08/09/11 08:15 | autore: Ico Gattai foto Stampa

Hai paura del buio? Incontrando Rudy Pessina, fotografo 0

L'intervista di Ico Gattai al fondatore dell'Associazione Imago, "unica camera oscura 'sociale' a Pisa". Nel mese di settembre i lavori di Pessina saranno esposti presso il centro EC "Real" di San Pietroburgo, poi il fotografo si recherà a Digione per un workshop dove protagonista sarà la camera oscura. Affinità e divergenze in un mondo in cui la pellicola e il digitale si contendono il primato

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Via Bovio, Pisa. La sede di Imago: un'associazione culturale che si occupa di fotografia. Uno spazio vivo, un punto d'incontro, un laboratorio d'idee, una vetrina creativa.

Uno stanzone sempre in movimento che al piano di sopra c'ha il dunque di questa storia. La camera oscura. Qui dal 2002 Rudy tiene i suoi corsi, per tutti quelli che vogliono confrontarsi con la fotografia old school, quella che viveva e vive anche senza il computer.

Quella che io non ho mai capito bene come fanno gli acidi a reagire col bromuro nell'acqua filtrata e com'è che il negativo poi torna positivo. Non ho nemmeno la voglia di provare a capire. E' caldo. Il fascino della bottega dell'inventore m'inonda al volo. Scatoloni e scatoloni di negativi provinati. Voce del verbo provinare.  

Un modo di fare le fotografia in irreversibile declino? 

Mi sembra che negli ultimi anni la foto d'autore si stia rivalutando.  Certo è che il mestiere del fotografo per come l'ho imparato io è un mestiere in estinzione. Ma c'è sempre chi è interessato al mio tipo di lavoro. Anche in storie come i matrimoni. O nel teatro. Il risultato è distante anni-luce dal discorso digitale.  

Falegname col martello perché  fai dlen dlen?  

In effetti sì, ho fatto parecchio dlen dlen. Questo studio era un garage. C'ho lavorato e da zero l'ho trasformato nel mio studio, lo studio fotografico Diaframma. Ho iniziato a fare i corsi e la cosa ha funzionato, tanto che uno dei primi gruppi ha voluto fare un corso di secondo livello, e poi non si schiodavano, volevano saperne ancora di più. Così è nata l'Associazione Culturale Imago, siamo federati all'Arci e organizziamo eventi a sfondo fotografico ma non solo. Siamo l'unica camera oscura "sociale" a Pisa. Poi c'è la maratona fotografica Imago, che ormai è un evento ramificato sul territorio nazionale. Siamo alla IX edizione. La galleria permanente di Imago al Bar la Tazza d'Oro, a Pisa in piazza Clari, quartiere San Martino, nasce proprio in occasione della grande disponibilità, come base operativa e punto d'incontro, che c'hanno generosamente concesso, già dalla prima edizione, Alessandro e Marco, i nostri barristi di fiducia. 

C'è una fotografia che ti ha cambiato la vita? 

Sì, l'ho chiamata fertilità (foto 10). Poi il popolo di Imago l'ha ribattezzata ironicamente "la topa di terra". L'ho scattata in Spagna, estate, stavo in un campeggio anarchico. Non è altro che fango, però mi muove  tantissime emozioni. E' fango e un altro milione di cose.  Stesso giorno e stesso posto dell'autoritratto (foto 8).

Un autoritratto che sembra un pistolero del west. 

Non ci avevo pensato. Però  se ce lo vedi, perché no? Altre foto fondamentali sono quelle che ho fatto a Genova nel luglio 2001, durante i giorni del Social Forum.  

La tua storia umana in pochi scatti. 

A 14 anni ho iniziato a fare l'aiutante di uno zio fotografo. Ho lavorato molti anni nella pubblicità, nella moda. La passione per lo scatto d'autore, per la fotografia artistica, è venuta dopo. Lavoro anche col digitale, ma è un'altra cosa, nella stampante c'è l'inchiostro. La grana dei rulli sviluppati con l'argento e con altri materiali sensibili mantiene un'identità tutta sua. L'argento non è l'inchiostro. E il computer non è la camera oscura. Poi so che le mie foto la gente le vede più spesso sullo schermo piatto d'un pc. Ma nell'intervista ci mettiamo le foto? 

Sì, per forza. Sei in partenza per San Pietroburgo. Cosa vai a fare? 

Sono ospite di un foto vernissage, i miei lavori saranno in mostra durante il mese di settembre presso il centro espositivo EC"Real". E terrò  anche un seminario. Tra qualche mese vado a Digione, e lì  tengo un vero workshop, così  posso comunicare con i fatti il mio lavoro nella camera oscura. Una volta abbiamo smontato l'attrezzatura della camera oscura, l'abbiamo caricata su un camper, e l'abbiamo rimontata per un workshop. A Reggio Calabria.  

Rudy mi mostra le foto in partenza per Leningrado, stampe grandi, in bianco e nero,  roba forte, l'aggettivo potrebbe essere -evocativo- , un modo come un altro per dire che queste foto sono una questione che a che fare con l'inconscio, con una comunicazione non verbale, che infatti le parole si stanno impantanando da sole. Parlare di musica è come ballare d'architettura diceva Frank Zappa... descrivere le foto di Rudy  non è così semplice e poi parlano da sole, una lingua misteriosa, eppure intima e vicina.

www.rudypessina.com

www.imagopisa.it

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