Pisa ha adesso il suo 'incubatoio' provinciale di anguille, per lo svezzamento delle ‘ceche', meglio note come "cee" come si chiamano gli avannotti, nell'ottica del ripopolamento della specie. Realizzato all'idrovora del Fiume Morto Vecchio, nella Tenuta di San Rossore, è stato inaugurato nei giorni scorsi, con una potenzialità produttiva al momento di 20mila esemplari e l'obiettivo di un aumento a 50mila. La titolarità è della Provincia, competente, su delega regionale, per le attività inerenti la pesca nelle acque interne, nonché per programmi e finanziamenti legati alla gestione dei siti di acquacoltura.
La messa in opera dell'impianto, in strutture del Consorzio Fiumi e Fossi, è stata attuata in collaborazione fra i tre enti interessati: a firmare il protocollo, l'assessore provinciale alla difesa fauna Giacomo Sanavio, la presidente del Parco di San Rossore Elisabetta Norci e quello del Consorzio di Bonifica, Marco Monaco. Insieme a loro, il dirigente della Regione Paolo Banti.
L'iniziativa - che si avvale della consulenza scientifica del Museo Zoologico La Specola dell'Università di Firenze; e di quella tecnica del Cirspe, Centro italiano ricerche e studi per la pesca - rientra nell'ambito di una serie di azioni attuate dalla Provincia, spiega Sanavio, "per la salvaguardia di questo pesce di fiume, un tempo comune e oggi invece a rischio, in un'area come la nostra, che nella pesca alle anguille vanta una tradizione millenaria. A partire dai dati raccolti e dai monitoraggi effettuati negli ultimi anni, il progetto può avere grande importanza negli interventi volti alla ricostituzione delle popolazioni naturali e alla conservazione della specie". L'incubatoio ha l'obiettivo di svezzare le 'ceche' catturate nelle foci fluviali provinciali, permettendone l'accrescimento e la protezione fino allo stadio di 'ragano', per il successivo rilascio nelle stesse acque provinciali, in quelle toscane ed eventualmente extra-regionali.
L'impatto delle attività umane sull'anguilla riconducibile non solo alla pesca, ma, trattandosi di un pesce che migra dall'acqua dolce a quella salata per la riproduzione, anche ai cambiamenti degli ecosistemi (dighe, centrali idroelettriche, trasformazioni della morfologia dei fiumi), alla contaminazione ambientale e in modo particolare, all'avvenuta introduzione di specie predatrici non autoctone (pesce gatto e siluro) che si cibano soprattutto di ‘ceche' ed esemplari giovani. Per la tutela dell'anguilla, la Comunità Europea ha emanato specifici strumenti normativi: il regolamento 1100/07 ha imposto agli Stati membri l'adozione di piani nazionali di salvaguardia (l'Italia lo ha emanato nel 2009); la Regione ha inoltre adottato un suo proprio piano e successivamente un documento relativo alle misure da adottare per la ricostituzione dello stock.
Il territorio della provincia di Pisa è per la Toscana uno dei principali ingressi del ‘novellame', attraverso la presenza delle foci di Arno e Serchio e Cecina. I dati raccolti dai progetti condotti dalla Provincia (in collaborazione con Museo La Specola, Cirspe e associazioni dei pescatori), dimostrano l'esistenza di situazioni, specie in Arno, che limitano fortemente la risalita degli stadi giovanissimi verso le aree di accrescimento, inibendo proprio la ricostituzione degli stock in gran parte della regione. L'incubatoio mira a disporre di una sufficiente quantità di 'novellame' da ‘seminare' nelle buone acque collinari e montane della Toscana, accrescendo sensibilmente la quantità di futuri riproduttori che torneranno al mare dopo 6 anni, tempo normale per giungere alla fase adulta.
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