20/12/11 09:00 | autore: cinzia colosimo Stampa

Tanti i rilievi del Ministero al nuovo Statuto: CdA, scuole, commissioni paritetiche 0

Sono giunte le osservazioni del MIUR al nuovo Statuto di Ateneo redatto nei mesi scorsi. Ribadiscono la centralità del Consiglio di Amministrazione, la didattica come competenza esclusiva dei Dipartimenti e la cancellazione delle commissioni paritetiche dai corsi di studio. Cambiato il Ministro però, le osservazioni del Miur perdono peso, e già in altre Università italiane si procede con l'approvazione degli statuti anche quando non conformi alle osservazioni

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Sono diversi i rilievi sollevati dal Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, in merito alla bozza di nuovo statuto dell'Ateneo pisano approvata lo scorso luglio. Inviato nei mesi scorsi a Roma come primo adempimento della riforma Gelmini, la bozza ha ricevuto osservazioni sia di merito che di legittimità, e in alcuni casi si tratta di elementi sostanziali che potrebbero stravolgere la formulazione proposta a Pisa per il nuovo statuto, anche se la partita è ancora aperta.

La lettura del Miur conferma innanzitutto la centralità del Consiglio di Amministrazione tra gli organi in carica, ma in un'ottica diversa da quella prospettata dall'ateneo pisano. Per sommi capi, il CdA vede rafforzate le proprie competenze in ambito di provvedimenti disciplinari, è un organo nominato e non eletto, è una voce vincolante in tema di regolamento generale dell'ateneo.  

E ancora, il Miur boccia le scuole nel modello proposto, o meglio, limita i poteri che gli sarebbero stati "delegati" dai dipartimenti in tema di didattica e corsi di studio. Un rilievo, quest'ultimo, che va a toccare un passaggio sul quale l'attuale facoltà di Medicina, e in parte anche Ingegneria, tanto avevano puntato e che ancora rimane in sospeso. Infine, le osservazioni insistono sulla cancellazione delle commissioni paritetiche, e quindi l'esclusione degli studenti per le definizioni dei corsi di studio.

Andando per punti, la bozza approvata dal Senato Accademico nei mesi scorsi, nel tentativo di promuovere una spinta democratica ai vertici dell'ateneo, prevedeva che i membri interni del CdA fossero eletti, considerato anche l'ingresso obbligatorio di almeno due membri esterni. Secondo la previsione il Senato Accademico avrebbe dovuto formulare un giudizio di ammissibilità delle candidature rispetto ai requisiti richiesti e, successivamente, avrebbe definito una rosa di almeno otto candidati docenti, rappresentativi di tutti i settori dell'Ateneo, e di almeno due candidati tecnici-amministrativi, da cui poi eleggere i 6 rappresentanti interni.

E se l'ateneo pisano sembrava aver optato per una formula estensiva del termine "scelta", utilizzato dalla legge, da cui aveva dedotto la possibilità di inserire le elezioni, il Miur ha replicato su questo punto, sostenendo che la legge Gelmini prevede la "designazione" o la "scelta" di tutti i componenti del Consiglio di amministrazione, ma non contempla sistemi di tipo elettivo come invece accade per la scelta del Rettore e dei rappresentanti degli studenti.

Per quanto riguarda le competenze in ambito disciplinare le osservazioni giunte dal Ministero sottolineano come queste siano attribuite al Consiglio di amministrazione, nonostante la bozza originaria avesse previsto una separazione di ruoli fra Senato e CdA, con l'intenzione di non centralizzare il compito di fare le regole ed erogare le sanzioni in uno stesso soggetto, ma attribuendo il primo al Senato e il secondo al CdA.  

Le scuole. Come già citato, le osservazioni sollevano dubbi sulla legittimità di delegare alle scuole la didattica, da parte dei Dipartimenti, in quanto si tratta di una facoltà espressamente attribuita a loro dalla legge. In particolare, per quanto riguarda i corsi di studio dell'area medica, mentre nella bozza afferivano alla scuola di riferimento, nelle osservazioni si ribadisce come debbano essere incardinati presso i Dipartimenti e non presso le Scuole.

Infine, un'altra cancellazione che potrebbe avere pesanti ripercussioni sopratutto sulla rappresentatività degli studenti rispetto ai corsi di laurea, è quella che riguarda le commissioni paritetiche. Lo statuto approvato a Pisa prevedeva infatti che negli organi del corso di studio fossero presenti il presidente, il consiglio e la commissione paritetica docenti-studenti. Il Miur contesta questo punto, affermando che in base alla riforma le commissioni paritetiche sono previste solo per i Dipartimenti o per le strutture di raccordo.

Osservazioni articolate, su cui il Senato Accademico sarà chiamato a confrontarsi nella seduta di domani, 21 dicembre, anche alla luce delle prime scadenze che si avvicinano. La nascita dei maxi dipartimenti infatti, è stata solo il primo passo di questa concatenazione di cambiamenti che si prefigurano per l'ateneo cittadino nel 2012; il prossimo sarà il passaggio dei docenti dalle attuali facoltà ai dipartimenti.

E uno dei rilievi sollevati dal Miur riguarda proprio i tempi che l'Università di Pisa si era data per chiudere i principali adempimenti della Riforma, ovvero entro 12 mesi dall'approvazione dello Statuto. La Gelmini forse non prevedeva lunghe attese quando stabiliva "la costituzione dei nuovi organi entro 30 giorni dall'entrata in vigore dello Statuto"; tempi irrealizzabili, ma la Gelmini non è più Ministro. Mentre l'attuale ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, che da rettore del Politecnico di Torino ha rispedito al mittente le osservazioni pervenute dallo stesso dicastero che oggi presiede, non sembra troppo deciso a innescare guerre, ovvero ricorsi ai Tar, a partire da quelli che qualcuno ha definito "residui burocratici" del precedente ministro.

Così come sono molti gli atenei, tra tutti lo stesso Politecnico di Torino, che hanno già deliberato i nuovi statuti senza conformarsi alle osservazioni del Miur, ma ricorrendo soltanto ai voti favorevoli del CdA e del Senato. E Pisa potrebbe essere fra questi. 

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