12/04/11 09:05 | autore: Lucio Bontempelli foto Stampa

Ghezzano, sospesa tra la campagna e la periferia della città 1

Prosegue il nostro viaggio nei luoghi attraversati dal tracciato della nuova tangenziale. Andiamo alla scoperta della zona a nord di Ghezzano, seguendo l'orientamento regolare della bonifica, fatta in epoca romana e ripresa in epoca lorenese, per indagare i possibili effetti della tangenziale sull'ambiente e sul tessuto sociale

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Prosegue il nostro viaggio nei luoghi attraversati dal tracciato della nuova tangenziale. Dopo il colloquio con l'architetto Massimo Gasperini, andiamo alla scoperta della zona a nord di Ghezzano.

Non appena si lascia via Puccini, che collega via del Brennero alla Vicarese, si è nel silenzio luminoso della campagna, su stradine strette che costeggiano i fossi e di casa in casa, aprendosi a poderi e giardini, attraversano la pianura: seguono l'orientamento regolare della bonifica, fatta in epoca romana e ripresa in epoca lorenese, intersecano sentieri importanti, come la striscia d'erba che si avventura tra i campi seguendo il fosso delle Fontanelle fino ad Asciano, e finalmente, se si perdesse la via, basterebbe un'occhiata verso l'acquedotto per ritrovarsi.

La nuova tangenziale, mi racconta Marco, un ingegnere in pensione, corre per quasi tutto il suo tracciato di là da via Puccini; nell'ultimo tratto piega però a nord, l'attraversa (dove ora c'è un filare di pini ci sarà una grande rotonda), viene qua, taglia i campi e alle nostre spalle, con una seconda curva, riprende la sua direzione; avvolti dal traffico siamo tagliati fuori dalla pianura di Asciano, le stradine fuggono nel fondo della campagna, qui restano mozzate e senza sbocco, e la dolcezza di questi luoghi si fa irreale. "Non sappiamo più come fermarli" dice con accento angosciato Silvia, che abita proprio davanti alla futura rotonda.

La doppia curva della tangenziale è ben nota a molti lettori di Pisanotizie: "Avendo visto l'assurdità di quel tracciato, se avessi casa lì, mi arrabbierei parecchio", si legge in un commento, e le immagini che alleghiamo, elaborate dai tecnici del comune di San Giuliano, ben documentano l'impatto che dovrebbe avere su questi territori la nuova viabilità.

Il problema però è che il tessuto sociale di queste zone, diventate negli anni una periferia della città, viene messo a dura prova da questo progetto: tutti vogliono un ambiente salubre, ma l'ambiente è un bene concreto se si sente di poterlo conservare, altrimenti ciascuno tenta di salvare almeno i propri interessi; quasi tutti vorrebbero costruire qualcosa, una casa per il figlio o un casotto per gli attrezzi, e si guardano l'un laltro con diffidenza. In questo periodo sempre nuovi campi diventano edificabili, spesso con il vincolo esplicito di una progettazione in armonia con la nuova tangenziale ("perché" si chiede Marco commentando gli ultimi documenti pubblicati sul sito del comune "non sono mai recepite le osservazioni a tutela dell'ambiente, mentre quelle che spingono verso la cementificazione si?"), e così prende corpo l'idea che qui la campagna non esista più e il senso di estraneità si percepisce persino quando si cambia argomento, e si parla del passato e dei ricordi.

Marco ha lavorato all'estero, e per tanti anni questi luoghi sono stati un'Itaca dove sperava di tornare; Silvia invece vive qui da trent'anni, ma ugualmente si perde quando le chiedo di raccontarmi qualcosa, come se anche lei in realtà fosse stata altrove. Mi dice che il tempo è tiranno, e che preferirebbe vivere nella società pre-industriale, piuttosto che in quella industriale: "nella società industriale le persone non hanno più il tempo di incontrarsi"; osservazione che dà l'idea che non si sappia neppure da dove cominciare e che per fare società sia perduta la ricetta.

E' Elena, la figlia di Silvia, che quando si trasferirono qui aveva undici anni, a descrivermi con nitida nostalgia l'aspetto che avevano questi luoghi. Prima via Puccini non era così trafficata, e c'era la scuola elementare: dove ora si sente il rumore del traffico, si sentivano le voci dei bambini. La città era lontana, quando d'inverno usciva per prendere il pullman delle sette del mattino si trovava in mezzo alla notte vasta della campagna. A Ghezzano, dove ora c'è un centro commerciale, c'era "tutto per la casa", un bazar di paese dove si poteva trovar di tutto. A Cisanello non c'era nulla e attorno casa i contadini: i bambini vedevano mungere le mucche e andavano a giocare nei campi.

Elena però non è battagliera come gli altri, secondo lei i politici non dicono le vere ragioni delle loro decisioni, e così le discussioni restano confinate su un falso terreno, mentre tutto è già stabilito. E poi è davvero per un interesse collettivo che le persone protestano? Se spostassero la tangenziale un po' più in là, devastando altri luoghi, si protesterebbe lo stesso anche qui?

Si dovrebbe fare uno sforzo per superare i limiti del proprio interesse personale, il che forse non significa essere meno egoisti, ma trovare interessi collettivi e il modo per esprimerli, ritrovare la ricetta per fare società. Ma perché sforzarsi, se tanto le decisioni son già prese e non si possono discutere?

Non c'è via d'uscita da questo labirinto: restano le stradine ad accompagnarmi verso il centro della campagna, in una zona non toccata dalla tangenziale, dove faccio un incontro straordinario. Ce ne occuperemo la prossima volta.

Leggi anche la prima puntata:

- Viaggio lungo la tangenziale che verrà

- Guarda le foto dell'acquedotto mediceo

Questo articolo contiene 1 commenti.

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2011/04/12 15:04:00 Roberto Morelli per favore, non chiamatela più tangenziale, perché non lo è più (o forse non lo è mai stata)

io propongo: nuova e inutile gimcana di ingresso in Pisa

Bombe a Brindisi. Don Ciotti: "Attacco alla società civile" - di

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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