07/12/11 09:00 | autore: cinzia colosimo foto Stampa

Il Referendum? E' acqua passata, urgono gli investimenti 0

Ieri i sindaci dell'Ato 2 Basso Valdarno hanno deliberato la proroga di 5 anni al gestore del servizio idrico, sconfessando di fatto ciò che i cittadini hanno chiesto a gran voce tramite il referendum. Lungi dal parlare di ripubblicizzazione dell'acqua, i sindaci hanno preso la via più sicura per garantire "gli equilibri economico-finanziari del servizio", ma non senza disagi fra gli stessi primi cittadini che hanno preso parte alla campagna referendaria

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Lo spettro agitato è quello degli investimenti. Mancano diverse decine di milioni di euro all'appello dell'Ato, e il piano degli investimenti 2011-2021, dicono i sindaci coinvolti, se non cambiassero gli scenari ne risulterebbe compromesso.

E così ieri l'82% delle quote dei comuni rappresentati nell'Autorità Territoriale di Ambito del Valdarno, hanno deliberato una proroga di 5 anni dell'affidamento della gestione del servizio idrico, arrivando così al 2026. Una mossa preannunciata negli scorsi giorni che ha già sollevato pesanti critiche sopratutto dal Forum dei Movimenti per l'Acqua, che in questo passaggio hanno visto cancellare con una delibera la volontà espressa dai 27 milioni di cittadini che hanno votato il referendum dello scorso giugno.

A San Miniato ieri, presso la Casa Culturale
dove era in programma l'assemblea dei sindaci dell'Ato 2, sono giunti sin dal mattino presto anche i cittadini del Forum Acqua, con lo slogan che ha scandito gran parte della giornata: "Il mio voto va rispettato, fuori l'acqua dal mercato". Ma se la convocazione dei sindaci era prevista per le 11, è passato molto tempo prima che l'assemblea raggiungesse il numero legale, stabilito nel 66% delle quote. Prima i sindaci del Comprensorio, poi la Valdinievole e alla spicciolata sono comparsi anche i comuni più pesanti dal punto di vista societario come Empoli, Pisa, Pontedera.

Una volta giunti sul posto per i sindaci è partita una lunga "pre-riunione". Molti sono in evidente difficoltà, perché se alcuni comuni pressano per una proroga rapida e senza tentennamenti - come il caso di gran parte della Valdinievole che necessita di investimenti sulla depurazione - altri hanno sostenuto la campagna referendaria ed esprimono "disagio"; altri come il caso di Villa Balisica, pur consapevoli di rappresentare realtà molto piccole dicono "no" senza mezzi termini; altri ancora, come il caso del comune di Altopascio, che una volta compreso il senso della delibera, cancella la propria presenza e lascia la riunione.  

Intanto i Comitati chiedono risposte e ascolto. Al termine della lunga pre-riunione dei sindaci dove tentano di trovare una linea comune, il presidente dell'Ato Antonio Marrucci, comunica ai presenti di voler concedere un incontro con una delegazione del Forum. Vengono spiegate le ragioni della contrarietà a questo provvedimento, definito "di dubbia conformità giuridica", e viene chiesto di ritirare quel punto dall'ordine del giorno.

E' lo stesso Marrucci a rispondere: "La proroga è l'unico strumento che abbiamo per spalmare gli investimenti su un tempo più lungo - afferma - e in ogni caso abbiamo deciso di votare un atto sospensivamente condizionato. Sarà esecutivo infatti a partire dal prossimo 30 aprile, data entro al quale contiamo di aver definito il piano finanziario, e in attesa di capire se ci saranno nel frattempo, evoluzioni politiche anche a livello nazionale".    

La risposta non contenta il Forum dell'Acqua
, che chiede comunque di entrare, leggere un documento ai sindaci e presenziare alla riunione. Quest'ultima richiesta viene respinta: "E' un'assemblea consortile e come tale deve restare a porte chiuse". Mentre la lettura del documento viene concessa, i cittadini entrano nella sala, esprimono la loro preoccupazione e la loro distanza da quelle persone designate a rappresentarle ma di cui, di fatto, non si fidano.  

Da lì a un'ora la delibera verrà approvata all'unanimità. Svaniti i tentennamenti dei sindaci "referendari", che hanno votato compattamente per poi uscire dall'aula senza nascondere irritazione: "Mi girano", si fa scappare la sindaca di un comune molto numeroso. Ma "più realisti del Re", come afferma un detto tornato in auge di questi tempi, tutti i comuni presenti hanno preferito la strada sicura piuttosto che cogliere la sfida, certo non facile ma chiaramente espressa, dettata dal quesito referendario.

La reazione del Forum è dura, e in una nota inviata qualche ora dopo anche i Sindaci dell'ATO prendono la parola
, inoltrando il documento politico approvato contestualmente alla delibera: "I sindaci confermano la volontà e la necessità politica di dare seguito alle ragioni ed allo spirito dell'esito referendario del 12 e 13 Giugno 2011 - scrivono - esprimono forte preoccupazione per il pesante vuoto normativo in materia di definizione del nuovo metodo di calcolo della tariffa del servizio idrico integrato a causa della colpevole inerzia del Governo di centrodestra fintanto che è rimasto in carica con ciò vanificando e non attuando nei fatti l'espressione popolare emersa con il voto referendario".

"Tale inerzia - affermano - compromette nell'immediato gli investimenti strategici nel settore, e nel medio termine, il mantenimento di standard soddisfacenti nell'erogazione del servizio per le possibili ricadute sul piano occupazionale e su quello economico", e "sostengono l'azione avviata dall'ATO2 e dalle altre autorità d'ambito italiane rappresentate nell'ANEA, nei confronti anche del Governo in carica affinché siano rimosse, attraverso provvedimenti urgenti, tutti gli elementi di possibile indeterminatezza, e sia data risposta concreta alle esigenze poste con chiarezza dall'esito referendario nonché alle possibili alterazioni economiche che si potrebbero determinare all'interno dei contratti di affidamento del servizio idrico".

Definiscono quindi "necessario salvaguardare e rafforzare il controllo pubblico dei servizi opportunamente definiti "di interesse pubblico", compreso quindi quello idrico", e ritengono che "la Regione Toscana debba assumersi le sue responsabilità in materia di organizzazione delle Autorità Territoriali Ottimali".

I sindaci inoltre, "sostengono il ruolo dell'ATO nel ricercare un sempre migliore equilibrio economico-finanziario del servizio e degli investimenti che si devono sempre più configurare come strumento al servizio delle scelte strategiche degli interessi pubblici", e qui ci si inoltra nelle difficoltà, affermano di prendere "responsabilmente atto che a seguito del lungo ed articolato lavoro istruttorio di Revisione ordinaria del Piano si evidenzia una insufficienza delle risorse economiche destinabili agli investimenti, anche a seguito di investimenti (o maggiori costi degli stessi) originariamente non previsti, ma indifferibili e urgenti".

In particolare, "il fabbisogno economico per realizzare tutti gli investimenti previsti dal piano di Ambito per il periodo 2011-2021, infatti, ammonterebbe a 871 milioni di euro mentre le disponibilità del piano di ambito attuale si attesterebbero a 384 milioni di Euro. A tal fine - si legge nel documento - si rende necessario limitare il deficit di risorsa disponibile per garantire gli interventi strategici e necessari alle reti ed agli impianti".

Dicono quindi che "non appaiono praticabili le ipotesi di aumento della tariffa e della riduzione del canone di concessione destinato ai comuni. Nel primo caso l'aumento della tariffa sarebbe in misura superiore a quanto previsto dal metodo normalizzato e, quindi, illegittimo. Nel secondo caso - proseguono - la riduzione dei canoni di concessione porterebbe il valore attuale degli stessi al di sotto del valore dei mutui precedentemente contratti dai Comuni e dalle aziende preesistenti e che devono essere restituiti".

"Sarebbe, altresì, illegittimo - scrivono ancora - un provvedimento col quale l'ATO pretendesse di imporre al Gestore un pacchetto di investimenti necessari senza una corrispondente misura di riequilibrio economico e finanziario del contratto, alla quale l'ATO è tenuta per legge ed in base alla convenzione di gestione".

"Del resto, l'altra soluzione teoricamente ammissibile, la mancata realizzazione degli investimenti, produrrebbe conseguenze sul piano giuridico (mancato rispetto di obblighi) e su quello della qualità della vita del nostro territorio - e continuano - l'unico strumento residuo possibile per individuare una misura di riequilibrio economico-finanziario che consenta il finanziamento degli investimenti così individuati come necessari risulta pertanto costituita dall'estensione della durata della gestione, nella misura strettamente necessaria appunto a consentire il recupero degli oneri conseguenti ai maggiori investimenti in questione"

"Tale estensione della durata della gestione - concludono - anche nella prospettiva dell'ATO unico regionale, tenderebbe ad armonizzare la scadenza della concessione con quella degli altro ATO toscani. In ogni caso, questa decisione è stata assunta dopo vari incontri sul territorio con tutti i Comuni. Inoltre, la proroga è sottoposta a condizione sospensiva la cui realizzazione comunque verrà verificata dall'Autorità di Ambito entro il 30/04/12".

Il Mondo alla Rovescia 2012 - di Rmc

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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