Con questa puntata cominciamo un viaggio nei luoghi attraversati dal tracciato della nuova tangenziale nord-est. Sull'impatto paesaggistico e urbanistico si è a lungo discusso, rimane in ombra l'impatto psicologico: cosa si pensa, quali paure e speranze, come cambia la percezione dei luoghi. Giacché un paesaggio è anche negli occhi di chi lo guarda, nelle abitudini di chi lo abita, nell'immaginario e nei progetti per il futuro.
A nord di Ghezzano, dove la tangenziale dovrebbe raccordarsi alla viabilità esistente, le traverse di via Puccini sono adesso finestre aperte sui campi. La sensazione di improvvisa liberazione acquista contorni determinati non appena si intravede l'acquedotto Mediceo che attraversa la campagna, l'ha accompagnata nei secoli e continua a proteggerla con la sua presenza.
Mi racconta la sua storia l'architetto Massimo Gasperini, che è nato e ha sempre abitato qui - da bambino frequentava la scuola elementare di via Puccini, oggi in abbandono.
L'acquedotto fu costruito per dare acqua alla città che, al centro di una zona così fertile, beveva quella malata dei pozzi, e diventò un cordone ombelicale che legava Pisa al suo monte. Poi, caduto in disuso, rimase una presenza importante, ingombrante per gli speculatori, esigente con gli amministratori, dai quali ha preteso cure e protezione. Ironico, ha fatto credere a molti di essere un antico acquedotto romano: bugia arguta, che ha dato a queste campagne un'aura di mistero e che, al suo fondo, allude alla storia delle bonifiche romane. Si burla anche del progetto della nuova tangenziale: "Come mi sorpasserete? - domanda l'acquedotto - Con un sottopasso, sì ma l'avete progettato curvo: sapete quanto costa? E poi come fate a garantire le mie fondamenta? Non avrete certo il coraggio di buttar giù otto o dieci archi!".
Questi luoghi, rimasti intatti dal punto di vista paesaggistico, sono molto più fragili di vent'anni fa, quando ancora c'era una fitta rete di socialità, legata per lo più al lavoro dei campi; adesso sono diventati una periferia, le persone che abitano qui lavorano altrove e non si conoscono, ed è facile depredare una terra di nessuno.
"E dunque come farai a continuare a proteggere questi luoghi?"
"Sono vecchio e malandato, è vero, ma già da tempo vado riannodando fili. Eugenio, che ha un campo qui, ha eletto uno dei miei archi a suo nume tutelare e si è dedicato all'agricoltura biologica; Sergio, un pensionato che abita poco distante, si è messo sulla strada a raccogliere firme perché non mi lasciassero crollare; le persone qui si incontrano: dal nulla è nato un comitato che mi protegge."
Lo stesso Massimo Gasperini non ha ritrovato qui l'ambiente della sua infanzia e quando ha aperto il suo studio non conosceva nessuno, aveva in mente di realizzare un progetto sull'acquedotto, ma non trovava un'occasione. Un giorno decide di non aspettare più e va per un un sopralluogo. Capita proprio nel campo di Eugenio, che pensa invece sia stato mandato per realizzare la tangenziale: "Tanto lo so che volete buttar giù tutto!" lo investe. E Massimo, serio: "Sì, sì; adesso prendiamo le misure, e poi qui si deve sbaraccare." Lo scherzo serve per rompere il ghiaccio, e tramite Eugenio Massimo conosce anche Sergio. Incontra poi uno storico, che abita a Pugnano, e che ha ricostruito in gran parte la storia dell'acquedotto. Da questi incontri è nato un progetto di recupero che verrà presentato all'Unione Europea e che è diventato il tema di un libro fatto da un gruppo di ricercatori (tra i quali appunto Massimo Gasperini e Mario Noferi, lo storico di Pugnano); è nato un comitato che, in questi giorni, ha presentato più di cento obiezioni, puntuali e circostanziate, al progetto della tangenziale; e sta sorgendo e diventa sempre più concreta un'idea diversa di sviluppo di questi territori, basata sull'agricoltura biologica e sulla ricerca della qualità della vita.
Dallo studio di Massimo si vede l'acquedotto: "Quando sarà fatta la tangenziale, si potrà ancora andare a piedi fin laggiù?" gli chiedo. Mi corregge subito: "Se si farà la tangenziale" e sorride. La sua posizione in merito è molto articolata: "Se serve, va bene: ma deve essere progettata in modo diverso, in modo compatibile con il territorio, senza inutili sprechi, e pensata per servire quella che è ormai l'area vasta di Pisa, Calci, San Giuliano e i paesi lungo il monte".
Per noi la tangenziale è l'occasione per un viaggio nei territori a nord di Pisa: dedicheremo un'altra puntata a Ghezzano, poi andremo verso Asciano, nel cuore delle campagne, traverseremo la via del Brennero, toccheremo il villaggio le Maggiola e i Passi, e arriveremo fino a Madonna dell'Acqua, dove il tracciato sfocia nell'Aurelia. Ma la tangenziale non sarà soltanto un pretesto: il fatto che ci sia un progetto e che si cominci a sentire l'imminenza dei lavori svela dinamiche interessanti, che altrimenti rimarrebbero sopite.
Lucio Bontempelli
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