"Umanamente mi dispiace: certamente era una persona che ci
poteva dire molte cose e che si è portato nella tomba i suoi
segreti. Ma io non ce l'ho con lui". Così Loris Rispoli,
presidente dell'associazione '140' che riunisce alcune famiglie delle
vittime del Moby Prince, commenta la notizia della morte di Renato
Superina, comandante dell'Agip Abruzzo, la petroliera contro la quale
finì il traghetto della Navarma il 10 aprile 1991 nella rada di
Livorno.
"E' stato uno dei pochi che non ha mai parlato - prosegue
Rispoli. Ma io, alla fine, ce l'ho più con Albanese", l'allora
comandante del porto che coordinò i soccorsi, "e con l'armatore
del traghetto perché a leggere le sentenze chi ha manomesso la
timoneria e chi non ha mantenuto in sicurezza il traghetto era la
compagnia di navigazione".
Il Comandante dell'Agip Abruzzo era originario di Fiume e viveva a
Genova. Era malato da tempo: a causa dei suoi problemi di salute non
riuscì neanche a sostenere il colloquio con i magistrati livornesi
che dal 2006 al 2010 hanno condotto l'inchiesta bis sulla tragedia
del Moby Prince.
Secondo i familiari delle vittime (in particolare i figli del
comandante del traghetto) restano ancora diversi punti oscuri sulla
sciagura e tra questi la posizione della petroliera al momento
dell'impatto.
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