Foto di Totino Setzi sciano Pisano, le cinque del
pomeriggio. Le cicale cantano a tutto bordone. Nel bel mezzo d'un
grasso agosto.
Da dove iniziamo?
Dillo te.
Da ieri sera.
Ieri sera cena estiva in Avane, in
giardino, da amici. Una quindicina di persone. Detto e fatto. Ho
montato l'impianto del karaoke che avevo in macchina dalla sera
prima. E ci siamo divertiti.
Cantare insieme è ganzissimo. Ieri
sera a un certo punto sono usciti a cantare anche i vicini di casa,
gente sui sessant'anni. Ridendo e scherzando è sortito fuori anche
un ingaggio lavorativo: karaoke al compleanno della loro figlia.
Quali canzoni hanno infiammato la
tavolata?
Iersera Elio e le Storie, abbestia.
Born to be Abramo, il Cassonetto, Servi della gleba... ma queste le
cantavano più i maschi delle donne. Ma anche i Clash, e poi la Berté
e la luna bussò. Mi sembra che ultimamente la luna sia sempre
parecchio piena.
Il Karaoke che fai normalmente è più
nazionalpopolare?
Anche sì. Ma dipende dalle serate.
Io di base metto quello che mi garba. Rino Gaetano, Battiato, 99
Posse e altri tremila. Anche pezzi soul o reggae. Poi la gente che
c'è fa le sue richieste. E vai con Cocciante, Vasco Rossi, Volare di
Modugno. Capita che vengono delle famiglie di napoletani. Nonne,
babbi e nipoti. Loro sono karaokisti nati. Mi ci trovo bene, mi
piacciono le sceneggiate sentimentali improvvisate. Mi piace la gente
che si butta nel canto senza freni e con molte risate. Mi sa che con
tutto questo pop italiano mi sto facendo il lavaggio del cervello.
Maracaibo mare forza nove.
Come hai iniziato a fare il Karaoke?
Sono sempre stato uno smanettone dei
computer. A sedici anni spacciavo materiale masterizzato d'ogni tipo,
musica, giochi per la playstation, film, programmi. Eravamo una
piccola gang di ragazzi, i PDF - Pieni Di Farmaci. Così mi trovai
in possesso anche di quintalate di basi musicali. Cantare, animare le
feste, m'è sempre piaciuto. Mi viene naturale. E il gioco s'è fatto
da sé.
Per quanto riguarda il tuo versante
reggae invece, cosa ci dici?
Ho iniziato ufficialmente con la
manifestazione e la gente di Canapisa, la prima, mi sembra del 2001.
Poi sono andato 5 anni a Madrid e tra le varie cose facevo una
trasmissione reggae alla radio.
Sei andato a Madrid come cervello in
fuga o come anima in pena?
Tutte e due le cose. Ma anche di
più. Ho fatto lo spazzino, il grafico, il pizzaiolo, l'artista di
strada, il barista e il direttore artistico nel bar dove facevo il
barista, a Lavapies, un quartiere multiculturale, multietnico, gente
di tutto il mondo. Qualche problema c'era, ma comunque sia è un
posto vitalissimo, pieno di cose interessanti e con un ritmo
allucinante. Ho anche inciso un pezzo rap per la Palestina libera. E
ascoltavo roba locale coattissima tipo Los Chichos.
Perché sei tornato a Pisa?
Sono andato perché non avevo più
voglia di starci. Sono tornato e ci sto bene, molto bene. E' una città comoda. E c'è molta
mescolanza fra i vari ceti sociali, una cosa che da altre parti non
si vede. Io ho girato in tanti gruppi di persone. Situazioni molto
diverse tra loro. Conosco il riccone e il barbone. Cerco il lato
positivo in ogni persona. Poi, certo, non posso che dirmi orgoglioso
della mia origine popolare. Sono pisano di Sant'Ermete, ma ho vissuto
anche in Cisanello. A Pisa faccio un programma reggae su RadioEco, in
diretta, tutti i venerdì, dalle 19 alle 20.
http://www.radioeco.it/rasta-town-dread-i-podcast/
http://www.justin.tv/radioeco_pisa
E se Pisa fosse un animale?
Una salamandra. La Pi-Salamandra.
Una bestia dai colori sgargianti, che sguazza nella mota.
Il tuo pensiero di ora per i
sostenitori di Pisanotizie.
Il mio spirito è l'unica cosa che
tutto questo collega. Ciao, collega.
E per concludere, una canzone che ti
sta a cuore ora.
Una canzone da movida madrilena.
Alaska y Dinarama - Aquien le importe.
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