Mentre i comuni discutono sull'approvazione di bilanci colpiti duramente dai tagli e gl,i amministratori locali cercano di capire gli effetti concreti che la manovra del Governo Monti avrà sugli enti locali, nell'area pisana prosegue il dibattito, anche in relazione ai cambiamenti istituzionali in corso che vedono di fatto uno svuotamento da qui a breve delle Provincie, sulla riorganizzazione e razionalizzazione delle funzioni. E in quest'ottica si inserisce il confronto tra i comuni pisani sul piano strategico, che ancora però stenta a decollare.
Al riguardo abbiamo sentito il sindaco di San Giuliano Paolo Panattoni, in queste settimane oggetto di numerose critiche anche da parte dei sindacati e non solo per la decisione di vendere le quote delle farmacie comunali come previsto nel bilancio previsionale per il 2012
Sindaco Panattoni le amministrazioni vivono una fase molto difficile, quali strade gli enti locali possono intraprendere?
Credo che questo momento di straordinaria difficoltà richieda scelte ed azioni straordinarie. Sicuramente stiamo vivendo la crisi più difficile dal dopoguerra sia per i contenuti che per la durata della stessa .Saranno soprattutto i comuni medio-piccoli, sotto i 50.000 abitanti, che risentiranno oggi ed in futuro delle difficoltà della finanza pubblica. Ma credo che se saranno perseguiti il prima possibile gli obiettivi del piano strategico dell'area pisana si potranno conseguire vantaggi importanti per un futuro dignitoso dei nostri territori.
Cosa intende precisamente.
I comuni così come li abbiamo conosciuti non esisteranno più. Saranno interessati da importanti cambiamenti condizionati dalle minori risorse a disposizione. I 6 comuni dell'area pisana nel 2007 si sono dotati di uno strumento di indirizzo e programmazione che è il piano strategico dell'area pisana. A distanza di quattro anni è arrivata l'ora di una forte accelerazione per attuarne velocemente gli indirizzi che sono stati approvati dai sei consigli comunali. Diventa fondamentale attivare economie di scala e dimensione nell'interesse delle nostre comunità e costituendo un modello di eccellenza per tutta la Toscana. Bisogna rompere gli indugi, discuterne in tempi rapidi, pianificare i tempi di attuazione e lavorare con pari dignità fra le sei amministrazioni per quegli obiettivi.
Quali sono i primi passi che possono essere attuati in questo senso?
Penso ad azioni assolutamente concrete e di rapida attuazione. Per esempio un piano della cultura unico per i sei comuni, con un solo programma ed un solo marchio distintivo che eviti sovrapposizioni ed ottimizzi le minori risorse future a nostra disposizione. Avere tariffe uguali per i servizi di varia natura che vanno dai servizi scolastici allo smaltimento dei rifiuti , aziende di area vasta per riordinare ed uniformare qualità e quantità dei servizi erogati, uno stesso quadro di esenzioni ed agevolazioni, un solo piano strutturale, un solo piano regolatore, un unico regolamento edilizio che disciplinino uniformemente lo sviluppo dei territori nel concetto di una città unica di 200.000 abitanti. Le questioni attinenti il trasporto pubblico, la mobilità, i servizi sociali e sanitari vanno aldilà dei singoli confini morfologici dei comuni. Dobbiamo arrivare a costruire e consolidare in pochi anni un bilancio unico dei sei comuni. Insomma costruire una grande casa comune con regole condivise dove i sei comuni esercitino autonomamente il loro mandato amministrativo"
E' a suo giudizio possibile realizzare questi profondi cambiamenti?
Credo che sia necessario. Diventa e diventerà sempre più difficile nei prossimi anni gestire singolarmente le necessità manifestate dalle nostre comunità. Rilanciamo con forza questo progetto cambiando mentalità per non essere travolti dagli effetti di una crisi che troppo spesso è stata negata o sottovalutata. Le forze progressiste che governano i nostri territori hanno il dovere politico di guardare avanti e costruire un modello di governance territoriale diverso da quello usato ad oggi. L'inerzia positiva delle esperienze che abbiamo finora vissuto ha finito i suoi effetti positivi in presenza di un forte arretramento della nostra capacità di spesa. Dobbiamo uscire da alcuni vincoli campanilistici, conservare e valorizzare le identità dei nostri territori ma saper confluire verso nuove esperienze adeguate ai tempi che ci aspettano."
E qual è il ruolo dei cittadini in questi processi?
Credo che i cittadini devono esser coinvolti in questo percorso spiegando loro cosa vogliamo costruire e prendendo atto di ciò che stiamo vivendo. Credo che sia l'unica direzione da intraprendere per praticare le nostre sensibilità politiche non limitandosi ad applicare indirizzi sovraordinati e coercitivi.
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