15/12/11 08:00 | autore: la redazione foto video Stampa

“Basta razzismo, vogliamo giustizia: chiudete Casapound” 0

Manifestazioni ieri in tutta Italia contro la strage di matrice razzi-fascista di Firenze a opera del neo-nazista Casseri che ha ucciso due senegalesi e ne ha feriti altri tre le cui condizioni sono ancora molto gravi. Anche a Pisa un corteo promosso dalla comunità senegalese è partito dalla Stazione e si è concluso con un’assemblea sotto il Comune. Oggi alle 18:30 una fiaccolata a Santa Croce e sabato alle 15 una manifestazione regionale a Firenze

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Ieri è stato il giorno del lutto, della rabbia, ma anche della dignità e soprattutto della richiesta di giustizia durante le decine di manifestazione che si sono svolte in tutta Italia contro la strage di stampo razzista e fascista avvenuta nella giornata di martedì (13 dicembre) a Firenze quando il neonazista Gianluca Casseri ha ucciso in piazza Dalmazia Samb Modou, Diop Mor ferendo poi altre tre ragazzi sempre senegalesi che ancora versano in condizioni molto gravi.

E anche a Pisa la comunità senegalese è scesa in piazza ieri pomeriggio con un corteo che è partito dalle 15 dalla Stazione centrale, e ha attraversato Corso Italia per arrivare poi sotto il Comune dove si è concluso con un'assemblea pubblica. Circa 600 i partecipanti, tra cui tanti ragazzi senegalesi presenti da Pisa, ma anche dai comuni della Provincia, che hanno urlato la loro rabbia, la loro indignazione per la barbara violenza subita. Essere uccisi perché si è di un altro colore della pelle, di un'altra cultura è qualcosa che nessuno può accettare. "La legge non è uguale per tutti in Italia", dicono in tanti in piazza, mente lo slogan che viene urlato con forza per tutta la manifestazione è “Basta razzismo".

Il senso della comunità, il valore della propria cultura sono forti tra i senegalesi e vengono rivendicati, come viene rivendicato il lavoro che ciascun di loro svolge in Italia senza però avere riconosciuto spesso alcun diritto. C'è rabbia, tanta rabbia "per dei fratelli uccisi mentre facevano il loro lavoro", lo si vede, lo si percepisce dall'andamento movimentato del corteo, che dà anche visivamente il senso fisico del dolore per il lutto, ma anche della indisponibilità a sopportare ancora "ingiustizie e discriminazioni". In tanti presenti conoscono Mustapha Dieng, il ragazzo di 34 anni che vive a Cascina ancora in gravissime condizioni a lottare tra la vita e la morte.

La manifestazione arriva così sotto il Comune. Qui a prendere la parola sono i rappresentanti delle comunità senegalesi di Pisa e degli altri comuni della Provincia. Il sindaco presente al corteo, insieme con altri esponenti dell'amministrazione, prima prende il megafono, poi, dopo alcuni slogan contro l'ordinanza antiborsoni, lo lascia ai senegalesi che proseguono gli interventi, seduti sotto il Comune e sul Lungarno, con il traffico che viene bloccato.

In piazza con la comunità senegalese esponenti dei partiti politici del centro-sinistra, dal Pd, all'IdV, e da Sel al Prc, amministratori locali, associazioni e movimenti: dall'Agorà, alle associazioni del Progetto Rebelbìa, dal Newroz agli studenti universitari.

"Ora non ci possono essere più attenuanti - scrivono dal Laboratorio delle Disobbedienze, uno dei collettivi del Progetto Rebeldìa: la strage di Firenze non è l'atto di un folle, come lo si vorrebbe far passare, bensì il tragico epilogo di un percorso di militanza in gruppi organizzati di estrema destra, che fanno dell'odio razziale e della violenza la loro natura.

"Il sangue e i morti di Firenze svelano ancora una volta - proseguono - se mai ce ne fosse stato bisogno, la realtà dell'estrema destra italiana, che invece anche alcuni partiti del centro-sinistra hanno contributo a sdoganare in questi anni, concedendo spazi e agibilità, benché anche la nostra Costituzione ne vieni il raduno e l'organizzazione. Casa Pound fa parte a pieno titolo del cosiddetto 'Popolo della Libertà', e se da una parte nelle strade e nelle piazze aggredisce stranieri e militanti di sinistra, dall'altra in molte città esprime addirittura dei consiglieri comunali. Nessuno, nei palazzi, sembra tuttavia scandalizzarsi del fatto che le istituzioni della Repubblica nata dalla Resistenza ospitino dei neonazisti. Ma quanto accaduto ieri richiama ciò che è successo a Torino pochi giorni fa, quando un corteo di razzisti ha dato fuoco a un campo rom. In tutti questi anni il governo Berlusconi, ma anche le amministrazioni di centro-sinistra, hanno dato spazio e alimentato il diffondersi di spinte razziste e xenofobe, agitando lo spettro della 'sicurezza' e della paura del diverso, e di questo oggi vediamo le tragiche conseguenze".

Presenti i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil, che in una nota congiunta hanno espresso solidarietà alla comunità senegalese e "la più totale condanna per il barbaro gesto di matrice razzista": "Evidentemente i germi della follia razzista e dell'intolleranza, dei quali si è fatto da più parti un irresponsabile uso negli ultimi anni, necessitano ancora (e anche nella nostra realtà territoriale), di un livello di guardia e di anticorpi Democratici che credevamo la Storia e l'intelligenza delle persone, avessero ormai definitivamente raggiunto".

Contro il linguaggio dell'odio e per l'unità dei bisogni si esprimono i Cobas che però attaccano chi ha dato spazio alle organizzazioni neofasciste in questi anni anche in Toscana: "Di ciò che è successo sono complici le istituzioni fiorentine, sia quelle locali che quelle governative, per avere permesso l'apertura delle sedi neo-fasciste, non solo a Casapound, ma anche a Forza Nuova (stessa storia a Lucca, a Pontedera e altrove, in Toscana e in tutt'Italia). Esponenti della destra berlusconiana e di quella leghista hanno stretto alleanze elettorali e politiche con quelle organizzazioni, le hanno finanziate, le hanno usate come squadracce nella caccia ai giovani in lotta nelle scuole e nelle università, ai migranti, ai Rom".

Il nuovo appuntamento è per sabato 17 dicembre a Firenze per una manifestazione questa volta regionale indetta dalla comunità senegalese della Toscana che da ieri per bocca di Pape Diaw, portavoce della comunità senegalese di Firenze ha chiesto "la chiusura di Casapound: i Toscana non si può tollerare un luogo dove si fomenta e si coltiva l'odio". Infatti a chi ieri gli ha domandato una risposta dopo che Casapound ha chiesto un incontro con la comunità, Diaw ha spiegato: "Siamo disponibili a incontrarli, li ascolteremo e poi daremo una risposta. Però vi dico che da 15 giorni sul muro di casa mia c'è la sigla di Casapound, come mai? Cercano i senegalesi? E' un avvertimento? Glielo chiederemo all'incontro". "Oggi chiediamo che si volti pagina sulle politiche sugli stranieri - ha concluso Diaw - chiediamo a tutte le forze politiche si abbassare le tensioni sociali".

E a far sentire la propria voce in queste ore è Il governo del Senegal che in un comunicato del portavoce del governo e ministro della Comunicazione, Mustapha Guirassy esprime la sua "indignazione in seguito all'omicidio dei nostri due compatrioti in Italia", sottolineando che "sarà fatto ogni sforzo per fare luce sulla vicenda e per prendere le misure necessarie", senza però precisare il tipo di misure.

Intanto sul fronte delle indagini arrivino conferme come sul profilo di Gianluca Casseri. Gli inquirenti hanno, infatti scoperto, nella perquisizione della sua abitazione a Cireglio nel comune di Pistoia un laboratorio attrezzato per preparare le munizioni con cui andava a sparare al tirassegno. Infatti nella cantina c'erano una pressa, bossoli e altro materiale per armare i proiettili. E' stato anche confermato che l'arma utilizzata per compiere la strage la stessa che l'uomo era autorizzato a detenere per uso sportivo. Casseri non aveva un porto d'armi, ma dal 2 febbraio 2010, aveva fatto regolare richiesta per detenere armi e frequentava un poligono per il tiro a segno.

Ma anche altri sono gli elementi di inquietudine a dimostrazione che di tutto si sta parlando tranne che del gesto di un folle isolato. Infatti il pm Paolo Canessa che coordina le indagini dopo la perquisizione dell'abitazione fiorentina del militante fascista ha affermato: "E' come se quella casa di piazza del Terzolle fosse stata ripulita da Gianluca Casseri o da qualcuno, non si sa. Cercheremo di dare una spiegazione. A ispezionarla sembra una casa disabitata, a parte i libri, centinaia e centinaia che abbiamo trovato. Ma risulta che lunedì sera Casseri ci fosse stato".

"Perciò non escludiamo neppure - ha detto Canessa parlando insieme al procuratore capo Quattrocchi - che Casseri potesse avere un altro punto di appoggio a Firenze e stiamo verificando se è così oppure no". Secondo gli accertamenti, infatti, ci sono ancora dei vuoti da chiarire nella vita del killer dei senegalesi.

Intanto in provincia di Pisa prosegue la mobilitazione antirazzista. Infatti oggi a partire dalle 18:30 si svolgerà da Piazza Matteotti, a Santa Croce, una fiaccolata di solidarietà nei confronti della comunità senegalese organizzata da un cartello di associazioni, partiti e sindacati a cui ha aderito anche il Comune.

La Comunità senegalese di Pisa scende in piazza - di Chiara Martina

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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