Foto Daniele D'Alleo Alì Ndiaye si è affermato ieri (venerdì 11 novembre) sul ring del Palasport di Pontedera conquistando la cintura di campione europeo, sconfiggendo - come nel 2004 - Andrea Di Luisa che ha incassato così la sua prima sconfitta da professionista, registrando una battuta d'arresto alla sua serie positiva.
Inno italiano prima di iniziare un match che fin dall'inizio ha evidenziato la perfetta forma fisica di entrambi i pugili in corsa per il titolo europeo. Alì, "The Power" sul ring, gioca spesso dalle corde, incalzando round dopo round con la sua offensiva veloce e imprevedibile e mettendo per ben tre volte al tappeto il pugile napoletano.
Ma Di Luisa certo non si è arreso ai colpi di Ndiaye senza lottare, rialzandosi e continuando l'incontro nonostante la ferita al naso riportata verso la metà. Nonostante la grinta di Di Luisa e la sua voglia di affrontare Alì sul ring, è l'arbitro Borrovecchio che alla dodicesima ripresa, dopo un inaspettato e potente montante sinistro di Alì, a cui mai come in questo istante si adatta il nome di battaglia "The Black Power", dichiara il ko tecnico.
Mouhamed Alì Ndiaye si aggiudica quindi il titolo di campione europeo supermedi.
Il palasport che all'unanimità ha tifato il concittadino per tutto l'incontro, esplode di gioia mostrando tutto l'affetto a quel pugile di 32 anni, cittadino italiano di origine senegalese, che ha regalato un titolo così importante a Pontedera.
Sugli spalti esplodono anche i colori e i canti del Senegal, per la presenza a ritmo di djambè di molti appartenenti alla comunità senegalese che con l'Italia condivide l'orgoglio per il giovane pugile e a cui Ndiaye dedica una canzone senegalese a fine match.
Non sono mancati nemmeno momenti di tensione sul ring tra i due team, ma la prova di "poeticità" arriva alla fine al momento della premiazione quando i due leali avversari sul ring si lasciano andare ad una abbraccio e Di Luisa alza in segno di vittoria il guantone di Alì.
Ma la favola ieri sera al Palasport è continuata quando oramai il campione europeo, visibilmente emozionato e con la voce rotta da un pianto di gioia, al microfono ringrazia il suo team e dedica a suo figlio la vittoria, tenendolo in braccio su quel ring che lo ha fatto diventare campione e rievocando il momento in cui Cassius Clay fece altrettanto con il piccolo Alì a Dakar, predestinandone un futuro all'insegna della boxe.
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