Tijuana
Project, Collettivo Universitario Autonomo, Aut Aut, Sinistra Per...,
Rifondazione Comunista, Sinistra Ecologia e Libertà, Cobas e
Progetto Rebeldìa, le realtà cittadine che ieri sera (18 luglio) si
sono date appuntamento in piazza dei Cavalieri per un'assemblea
cittadina a partire dal presupposto "No alla deriva
securitaria in città". Sullo sfondo le vicende che hanno
riguardato Dario, il giovane normalista arrestato dai carabinieri
alcuni giorni fa durante una festa presso la Scuola Normale per
resistenza a pubblico ufficiale e lesioni gravi.
Il
processo nei confronti del giovane dottorando della Normale si
celebrerà a settembre, ma dopo la scarcerazione del ragazzo -
avvenuta 48 ore dopo l'arresto - la polemica sui fatti avvenuti è
diventata quasi interamente politica, non fosse stato poi per le
dichiarazioni del sindaco Marco Filippeschi che hanno sollevato non
poche polemiche per l'appoggio incondizionato espresso verso
l'operato delle forze dell'ordine.
"Problemi
comuni della vita quotidiana - avevano scritto nell'appello di
convocazione dell'assemblea - che tante città anche molto più
grandi di Pisa affrontano senza drammi, qui sono portati
all'esasperazione. Il sindaco, con il suo ormai abituale ricorso alle
forze dell'ordine per governare i fenomeni sociali, e con le sue
recenti affermazioni, contribuisce non poco ad alzare il livello del
conflitto. Sua responsabilità sarebbe invece affrontare e risolvere
i problemi politicamente, e ripristinare un clima di convivenza
democratica".
Ad
aprire il pubblico dibattito è stata Aut Aut che ha ricondotto al
centro il "problema" poi eviscerato nel corso della serata:
"Quando mancano modelli politici e sociali forti, allora si
delega la gestione della società stessa all'ordine pubblico: il
risultato è davanti agli occhi di tutti". "Non si riesce a
muoversi da questa posizione - dicono da Aut Aut - le istituzioni
pisane sono sorde e cieche rispetto alle richieste degli individui, è
dunque necessario appropriarsi di spazi di democrazia reale come
questa piazza".
E' poi intervenuto Paolo Arduini figura "storica"
dei comitati di quartiere: "Si rischia davvero di creare una richiesta di sicurezza
assolutamente folle. Bisogna proporre un sistema di regole condivise,
non calate dall'alto né garantite dalle forze dell'ordine. Regole di
buon senso che ci faranno incontrare sullo stesso piano e ci faranno
uscire dalla spirale".
A lanciare messaggi specifici alle realtà della sinistra è Federico Giusti della Confederazione Cobas: "Quello
che è accaduto a Dario, poteva accadere a tutti noi, poteva accadere
a quel proletariato urbano che è stato espulso da centro cittadino
per andare a vivere in periferie dormitorio. Ci sono stati troppi
silenzi intorno a questa vicenda. Per primo quello della Camera del
Lavoro che tace sulla militarizzazione di questa piazza, e poi
l'Arci, simbolo un tempo di una socialità popolare e consapevole, i
cui circoli ormai sono omologati al resto degli altri locali".
I
ragazzi del Tijuana Project, a loro volta, hanno ricordato la recente
occupazione, e il conseguente sgombero, di Palazzo Mastiani: "Il
progetto di autorecupero di un bene pubblico voleva essere anche un
tentativo di democrazia reale a fronte di una totale chiusura, e il
fatto che questo provenisse dal mondo studentesco è la dimostrazione
che gli studenti non vogliono essere inseriti in percorsi
differenziali, ma chiedono ascolto e partecipazione attiva".
In
piazza anche il Progetto Rebeldìa, punto di riferimento per molti di
coloro che in città partecipano al dibattito sulla gestione degli
spazi sociali. "Dall'ultima volta che ci siamo incontrati in
questa piazza il quadro è peggiorato. Eventi come quelli capitati a
Dario possono rappresentare punti di non ritorno per quanto riguarda
la tenuta democratica della città. Riponiamo con forza il problema
della democrazia, perché oggi si stanno chiudendo le porte a chi,
secondo il Palazzo, non ha diritto di parola. Bisogna dunque
allargare il fronte e da settembre procedere con una marcia in più:
sfidiamo l'amministrazione su questo livello di discussione".
Prende
la parola anche Federico Oliveri, segretario comunale di Rifondazione
Comunista: "Il modello espresso da questa giunta è arrivato al
capolinea: La città dovrà impegnarsi in un lavoro di lunga lena per
scardinare quanto essa ha sedimentato nell'immaginario di tutti in
merito a sicurezza e convivenza tra le parti sociali". E Francesco Cecchetti di Sel ha definito "dannose
e pericolose le contrapposizioni tra le parti che quotidianamente
attraversano questa piazza. Ribadiamo che non ci sono piaciute le
parole pronunciate dal sindaco il giorno in cui Dario è stato
incarcerato".
Interviene
all'assemblea anche il Progetto Prendocasa: "No a una città
dove la gestione di ogni problematica sociale è delegata alla
Questura. Quanto è avvenuto è la logica conseguenza di atti come il
patto per la sicurezza e le ordinanze presenti nel pacchetto "Pisa
città sicura". Intanto siamo diventati la città dell'Hub e dei
bambini condotti in caserma come attività ricreativa".
"Le
tematiche della socialità - ricorda Sergio Bontempelli
dell'associazione Africa Insieme - non sono disconnesse dai problemi
che affiggono l'immigrazione cittadina. Il conflitto si origina dalla
continue contrapposizioni tra migranti/italiani, rom/non-rom,
studenti/residenti, dimenticando come la città sia un bene comune
che va gestito congiuntamente da tutti".
Quasi
in chiusura di assemblea interviene anche il consigliere comunale del
Pd, Marco Bani: "Da piazza dei Cavalieri potrebbe partire un
nuovo civismo, molto simile al modello napoletano. Mi chiedo però se
la piazza non possa essere vissuta diversamente e se la forma, in
questo caso, non sia anche sostanza. Il confronto può essere
ritrovato solo attraverso regole condivise. Parlare, discutere,
dialogare e ricordare che c'è stato sì un uso sproporzionato della
forza pubblica, ma poi la piazza non è stata più presidiata".
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