19/07/11 07:51 | autore: la redazione foto Stampa

Piazza dei Cavalieri: "Diciamo no alla deriva securitaria, sì alla ripresa di un dibattito democratico" 0

Dopo gli annunci dei giorni scorsi si è tenuta nella serata di ieri l'assemblea cittadina in uno dei luoghi "simbolo" dell'attuale dibattito su convivenza e spazi sociali. Tijuana Project, Collettivo Universitario Autonomo, Aut Aut, Sinistra Per..., Rifondazione Comunista, Sinistra Ecologia e Libertà, Cobas, Progetto Rebeldìa e comitati hanno dato vita a un dialogo a più voci sugli ultimi fatti che hanno riguardato la piazza

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Tijuana Project, Collettivo Universitario Autonomo, Aut Aut, Sinistra Per..., Rifondazione Comunista, Sinistra Ecologia e Libertà, Cobas e Progetto Rebeldìa, le realtà cittadine che ieri sera (18 luglio) si sono date appuntamento in piazza dei Cavalieri per un'assemblea cittadina a partire dal presupposto "No alla deriva securitaria in città". Sullo sfondo le vicende che hanno riguardato Dario, il giovane normalista arrestato dai carabinieri alcuni giorni fa durante una festa presso la Scuola Normale per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni gravi.

Il processo nei confronti del giovane dottorando della Normale si celebrerà a settembre, ma dopo la scarcerazione del ragazzo - avvenuta 48 ore dopo l'arresto - la polemica sui fatti avvenuti è diventata quasi interamente politica, non fosse stato poi per le dichiarazioni del sindaco Marco Filippeschi che hanno sollevato non poche polemiche per l'appoggio incondizionato espresso verso l'operato delle forze dell'ordine.

"Problemi comuni della vita quotidiana - avevano scritto nell'appello di convocazione dell'assemblea - che tante città anche molto più grandi di Pisa affrontano senza drammi, qui sono portati all'esasperazione. Il sindaco, con il suo ormai abituale ricorso alle forze dell'ordine per governare i fenomeni sociali, e con le sue recenti affermazioni, contribuisce non poco ad alzare il livello del conflitto. Sua responsabilità sarebbe invece affrontare e risolvere i problemi politicamente, e ripristinare un clima di convivenza democratica".

Ad aprire il pubblico dibattito è stata Aut Aut che ha ricondotto al centro il "problema" poi eviscerato nel corso della serata: "Quando mancano modelli politici e sociali forti, allora si delega la gestione della società stessa all'ordine pubblico: il risultato è davanti agli occhi di tutti". "Non si riesce a muoversi da questa posizione - dicono da Aut Aut - le istituzioni pisane sono sorde e cieche rispetto alle richieste degli individui, è dunque necessario appropriarsi di spazi di democrazia reale come questa piazza".

E' poi intervenuto Paolo Arduini figura "storica" dei comitati di quartiere: "Si rischia davvero di creare una richiesta di sicurezza assolutamente folle. Bisogna proporre un sistema di regole condivise, non calate dall'alto né garantite dalle forze dell'ordine. Regole di buon senso che ci faranno incontrare sullo stesso piano e ci faranno uscire dalla spirale".

A lanciare messaggi specifici alle realtà della sinistra è Federico Giusti della Confederazione Cobas: "Quello che è accaduto a Dario, poteva accadere a tutti noi, poteva accadere a quel proletariato urbano che è stato espulso da centro cittadino per andare a vivere in periferie dormitorio. Ci sono stati troppi silenzi intorno a questa vicenda. Per primo quello della Camera del Lavoro che tace sulla militarizzazione di questa piazza, e poi l'Arci, simbolo un tempo di una socialità popolare e consapevole, i cui circoli ormai sono omologati al resto degli altri locali".

I ragazzi del Tijuana Project, a loro volta, hanno ricordato la recente occupazione, e il conseguente sgombero, di Palazzo Mastiani: "Il progetto di autorecupero di un bene pubblico voleva essere anche un tentativo di democrazia reale a fronte di una totale chiusura, e il fatto che questo provenisse dal mondo studentesco è la dimostrazione che gli studenti non vogliono essere inseriti in percorsi differenziali, ma chiedono ascolto e partecipazione attiva".

In piazza anche il Progetto Rebeldìa, punto di riferimento per molti di coloro che in città partecipano al dibattito sulla gestione degli spazi sociali. "Dall'ultima volta che ci siamo incontrati in questa piazza il quadro è peggiorato. Eventi come quelli capitati a Dario possono rappresentare punti di non ritorno per quanto riguarda la tenuta democratica della città. Riponiamo con forza il problema della democrazia, perché oggi si stanno chiudendo le porte a chi, secondo il Palazzo, non ha diritto di parola. Bisogna dunque allargare il fronte e da settembre procedere con una marcia in più: sfidiamo l'amministrazione su questo livello di discussione".

Prende la parola anche Federico Oliveri, segretario comunale di Rifondazione Comunista: "Il modello espresso da questa giunta è arrivato al capolinea: La città dovrà impegnarsi in un lavoro di lunga lena per scardinare quanto essa ha sedimentato nell'immaginario di tutti in merito a sicurezza e convivenza tra le parti sociali". E Francesco Cecchetti di Sel ha definito "dannose e pericolose le contrapposizioni tra le parti che quotidianamente attraversano questa piazza. Ribadiamo che non ci sono piaciute le parole pronunciate dal sindaco il giorno in cui Dario è stato incarcerato".

Interviene all'assemblea anche il Progetto Prendocasa: "No a una città dove la gestione di ogni problematica sociale è delegata alla Questura. Quanto è avvenuto è la logica conseguenza di atti come il patto per la sicurezza e le ordinanze presenti nel pacchetto "Pisa città sicura". Intanto siamo diventati la città dell'Hub e dei bambini condotti in caserma come attività ricreativa".

"Le tematiche della socialità - ricorda Sergio Bontempelli dell'associazione Africa Insieme - non sono disconnesse dai problemi che affiggono l'immigrazione cittadina. Il conflitto si origina dalla continue contrapposizioni tra migranti/italiani, rom/non-rom, studenti/residenti, dimenticando come la città sia un bene comune che va gestito congiuntamente da tutti".

Quasi in chiusura di assemblea interviene anche il consigliere comunale del Pd, Marco Bani: "Da piazza dei Cavalieri potrebbe partire un nuovo civismo, molto simile al modello napoletano. Mi chiedo però se la piazza non possa essere vissuta diversamente e se la forma, in questo caso, non sia anche sostanza. Il confronto può essere ritrovato solo attraverso regole condivise. Parlare, discutere, dialogare e ricordare che c'è stato sì un uso sproporzionato della forza pubblica, ma poi la piazza non è stata più presidiata".

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