24/10/11 09:00 | autore: la redazione foto video Stampa

"Pise 1951", memorie e invenzioni di un parigino a Pisa 0

L'autore francese Dominique Fernandez, ospite d'onore della nona edizione del Pisa Book Festival, ha presentato il suo lavoro dedicato a Pisa e ai suoi ricordi di quando studente passò alcuni mesi nella nostra città: "E' un romanzo di ricordi, alcuni veri altri frutto d'invenzione. Davanti agli occhi avevo una città tutta diurna, popolare. Era un'Italia dove i baci dati in strada venivano sanzionati da una multa"

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Com'era Pisa nel 1951? "Una città tutta diurna, dove le abitudini e i modi di vita erano ancora intrisi di quel puritanesimo tutto italiano, per cui i baci dati all'aperto, in strada, venivano sanzionati da una multa".

Questo uno dei flash raccontati da Dominique Fernandez durante la presentazione del suo "Pise 1951" (Grasset 2011), romanzo molto atteso al Pisa Book Festival, e che in patria ha già riscosso moltissima attenzione. L'ultima giornata della fiera dedicata all'editoria indipendente, infatti, ha visto chiudere il "filone francese" proprio con la presentazione del libro di Fernandez, alla presenza dell'assessore alla Cultura del Comune di Pisa, Silvia Panichi e di Daniela Bolelli.

A distanza di 60 anni dai fatti narrati, Fernandez è ritornato a Pisa a raccontare le sue impressioni di allora, a ripescare quegli stessi ricordi che poi hanno ispirato le pagine di "Pise 1951". "Ma non dimentichiamo mai che si tratta di un lavoro d'invenzione, dove la verità storica è intrecciata alla creazione letteraria", ricorda Fernandez. Sì, perché affinità tra uno dei protagonisti del romanzo e Dominique Fernandez ce n'é più di una, ma questo è un "inghippo" che è un po' il sale della letteratura.

"Pise 1951" racconta la storia di due studenti parigini che trascorrono un anno presso la Scuola Normale di Pisa. Due "fuori sede", per così dire, parecchi anni prima che venisse inventato l'Erasmus. C'è l'università pisana con le sue lotte intestine tra le diverse baronie di allora, ci sono i nobili decaduti alle prese con la miseria di un Dopoguerra devastante, c'è lo spaccato di una Pisa ancora intrinsecamente popolare e viva, pur nelle difficoltà della ricostruzione.

Il boom è ben lungi a venire e tutto, in quella Pisa e in quell'Italia, sembra poter avvenire. Ci sono anche i campanilismi, davvero immortali, che vedono i pisani schierati contro Livorno e Firenze e ai quali il protagonista concede, tra le altre cose, un proprio stralunato assenso.

"Un romanzo di ricordi", così lo ha definito Fernandez durante la presentazione di domenica. "Un racconto che dallo scontro, anche violento, degli opposti - cosi ha spiegato l'autore - vede emergere la sua stessa ragion d'essere. D'altra parte il mondo di allora procedeva per continue opposizioni, e Pisa non era da meno".

Le "opposizioni" denunciate da Fernandez sono in effetti numerose, a partire dai protagonisti, uno proveniente dalla classe lavoratrice e l'altro dalla borghesia "illuminata" parigina. E così Pisa è lacerata dalla divisione granitica tra Comunisti e Democristiani ("La stessa Normale di allora - racconta Fernandez - era divisa in questi due blocchi"), l'Università tra professori e studenti, e il piccolo mondo dei protagonisti tra italiani e francesi.

Anche il piano dei sentimenti è profondamente diviso tra assunzione di consapevolezza e profonda passione, tra amore etero e amore omosessuale. Equivoci, reticenze, segreti, atti impossibili che fondano il racconto di Fernandez e lo rendono particolarmente efficace nella ricostruzione di quegli anni.

"Sono molti i capricci dell'inconscio di cui sono stato vittima - ha raccontato Fernandez - soprattutto nel momento in cui quell'epoca mi è ritornata agli occhi, con la sua nitidezza ma anche con le molte zone d'ombra. Alcune incongruenze sono evidenti, come dire, alcune 'falsificazioni', ma sono l'esito naturale di un'invenzione ispirata dalla memoria, non dalla volontà di scrivere una biografia di quegli anni".

Particolare interessante in tal senso, è l'immagine di copertina scelta dall'editore Grasset per "Pise 1951". Si tratta della foto di un giovane che conduce una ragazza sulla sella della sua Vespa, seduta di fianco com'era allora costume. Niente di più adatto alle atmosfere del romanzo si dirà, tuttavia ci sono alcune piccole incongruenze: la Vespa è targata Milano e nel racconto - come poi si scoprirà - il mezzo citato è la Lambretta, non la Vespa, molto più tarda rispetto all'epoca della narrazione.

"Ero consapevole di queste imprecisioni - ha confessato Fernandez - quando mi hanno sottoposto il progetto della copertina. Ma sono proprio queste piccole approssimazioni a simboleggiare i brutti scherzi tirati dalla memoria. L'atto creativo non sempre tollera la precisione della storia".

 

Pisa Book Festival 2011 - di Vittorio Gualtieri

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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