Si chiamerà
"Going Digital
Step by Step" il seminario che goWare, giovane azienda
dell'Incubatore d'Impresa del Polo Tecnologico di Navacchio, dedicherà ai
visitatori del Pisa Book Festival 2011, in Saletta Business a partire
dalle ore 10 di oggi, primo evento in assoluta di questa nona edizione della
kermesse dedicata all'editoria indipendente.
L'e-book,
appunto, questo mistero. Caso emblematico di un oggetto di cui si parla
moltissimo senza saperne, di fatto, quasi niente. Oggetto il cui
funzionamento è ancora ad uso di pochi iniziati (ma in
costante crescita, a dire il vero), e che scatena quasi naturalmente
l'ira apocalittica di chi proclama con tanto di veste squarciata: "Il
libro non si tocca!"
L'era
digitale del libro, altro cruccio: fine della carta stampata? I libri
saranno destinati a ingolfare le fila - già sature a ben vedere -
del modernariato di tutto il mondo?
Le
ipotesi in campo sono molte e le previsioni, per loro natura, sono
tutte destinate a mostrare nel tempo un margine più o meno piccolo
di fallibilità. Un dato di fatto, intanto, è che in Italia c'è chi
produce gli e-book, li pensa, li realizza. Una di queste realtà è
goWare, azienda non nuova agli onori della cronaca, e attivissima in
quel mondo altrettanto intricato e fascinoso delle "app"
per i-phone e affini.
In
vista del seminario di questa mattina abbiamo incontrato Mario
Mancini, demiurgo incontrastato di goWare e della sua filosofia di
lavoro (alquanto jobbsiana, sia concesso il neologismo) e una parte della sua
squadra: Elisa Baglioni (incaricata della produzione degli e-book),
Alessio Orlando (sviluppatore), Maria Concetta Ranieri (incaricata
della comunicazione).
Facciamo
un gioco. Noi di Pisanotizie ci immedesimiamo nella parte degli
apocalittici, di quelli che pensano che il libro non morirà mai e
che la realtà di carta e quella elettronica non siano nemmeno
paragonabili. Convinceteci del contrario.
Mario
Mancini: Il
cartaceo è infinitamente superiore, su questo non c'è niente da
eccepire. Ma sull'e-book si studia meglio, il suo contenuto risulta
più "amichevole". Le lettura, poi, ne guadagna, perché non è
più rigida, ma muta a seconda delle necessità di chi legge. Quante
volte ricorre quel particolare personaggio, che so io, ne "I
Miserabili"? Bene, attarverso l'e-book lo posso sapere e così informazioni ben più
complesse. Le potenzialità del libro si moltiplicano all'infinito.
Non
sarà solo questo, però, l'unico valore aggiunto.
Mario
Mancini:
Non a caso l'e-book ricorda molto da vicino la Bibbia di Gutenberg.
Ma per ragioni tipografiche, però. Pensate ai margini della pagina ampi,
bianchi, ariosi, pieni di luce. Con la produzione industriale del
libro lo "spazio bianco" è andato quasi del tutto perduto. Con
l'e-book li possiamo recuperare, e così i caratteri grandi,
l'interlinea ampio, modalità che il libro di carta raramente si può
concedere.
Ma
così si uccide il libro anche nella sua dimensione antiquaria.
Maria
Concetta Ranieri: No, l'evoluzione dei formati è un fenomeno naturale. Non si può
dire che un normale processo evolutivo "uccida" lo stadio
precedente. Esso rappresenta, appunto, una mutazione che ha in sé
i geni del suo "antenato" pur essendo altro.
Voi fautori dell'e-book non temete che ai vostri prodotti possa
capitare quello che è accaduto ai cd con il vinile, ora ampiamente
tornato in auge, tanto da minacciare per una sorta di ironico
contrappasso i supporti digitali?
Mario
Mancini: Il libro resterà, il libro è un irriducibile. Lo puoi
leggere in mezzo al deserto, o dopo una catastrofe termonucleare. Ma
nonostante questo ha un limite materiale, ed è la carta. In futuro
sarà sempre più difficile fare libri di carta, il che non vuol dire
che non se ne faranno più, se ne faranno meno, e se ne faranno
molto probabilmente di più belli. Il confronto con quello che è
accaduto tra vinile e cd non è plausibile. In quel caso, l'uno ha
soppiantato l'altro.
Passi
che forse la manualistica ne possa guadagnare, ma siamo sicuri che
tutti i generi siano adeguati al formato e-book?
Maria
Concetta Ranieri: Già
una parte della letteratura novecentesca preconizzava certe dinamiche
dell'e-book, come gli iper-romazi per esempio, tipo "La vita.
Istruzioni per l'uso" di George Perec, opere che hanno scavalcato
la forma lineare dei romanzi canonici, che hanno rotto con la
dimensione singola e si sono aperte a dimensioni plurali.
Mario
Mancini:
Forse dovremmo domandarci prima quanto questa nuova tecnologia muterà
i generi letterari, quanto le sue caratteristiche susciteranno
cambiamenti nelle forme scritte.
E
i lettori? Quelli cresciuti nelle biblioteche, nelle librerie? Come
reagiranno?
Elisa
Baglioni:
Hanno riscoperto il piacere di leggere. E la fruizione della
narrativa ne ha guadagnato, perché l'e-book è riuscito ad abolire
certi aspetti respingenti, a rendere la lettura più "serena".
Se muta lo strumento attraverso il quale leggere, che fine faranno -
tanto per arrivare alle questioni di mercato - le librerie, ovvero
i luoghi dove i libri si vendono?
Maria
Concetta Ranieri: La
libreria rimarrà come luogo di produzione culturale, manterrà senza
dubbio la sua funzione di servizio. Certo cambierà aspetto e forse
somiglierà sempre più a un app-store...
Mario
Mancini: Ma anche le biblioteche non cesseranno di esistere. Sopravviveranno come luogo
di studio. E poi, come si è detto, i libri di carta non
scompariranno.
E
il vil denaro? Quanto rende l'e-book sul mercato librario?
Mario
Mancini: Vorrei usare una metafora agricola. Diciamo che abbiamo seminato, ma
occorre tempo prima che i frutti arrivino. A maggior ragione perché
si tratta di una coltura nuova, mai seminata prima...
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