Via
Bovio, Pisa. La sede di Imago: un'associazione culturale che si
occupa di fotografia. Uno spazio vivo, un punto d'incontro, un
laboratorio d'idee, una vetrina creativa.
Uno
stanzone sempre in movimento che al piano di sopra c'ha il dunque
di questa storia. La camera oscura. Qui dal 2002 Rudy tiene i suoi
corsi, per tutti quelli che vogliono confrontarsi con la fotografia
old
school,
quella che viveva e vive anche senza il computer.
Quella
che io non ho mai capito bene come fanno gli acidi a reagire col
bromuro nell'acqua filtrata e com'è che il negativo poi torna
positivo. Non ho nemmeno la voglia di provare a capire. E' caldo.
Il fascino della bottega dell'inventore m'inonda al volo.
Scatoloni e scatoloni di negativi provinati.
Voce del verbo provinare.
Un modo di fare le
fotografia in irreversibile declino?
Mi
sembra che negli ultimi anni la foto d'autore si stia rivalutando.
Certo è che il mestiere del fotografo per come l'ho imparato
io è un mestiere in estinzione. Ma c'è sempre chi è interessato al
mio tipo di lavoro. Anche in storie come i matrimoni. O nel teatro.
Il risultato è distante anni-luce dal discorso digitale.
Falegname
col martello perché fai dlen dlen?
In
effetti sì, ho fatto parecchio dlen
dlen.
Questo studio era un garage. C'ho lavorato e da zero l'ho trasformato
nel mio studio, lo studio fotografico Diaframma. Ho iniziato a fare i
corsi e la cosa ha funzionato, tanto che uno dei primi gruppi ha
voluto fare un corso di secondo livello, e poi non si schiodavano,
volevano saperne ancora di più. Così è nata l'Associazione
Culturale Imago, siamo federati all'Arci e organizziamo eventi a
sfondo fotografico ma non solo. Siamo l'unica camera oscura "sociale"
a Pisa. Poi c'è la maratona fotografica Imago, che ormai è un
evento ramificato sul territorio nazionale. Siamo alla IX edizione.
La galleria permanente di Imago al Bar la Tazza d'Oro, a Pisa in
piazza Clari, quartiere San Martino, nasce proprio in occasione della
grande disponibilità, come base operativa e punto d'incontro, che
c'hanno generosamente concesso, già dalla prima edizione, Alessandro
e Marco, i nostri barristi di fiducia.
C'è una
fotografia che ti ha cambiato la vita?
Sì,
l'ho chiamata fertilità (foto 10). Poi il popolo di Imago
l'ha ribattezzata ironicamente "la topa di terra". L'ho scattata
in Spagna, estate, stavo in un campeggio anarchico. Non è altro che
fango, però mi muove tantissime emozioni. E' fango e un altro
milione di cose. Stesso giorno e stesso posto dell'autoritratto
(foto 8).
Un autoritratto che
sembra un pistolero del west.
Non
ci avevo pensato. Però se ce lo vedi, perché no? Altre
foto fondamentali sono quelle che ho fatto a Genova nel luglio 2001,
durante i giorni del Social Forum.
La
tua storia umana in pochi scatti.
A
14 anni ho iniziato a fare l'aiutante di uno zio fotografo. Ho
lavorato molti anni nella pubblicità, nella moda. La passione per lo
scatto d'autore, per la fotografia artistica, è venuta dopo.
Lavoro anche col digitale, ma è un'altra cosa, nella stampante c'è
l'inchiostro. La grana dei rulli sviluppati con l'argento e con altri
materiali sensibili mantiene un'identità tutta sua. L'argento non è
l'inchiostro. E il computer non è la camera oscura. Poi so che le
mie foto la gente le vede più spesso sullo schermo piatto d'un pc.
Ma nell'intervista ci mettiamo le foto?
Sì,
per forza. Sei in partenza per San Pietroburgo. Cosa vai a fare?
Sono
ospite di un foto vernissage, i miei lavori saranno in mostra durante
il mese di settembre presso il centro espositivo EC"Real".
E
terrò anche un seminario. Tra qualche mese vado a Digione, e
lì tengo un vero workshop, così posso comunicare con i
fatti il mio lavoro nella camera oscura. Una volta abbiamo smontato
l'attrezzatura della camera oscura, l'abbiamo caricata su un camper,
e l'abbiamo rimontata per un workshop. A Reggio Calabria.
Rudy
mi mostra le foto in partenza per Leningrado, stampe grandi, in
bianco e nero, roba forte, l'aggettivo potrebbe essere
-evocativo- , un modo come un altro per dire che queste foto sono una
questione che a che fare con l'inconscio, con una comunicazione non
verbale, che infatti le parole si stanno impantanando da sole.
Parlare di musica è come ballare d'architettura diceva Frank
Zappa... descrivere le foto di Rudy non è così semplice e poi
parlano da sole, una lingua misteriosa, eppure intima e vicina.
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