così complicati e controversi senza ricorrere a manichee semplificazioni del tipo buono/cattivo. Semplificazioni certamente facili da capire, ma con il non piccolo difetto di essere fuorvianti e quindi diseducative per chi non ha ancora sviluppato autonome capacità critiche. Così come ci piacerebbe capire perché mai questo percorso debba necessariamente terminare con una festa in una caserma che, a lume di naso, non sembra essere il luogo più indicato ove celebrare una gioiosa giornata dedicata ai bimbi.

Ma diamo pure per scontato che il percorso educativo delineato sia ineccepibile, e concentriamoci solo su aspetti apparentemente secondari che interessano i figli di non credenti quali noi siamo.

Essendo molto opinabile che il percorso didattico debba concludersi nel modo prospettato, meritoriamente l'assessora Chiofalo ha rassicurato i genitori che non vogliono mandare i loro figli in un luogo ritenuto intrinsecamente diseducativo: chi non vuole non sarà obbligato a mandare i bimbi in caserma. Benissimo. Ci siamo così venuti a trovare in una situazione identica all'Insegnamento della Religione Cattolica (IRC) per i bimbi piccini nelle scuole statali. Quindi, per risolvere i problemi, è possibile trarre spunto dalle soluzioni alternative all'IRC.

In particolare, l'Assessora dovrebbe preoccuparsi affinché ogni scuola predisponga dei programmi alternativi nella Giornata della Solidarietà da fare in classe e non in caserma. A lei ricordiamo che organizzare l'Insegnamento Alternativo all'IRC è divenuto obbligatorio, come sentenziato dal TAR di Padova. Se vuole essere corretta e democratica fino in fondo deve perciò impegnarsi a costruire l'alternativa alla caserma, possibilmente completando il percorso didattico in classe.

La seconda questione che solleviamo è di più facile soluzione. Le ricordiamo che durante l'orario scolastico non sono consentiti riti religiosi - ovviamente cattolici - a cui partecipino scolari. E' quindi opportuno che i bambini che si recheranno in caserma non partecipino ad alcuna Santa Messa, come prevista nel programma dello scorso anno a inizio Giornata. Inoltre, per lo stesso motivo, cioè la non discriminazione, è assolutamente opportuno che nessun religioso cattolico presenzi in caserma a cerimonie ufficiali di qualunque genere esse siano.

Concludiamo sottolineando un'ovvietà: qualunque politica porti a separare una scolaresca composta da bimbi piccini - indicativamente di età inferiore a 10-11 anni - sulla base delle opinioni dei loro genitori è, come minimo, pessima dal punto di vista educativo. Nell'invitare tutti i cittadini, comunque la pensino, a non mandare i loro figlioli in caserma, rivolgiamo una domanda retorica all'assessora Chiofalo che spesso abbiamo avuto modo di apprezzare. Poiché, per essere coerentemente democratici e pluralisti, nella Giornata della Solidarietà dovrebbe comunque predisporre un programma da svolgere a scuola, forse non varrebbe la pena prodigarsi tanto per mandare i bimbi in caserma. Tanta fatica ed energia per un ritorno di immagine negativo sull'Amministrazione sembra sprecata. Ci pensi per il futuro.

Circolo UAAR Pisa

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