"Viviamo in un paese dove la stampa non è libera". E' questo il messaggio forte, asciutto e lapidario che, come nel suo stile, Francuccio Gesualdi, presidente del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano, nella giornata di sabato 22 ottobre ha mandato al folto pubblico in sala durante la presentazione del libro "I mercanti della notizia" edito dalla Emi - frutto di un lungo lavoro di ricerca svolto dallo stesso Centro – all'interno del Pisa Book Festival di Pisa.
Il libro si pone di fatto un duplice obiettivo. "Il primo - spiega lo stesso Gesualdi nella presentazione al volume - è quello di fare luce sulle famiglie e sulle istituzioni che detengono il potere economico e politico in Italia. Il secondo è quello di aiutare a riconoscere giornali ed emittenti televisive in base ai loro proprietari".
Il libro è il frutto di un'attenta e accurata ricerca proprio "sulle famiglie che contano" e che detengono l'informazione: si va dagli Agnelli a Caltagirone, da De Benedetti a Della Valle e naturalmente non manca Berlusconi: "Il personaggio con maggiore potere in campo mediatico, emblema dell'intreccio esistente tra finanza, informazione e politica".
Un elemento che emerge dalla ricerca e che viene evidenziato più volte nel volume è come in Italia "numerosi quotidiani siano controllati da imprenditori con forti interessi nella sanità privata, a riprova che i servizi, fra cui l'acqua, sono le nuove frontiere del capitalismo moderno e che chi opera in questi settori ha più interessi di altri a fare un lavoro di persuasione per convincere la gente che il privato è meglio del pubblico".
E a questo proposito, si scopre dal libro, il caso più "eclatante" è quello di De Benedetti che "oltre a controllare il gruppo editoriale Repubblica-L'Espresso, nonché Radio deejay, Radio Capital e l'emittente nazionale televisiva Deejay Tv, controlla il gruppo sanitario Kos che gestisce varie strutture sanitarie ospedaliere e case di ricovero per anziani in Liguria, Piemonte, Veneto e Lombardia".
Simile il caso della famiglia Angelucci, che oltre a controllare il quotidiano Libero, controlla la San Raffaele Spa, proprietaria di 26 strutture sanitarie in Lazio, Abruzzo e Puglia. Stesso discorso vale per la famiglia Ciarrapico, "proprietaria al tempo stesso di Eurosanità, che gestisce varie cliniche romane, e il Nuovo Editoriale Oggi che pubblica ben 12 testate locali del Centro Italia per una tiratura complessiva di 50.000 copie".
Il Centro Nuovo Modello di Sviluppo punta molto sull'intreccio tra servizi e informazione in cui spicca ovviamente anche Francesco Caltagirone, "proprietario del Messaggero e del Mattino e che ha due partecipazioni importanti per quanto riguarda l'acqua: il 24% in Acqua Campania che gestisce l'acquedotto della Campania occidentale e il 13% in Acea, multinazionale, inserita nella gestione di numerosi acquedotti non solo in Italia".
In generale quello che emerge dalla ricerca e che Gesualdi sottolinea più volte nel corso del suo intervento è il fatto che in Italia, a parte pochissime eccezioni come l'Avvenire, Il Manifesto e il Fatto Quotidano, "tutti i giornali sono riconducibili a famiglie che li posseggono in forma diretta o tramite intermediari finanziari, comprese banche e assicurazioni".
"Di fatto in Italia - afferma Gesualdi - l'informazione appartiene solo al mondo delle imprese, ed è monopolizzata da chi ha interesse a dare una certa interpretazione della realtà e quindi non è fatta per far ragionare le persone, e non entra mai nel merito dei contenuti, rimanendo solo sul piano della superficialità e della spettacolarizzazione".
"Il fatto che l'informazione - insiste - sia affidata al mercato segna il naufragio della nostra democrazia, poiché al contrario l'informazione deve essere libera e plurale, esattamente l'opposto di come è oggi".
Ma il presidente del Centro Nuovo Modello di Sviluppo non ce l'ha solo con i "mercanti della notizia", come si intitola il libro", ma anche con "i mercenari della notizia": "Non saprei definire altrimenti ad esempio Giuliano Ferrara. Ma oltre i mercenari veri e propri ci sono anche tutti quei giornalisti che si autocensurano perché il loro editore non vuole che alcune informazioni e notizie vengano pubblicate".
Gesualdi al contempo però evidenzia come tutte le famiglie citate e i loro generali convergano indistintamente su un punto: "C'è un solo piano su cui sono tutti allineati ed è la politica economica, settore in cui tutti dicono le stesse cose, difendendo le banche, le imprese, le privatizzazioni contro i beni comuni". E una stoccata Gesualdi la riserva anche sul ricatto che la stampa subisce dagli inserzionisti: "In una fase di crisi anche il potere degli inserzionisti è cresciuto enormemente, basti pensare a cosa è avvenuto nel nostro territorio con Ikea, per cui non è stato possibile avere pubblicato sui giornali un intervento contro Ikea".
"E' molto pericoloso - conclude Gesualdi - che l'informazione sia governata da una sola classe, termine che va riscoperto, perché è solo mettendoci tutti insieme, e superando la logica che vogliono di imporci di essere in competizione l'uno contro l'altro, che si può realizzare un mondo diverso".
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