29/07/11 09:11 | autore: cinzia colosimo Stampa

Rifiuti speciali. La provincia di Pisa prova a diventare "polo industriale" 0

Approvato ieri in Consiglio privinciale un documento di indirizzo che accompagnerà il piano interprovinciale

A573e19be94df6640a202acd9306e2ee

Il consiglio provinciale ha approvato nella seduta di ieri un atto di indirizzo che accompagnerà il procedimento per la redazione del piano interprovinciale sui rifiuti speciali, il cui avvio è stato deliberato dalla giunta la scorsa settimana. A illustrarne i contenuti l'assessore all'Ambiente Valter Picchi, che a partire da uno studio sulla situazione dei rifiuti speciali nella provincia di Pisa, disegna un quadro di estrema attività.

Seguendo i dati del 2007, i più completi ad oggi, si nota come in tutta la Toscana siano oltre 7,3 milioni di tonnellate i rifiuti speciali prodotti ogni anno. Rifiuti che vengono dalle industrie e dai distretti produttivi, dalle attività commerciali, dagli stessi impianti di trattamento dei rifiuti urbani. La provincia di Pisa contribuisce a questo numero con i suoi 1,1 milioni di tonnellate annue, di cui oltre il 55% di provenienza dagli impianti di gestione stessa dei rifiuti. "Una voce importante del tessuto economico produttivo provinciale - si legge nella nota allegata allo studio, e approvata dal consiglio - sia sotto il profilo del volume di affari che sotto quello sociale del lavoro e dell'occupazione."

Ma se i rifiuti speciali prodotti nella nostra provincia superano di poco il milione annuo, quelli che transitano nelle aziende provinciali sono molte di più: "Gli impianti autorizzati della provincia di Pisa hanno ricevuto flussi di rifiuti complessivamente pari a 3,1 milioni di tonnellate", di cui il 58% proviene dalle attività pisane, il 12% dalle province di Livorno, Lucca e Massa-Carrara; il 20% dal altre province toscane e il 10% da altre province italiane.

E dato che la gestione e il trattamento dei rifiuti speciali è soggetto al libero mercato, è evidente come questo dato mostri una sproporzione fra i rifiuti prodotti in provincia e quelli che vi arrivano da fuori provincia, di cui oltre l'89% proviene a sua volta da impianti di smaltimento. La nota di indirizzo propone quindi una serie di proprità: "Individuare risposte adeguate ai fabbisogni emergenti sul territorio di trattamento, recupero e smaltimento rifiuti, in termini sia di tecnologie impiantistiche che di aree idonee alla loro ubicazione", e punto secondo, "garantire un elevato livello di sostenibilità ambientale, economica e sociale al territorio".

Quindi incentivi all'acquisto di materiali di recupero, anche per le opere pubbliche, seguito dal recupero energetico effettivo, e a seguire, smaltimento in discarica. La dotazione impiantistica - leggasi termovalorizzatori - appare dunque, nel caso dei rifiuti speciali, una priorità per l'amministrazione provinciale. In questo senso sottolinea il principio di prossimità impiantistica, ovvero la realizzazione di nuovi impianti nelle vicinanza di quelli già esistenti, per non aggravare il carico di emissioni dovuto al trasporto stesso dei rifiuti.

"Questa ci pare la strada in grado di condurre allo sviluppo di veri e propri 'poli industriali' tecnologicamente avanzati e a ridotto impatto sul territorio - recita la parte finale del documento - in un ottica di integrazione territoriale degli impianti". Un polo industriale quindi, che preservi l'autosufficienza di cui la provincia è piuttosto dotata, ma che non rinunci all'ingresso di ingenti quantità di rifiuti speciali provenienti da fuori provincia - e in alcuni casi da fuori regione - tali da garantire profitti alle aziende coinvolte.

La presa d'atto di questo scenario è stata approvata dal consiglio provinciale con i voti della maggioranza. Hanno votato contro i consiglieri del centro destra, Lega, Udc e Rifondazione, mentre Sel ha votato a favore, pur esprimendo "perplessità rispetto alla creazione di un polo industriale dei rifiuti". Lo stesso consigliere di Sel, Massimiliano Casalini ha notato poi che "il documento non è vincolante, e in gran parte disegna un profilo dei rifiuti speciali che già conoscevamo", mentre il consigliere del Pdl Giuseppe Calò ha criticato le parti in cui si elencano le caratteristiche di ubicazione degli impianti: "Praticamente hanno già un nome e cognome". Per Andrea Corti del Prc, "questo documento ratifica le esigenze del libero mercato. Ma ci sono, nella nostra provincia, delle criticità evidenti, ad esempio le acque reflue provenienti dal distretto conciario: perché non partire da lì?"

Bombe a Brindisi. Don Ciotti: "Attacco alla società civile" - di

La Vignetta - Luca Ricciarelli

6083daeee7f000ff9e92a831be23c1fc
Blocco_lettori