Diciamolo:
"Puzzillo, gatto gentiluomo" è un piccolo, grande
capolavoro della letteratura per l'infanzia. Una delle poche parabole
sulla tolleranza, uscite da quella fucina dai fatturati stellari che
è la produzione di libri per i più piccoli, esente da buonismo e un
certo pietismo di seconda mano troppo spesso volto a banalizzare
concetti fondamentali quali la convivenza e il rispetto delle
differenze spiegato ai più piccoli.
La
storia "vera" di un buffo gattino randagio con abitudini un
po' imbarazzanti, e del suo arrivo nella famiglia che lo adotta,
diventa l'alibi per raccontare un universo alieno e familiare
insieme, intollerabile eppure degno di amore. Le abitudini del citato
gatto si possono intuire facilmente (nomen est omen), ma come spesso
accade nella vita, non si sa chi ha più fortuna, se chi accoglie o
chi è accolto.
Concetto
diffuso in tutta l'opera di quel geniale illustratore-narratore che è
Antonio Ferrara e che, in tempi di profughi in cerca di una vita
migliore e di comunità che si ribellano al loro arrivo (il
riferimento ai fatti di Calambrone è del tutto casuale...),
tracciano un perimetro di colore e di illogica bellezza intorno a
brevi, quanto intense, narrazioni sull'importanza di essere diversi e
di insegnare, e dunque armonizzare, la propria diversità con il
resto del mondo.
Un
universo che Ferrara sa ben comunicare attraverso le sue figure
ironiche e dilatate, le quali riescono a corrispondere un
immaginario infantile ma sono piene di una maturità artistica che lo
pongono al pari di grandissimi dell'arte dell'illustrazione.
Nato
a Portici, vicino a Napoli, nel 1957, Antonio Ferrara vive a Novara
con sua moglie Marianna, sua figlia Martina e coi gatti Simba e
Minou, elemento biografico questo di "fondamentale importanza".
Ha compiuto studi artistici e ha lavorato per sette anni presso una
comunità alloggio per minori, dove ha imparato a frequentare i sogni
dei bambini e a non prendersi mai troppo sul serio. Tiene laboratori
di illustrazione e scrittura creativa per ragazzi e per adulti presso
scuole, biblioteche, librerie, associazioni culturali e case
circondariali.
Si
è citato "Puzzillo" quale prima, irripetibile gemma della
sua produzione, ma Antonio Ferrara è autore prolifico e annovera
decine di libri nel suo colorato carnet. Da "Pane arabo a
merenda", a "A braccia aperte" (entrambi per Falzea);
da "Come i pini di Ramallah" fino a "I suoni che non
ho mai sentito" (Fatatrac) e, ancora, quella che è stata la sua
consacrazione per il grande pubblico, ovvero "Anguilla"
pubblicato dal maggior editore di letteratura per l'infanzia che è
Salani.
Anguilla
è un cittadino egiziano che sta trascorrendo un breve periodo di
detenzione in un carcere italiano. Deve il suo soprannome al suo
corpo, lungo e sottile, ma dell'anguilla ha anche un'altra
caratteristica: con il pensiero è in grado di sgusciare tra le
sbarre, e viaggiare.
Attraversa
i ricordi della sua famiglia, al Cairo, nelle luci, nei colori, nei
profumi e nei rumori della sua città. Grazie a questo, riesce a
trascorrere quel periodo buio, dove tutto è "frammentato",
con serenità.
Attraverso
la vicenda di un detenuto extracomunitario, il libro ha l'infinito
pregio di riuscire a trattare argomenti universali, comuni a tutti
noi, a nostra volta chiusi troppo spesso in prigioni quotidiane,
rivolgendosi ai bambini e, contemporaneamente, a coloro che sono
incaricati dell'arduo compito di indicare loro, anche attraverso la
letteratura, una strada nel mondo.
Questa sera alle 21.15 l'incontro con lo scrittore-illustratore presso la Biblioteca Comunale di Cascina
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