21/10/11 07:01 | autore: la redazione Stampa

"Going Digital Step by Step": al Pisa Book Festival l'e-book tra apocalittici e integrati 0

A colloquio con Mario Mancini e la sua squadra di goWare, giovane azienda dell'Incubatore d'Impresa del Polo Tecnologico di Navacchio, in occasione del seminario che terranno oggi in apertura della kermesse che Pisa dedica all'editoria indipendente. Dubbi e certezze su quel misterioso oggetto del desiderio che sono i libri digitali: "Gli e-book? Come la bibbia di Gutenberg"

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Si chiamerà "Going Digital Step by Step" il seminario che goWare, giovane azienda dell'Incubatore d'Impresa del Polo Tecnologico di Navacchio, dedicherà ai visitatori del Pisa Book Festival 2011, in Saletta Business a partire dalle ore 10 di oggi, primo evento in assoluta di questa nona edizione della kermesse dedicata all'editoria indipendente.

L'e-book, appunto, questo mistero. Caso emblematico di un oggetto di cui si parla moltissimo senza saperne, di fatto, quasi niente. Oggetto il cui funzionamento è ancora ad uso di pochi iniziati (ma in costante crescita, a dire il vero), e che scatena quasi naturalmente l'ira apocalittica di chi proclama con tanto di veste squarciata: "Il libro non si tocca!"

L'era digitale del libro, altro cruccio: fine della carta stampata? I libri saranno destinati a ingolfare le fila - già sature a ben vedere - del modernariato di tutto il mondo?

Le ipotesi in campo sono molte e le previsioni, per loro natura, sono tutte destinate a mostrare nel tempo un margine più o meno piccolo di fallibilità. Un dato di fatto, intanto, è che in Italia c'è chi produce gli e-book, li pensa, li realizza. Una di queste realtà è goWare, azienda non nuova agli onori della cronaca, e attivissima in quel mondo altrettanto intricato e fascinoso delle "app" per i-phone e affini.

In vista del seminario di questa mattina abbiamo incontrato Mario Mancini, demiurgo incontrastato di goWare e della sua filosofia di lavoro (alquanto jobbsiana, sia concesso il neologismo) e una parte della sua squadra: Elisa Baglioni (incaricata della produzione degli e-book), Alessio Orlando (sviluppatore), Maria Concetta Ranieri (incaricata della comunicazione).

Facciamo un gioco. Noi di Pisanotizie ci immedesimiamo nella parte degli apocalittici, di quelli che pensano che il libro non morirà mai e che la realtà di carta e quella elettronica non siano nemmeno paragonabili. Convinceteci del contrario.

Mario Mancini: Il cartaceo è infinitamente superiore, su questo non c'è niente da eccepire. Ma sull'e-book si studia meglio, il suo contenuto risulta più "amichevole". Le lettura, poi, ne guadagna, perché non è più rigida, ma muta a seconda delle necessità di chi legge. Quante volte ricorre quel particolare personaggio, che so io, ne "I Miserabili"? Bene, attarverso l'e-book lo posso sapere e così informazioni ben più complesse. Le potenzialità del libro si moltiplicano all'infinito.

Non sarà solo questo, però, l'unico valore aggiunto.

Mario Mancini: Non a caso l'e-book ricorda molto da vicino la Bibbia di Gutenberg. Ma per ragioni tipografiche, però. Pensate ai margini della pagina ampi, bianchi, ariosi, pieni di luce. Con la produzione industriale del libro lo "spazio bianco" è andato quasi del tutto perduto. Con l'e-book li possiamo recuperare, e così i caratteri grandi, l'interlinea ampio, modalità che il libro di carta raramente si può concedere.

Ma così si uccide il libro anche nella sua dimensione antiquaria.

Maria Concetta Ranieri: No, l'evoluzione dei formati è un fenomeno naturale. Non si può dire che un normale processo evolutivo "uccida" lo stadio precedente. Esso rappresenta, appunto, una mutazione che ha in sé i geni del suo "antenato" pur essendo altro.

Voi fautori dell'e-book non temete che ai vostri prodotti possa capitare quello che è accaduto ai cd con il vinile, ora ampiamente tornato in auge, tanto da minacciare per una sorta di ironico contrappasso i supporti digitali?

Mario Mancini: Il libro resterà, il libro è un irriducibile. Lo puoi leggere in mezzo al deserto, o dopo una catastrofe termonucleare. Ma nonostante questo ha un limite materiale, ed è la carta. In futuro sarà sempre più difficile fare libri di carta, il che non vuol dire che non se ne faranno più, se ne faranno meno, e se ne faranno molto probabilmente di più belli. Il confronto con quello che è accaduto tra vinile e cd non è plausibile. In quel caso, l'uno ha soppiantato l'altro.

Passi che forse la manualistica ne possa guadagnare, ma siamo sicuri che tutti i generi siano adeguati al formato e-book?

Maria Concetta Ranieri: Già una parte della letteratura novecentesca preconizzava certe dinamiche dell'e-book, come gli iper-romazi per esempio, tipo "La vita. Istruzioni per l'uso" di George Perec, opere che hanno scavalcato la forma lineare dei romanzi canonici, che hanno rotto con la dimensione singola e si sono aperte a dimensioni plurali.

Mario Mancini: Forse dovremmo domandarci prima quanto questa nuova tecnologia muterà i generi letterari, quanto le sue caratteristiche susciteranno cambiamenti nelle forme scritte.

E i lettori? Quelli cresciuti nelle biblioteche, nelle librerie? Come reagiranno?

Elisa Baglioni: Hanno riscoperto il piacere di leggere. E la fruizione della narrativa ne ha guadagnato, perché l'e-book è riuscito ad abolire certi aspetti respingenti, a rendere la lettura più "serena".

Se muta lo strumento attraverso il quale leggere, che fine faranno - tanto per arrivare alle questioni di mercato - le librerie, ovvero i luoghi dove i libri si vendono?

Maria Concetta Ranieri: La libreria rimarrà come luogo di produzione culturale, manterrà senza dubbio la sua funzione di servizio. Certo cambierà aspetto e forse somiglierà sempre più a un app-store...

Mario Mancini: Ma anche le biblioteche non cesseranno di esistere. Sopravviveranno come luogo di studio. E poi, come si è detto, i libri di carta non scompariranno.

E il vil denaro? Quanto rende l'e-book sul mercato librario?

Mario Mancini: Vorrei usare una metafora agricola. Diciamo che abbiamo seminato, ma occorre tempo prima che i frutti arrivino. A maggior ragione perché si tratta di una coltura nuova, mai seminata prima...

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