Riceviamo e pubblichiamo una nota di Fabio Corsi, esponente di Rifondazione Comunista/Comunisti Uniti di San Miniato sulla riorganizzazione del servizio dell'Arpat di San Miniato.
Il Prc di San Miniato è stata la prima forza politica che ha lanciato l'allarme sul depotenziamento dell'Arpat, e che ha richiesto e ottenuto la convocazione di una Commissione Ambiente dove è stato possibile discutere pubblicamente con i diretti interessati del servizio ARPAT di San Romano e di Pisa. Grazie a quella discussione, tra l'altro, si è dovuto riconoscere il lavoro di prevenzione e controllo che il centro di telerilevamento Arpat di San Romano ha svolto sino al marzo scorso, prima che avvenisse il depotenziamento e di fatto la cessazione dell'attività con il trasferimento di tre tecnici su cinque. Il tutto nell'indifferenza più assoluta dei sindaci della Zona del Cuoio e del PD, che ora non sa come presentare ai cittadini quella scottante sconfitta che è la firma del protocollo d'intesa, dove di fatto si accetta la fine del centro di telerilevamento di San Romano, un servizio pubblico essenziale di controllo e prevenzione ambientale. Il protocollo infatti non prevede più la presenza del centro di telerilevamento nella Zona del Cuoio, servizio che viene dichiarato accessorio e non obbligatorio. Centoventimila euro pagati dai comuni e dalle imprese della zona che saranno gestiti direttamente dalla Regione, magari investiti nei centri Arpat di Pisa e Livorno. Non si prevede neppure alcun reintegro del personale trasferito nei mesi scorsi a Pisa e Firenze, e si ribadisce anzi che l'Arpat Pisa è l'unico soggetto titolato al controllo e alla verifica delle criticità ambientali nella Zona del Cuoio.
Quel poco che i sindaci pensavano di aver ottenuto, inserendo un allegato al protocollo d'intesa è stato clamorosamente smentito a mezzo stampa proprio oggi dal Direttore Generale ARPAR dot.Barca
Non c'è che dire, hanno firmato un bell'accordo.
Un gruppo di sindaci e un partito, il PD, diviso e inadeguato, paiono ostaggio di interessi di bottega. Infatti, da una parte accettano ossequiosamente i tagli e lo smantellamento dell'Arpat locale, che avrebbe bisogno di pochi soldi per essere salvato, e dall'altra chiedono a gran voce alla Asl e alla Regione di buttare più di tre milioni di euro per costruire una nuova sede Asl a Santa Croce, investimento inutile e ormai superato; ma soprattutto spingono furiosamente per destinare 200 milioni nel progetto Tubone, soldi pubblici che serviranno a regalare la depurazione agli industriali della concia realizzando nel comprensorio del cuoio il più grande impianto di raccolta di liquami d'Europa, con tutte le problematiche ambientali che ciò porterà. A chi fa comodo tutto questo?
L'attacco scomposto e affannato al Prc saminiatese (che evidentemente il PD vive come l'unica spina nel fianco) svela una debolezza di fondo di quel partito, dilaniato da scandali e scorribande interne, e conferma la giustezza del voto contrario a un ordine del giorno costruito in modo infantile e ingannevole dove, con la scusa dell'Arpat, sacrificata senza problemi sull'altare dell'obbedienza ai diktat regionali, si chiedeva ben altro, ovvero la legittimazione di quegli interessi particolari come il Tubone e le nuove megasedi che si profilano all'orizzonte. Alla gente, non a noi, il PD dovrà spiegare questo comportamento, così come l'abbandono dell'indagine sulle cause ambientali legate ai casi di leucemia in forte aumento e della prevenzione di altre gravi problematiche che l'Arpat di San Romano stava portando avanti da tempo e con l'apprezzamento di tutti.
Fabio Corsi
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