09/12/11 07:52 | autore: Carmelo Calabrò Stampa

Finanziamenti alla ricerca: quando il merito viene calcolato in base all'anzianità... 2

Da quest’anno il finanziamento pubblico alle Università italiane sarà collegato alla valutazione della ricerca. L’Ateneo di Pisa ha già avviato la procedura che impone a tutti i docenti l’obbligo di sottoporre a giudizio i risultati scientifici del proprio lavoro. Ma le regole previste non garantiscono parità di trattamento per i ricercatori, discriminando in particolare i più giovani

C9a6e2ead39301784461e89084f0bd13

Finalmente saremo valutati. Tutti. Professori ordinari, associati, ricercatori, senza distinzione. E non sarà più solo un pro-forma, la solita messinscena all'italiana con cui furbescamente si aggirano le regole e calpestano i principi. No, sarà una valutazione seria, rigorosa, centralizzata: una rivoluzione. Sebbene sia stata costretta a lasciare il suo posto, l'ex ministro Gelmini può essere fiera del lavoro svolto.

L'Anvur, l'organismo deputato a governare la difficile impresa di giudicare i risultati della ricerca pubblica italiana, ha lanciato il primo grande piano di valutazione: il VQR (valutazione della qualità della ricerca) delle pubblicazioni prodotte nel periodo 2004-2010.

Questa volta si fa sul serio: dagli esiti della valutazione dipenderà in parte considerevole il finanziamento statale a beneficio degli Atenei e dei dipartimenti: i più bravi avranno di più, i lavativi saranno penalizzati. Con apprezzabile efficienza, il nostro Ateneo ha sollecitato tempestivamente i propri docenti a seguire con diligenza la procedura prevista. Ecco come funziona.

Entro il 10 dicembre ogni docente dovrà inviare al direttore del dipartimento cui afferisce l'elenco dei propri titoli in ordine di rilevanza scientifica. Dal 10 al 20 dicembre i direttori dovranno verificare di aver ricevuto l'elenco delle pubblicazioni da tutti i docenti del dipartimento, sollecitare gli eventuali inadempienti e infine trasmettere alla Commissione di Ateneo per il VQR un elenco contenente per ciascun docente le migliori pubblicazioni.

Dal primo gennaio al 10 febbraio 2012 i docenti dovranno inserire sulla propria pagina personale del sito del MIUR l'ordine di priorità delle pubblicazioni secondo quanto concordato con il proprio dipartimento. Entro il 20 marzo 2012, sempre sotto la supervisione dei dipartimenti, i docenti dovranno rendere disponibile nella propria pagina del MIUR il formato elettronico delle prime 3 pubblicazioni. È infatti sulle 3 migliori pubblicazioni del periodo 2004-2010 che ogni docente sarà valutato in concreto dall'Anvur, ovvero dai colleghi, nazionali e internazionali, che giudicheranno per conto dell'Anvur la qualità dei titoli presentati.

Bene, con immediato senso istituzionale, ho fugato tutte le riserve mentali su alcuni aspetti dubbi del nuovo regime e ho disciplinatamente inviato al direttore di dipartimento l'elenco delle mie pubblicazioni, segnalando l'ordine di rilevanza. Poi però, un'amica ricercatrice più attenta di me nello spulciare tra i meandri dei regolamenti, mi ha fatto notare un piccolo particolare. A differenza dei professori ordinari e associati, i ricercatori sono sottoposti alla valutazione in modo discriminatorio, sulla base dell'anzianità di servizio. In concreto, i ricercatori che hanno preso servizio prima del 1° gennaio 2006 verranno giudicati su 3 pubblicazioni; quelli entrati in sevizio tra il 1° gennaio 2006 e il 31 dicembre 2007 solo su 2 pubblicazioni; quelli assunti tra il 1° gennaio 2008 e il 31 dicembre 2009 su 1 pubblicazione; infine, chi come me è entrato in servizio dopo il 1° gennaio 2010 sarà escluso dalla valutazione.

Alcune considerazioni. La riforma Gelmini è stata retoricamente supportata da un discorso ideologico incentrato su due concetti chiave: merito e giovani, abilmente combinati. Il processo di valutazione che ho sintetizzato mortifica l'uno e l'altro. L'anzianità di servizio prevale sulla effettiva qualità della ricerca, perché chi ha pubblicato molto e bene, ma è entrato in ruolo di recente, sarà in parte o del tutto escluso dalla valutazione. Inoltre, i dipartimenti che hanno compiuto con criteri meritocratici il reclutamento di nuovi ricercatori, non vedranno premiate le proprie scelte; mentre i dipartimenti che hanno optato per logiche altrimenti motivate, non saranno penalizzati.

Infine, lo scorno di non essere valutati toccherà solo ai ricercatori, che per antonomasia dovrebbero essere giudicati in riferimento ai risultati della ricerca. Ho provato a spremermi le meningi per cercare di trovare una ratio, ma francamente non sono riuscito nell'impresa.

Forse qualche lettore sarà in grado di trovarne una: gliene sarei grato. Un dubbio però sorge: che l'obiettivo sia quello di prefigurare l'ingabbiamento dei ricercatori in scaglioni generazionali, anche in vista delle politiche di promozione in carriera a venire? L'ipotesi è probabilmente maliziosa, e tuttavia puntellata da quanto prevede la bozza di decreto proprio in materia di abilitazioni finalizzate ai passaggi di carriera. Inopinatamente, il testo stabilisce che i ricercatori che concorreranno per acquisire l'abilitazione da professore associato, potranno sottoporre al giudizio delle commissioni nazionali solo le pubblicazioni prodotte a partire dalla presa di servizio: tutto ciò che si è pubblicato negli anni di precariato, e che si presume sia servito a vincere il concorso da ricercatore, all'improvviso diventerebbe carta straccia.

Ricorrendo a una metafora sportiva - le metafore sportive piacciono molto a chi ha una concezione competitiva della conoscenza - si potrebbe dire che è come se i chilometri corsi nella parte per tanti aspetti più ardua della corsa non venissero validati. Vale la pena aggiungere che anche in questo caso il criterio penalizzante sarebbe applicato solo ai ricercatori: per i professori associati che tenteranno di ottenere l'abilitazione da ordinario è prevista la possibilità di depositare tutti i titoli maturati, senza barriere cronologiche.

Credo che non porre rimedio a queste ingiustificate disparità di trattamento significherebbe tradire sfacciatamente lo spirito della predica sulla meritocrazia che ci è stata ammannita in tutte le salse.

Carmelo Calabrò, ricercatore della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Pisa

 

Questo articolo contiene 2 commenti.

Clicca qui per lasciare il tuo commento.

2011/12/09 16:12:23 carmelo calabro' Ringrazio Giorgi Chiarelli per il suo intervento, ma non credo di aver ingenerato equivoci col mio articolo. Le Strutture non sono entità metafisiche, sono l'insieme dei ricercatori che le compongono. Gli Atenei saranno premiati se i dipartimenti di cui sono composti hanno ricercatori valenti, viceversa saranno penalizzati. La domanda è: perché i ricercatori con meno anzianità non possono concorrere allo stesso titolo all'esito della valutazione delle Strutture di cui fanno parte? Come ho scritto nell'articolo, non sembra esserci una buona ragione per stabilire questo discrimine e mi sembra che anche Chiarelli non ne indichi alcuna. Ribadisco invece che non sembra casuale la corrispondenza con quanto prevede la bozza di regolamento ministeriale sulle abilitazioni, in cui si dice espressamente che ai ricercatori che concorrono per l'associatura non è consentito presentare le pubblicazioni precedenti la presa di servizio. Si tratta dello stesso discrimine, che implica l'impossibilità di essere giudicati sulla base di quanto si è pubblicato nell'intero arco della propria attività di ricerca e penalizza in modo evidente chi ha meno anzianità di servizio.

2011/12/09 12:12:12 giorgio chiarelli Premessa: non sono R.universitario ma di ente di ricerca. Quindi anche io sono tra i soggetti valutati. Il sito dell'anvur (che suggerisco di visitare: www.anvur.org) contiene il bando e le FAQ. E' esplicita la volontà (dell'ANVUR) di NON valutare individualmente i ricercatori (uso il termine generico) ma la Struttura (Università od Ente di Ricerca) di appartenenza. Il punteggio che verra' attribuito dall'ANVUR a ciascun articolo da noi sottomesso (ed accettato dalla Struttura per essere mandato in valutazione) NON sarà disponibile alla Struttura ma sono agli individui.
L'equivoco è quindi nel pensare che la valutazione sarà per gli individui quando invece e' per le Strutture. In effetti noi siamo i soggetti (e non l'oggetto) della valutazione e il nostro lavoro sotto forma di articoli vale (alla fine) solo il 50% del punteggio attribuito a quell'indicatore (si chiama IRAS1, pag 14 del bando).
Peraltro gli articoli (3 per i prof etc, 6 per i dipendenti degli Enti di Ricerca) che verranno mandati in valutazione NON dipenderanno dalle nostre scelte soggettive ma verranno decisi (in ultima istanza) dalla Struttura (ente od universita' di appartenenza, vedi pag 6 del bando e le FAQ).

Bombe a Brindisi. Don Ciotti: "Attacco alla società civile" - di

La Vignetta - Luca Ricciarelli

6083daeee7f000ff9e92a831be23c1fc
Blocco_lettori