05/01/12 07:40 | autore: Daniela Francesconi Stampa

Versilia, si allarga il fronte dei contrari a Tev-Veolia 0

Anche Sel, Idv e FdS chiedono che l'impianto di compostaggio si faccia a Capannori e lo smantellamento dell'inceneritore di Pietrasanta

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Si allarga il fronte dei contrari al prolungamento del contratto fra i Comuni versiliesi e Tev-Veolia per il trattamento dei rifiuti. Anche Sel, Idv e FdS chiedono che l'impianto di compostaggio si faccia a Capannori e che Veolia smantelli l'inceneritore di Pietrasanta a proprie spese. Intanto però i rappresentanti dei comitati non potranno partecipare alle riunioni tecniche e Roberto Daviddi spara a zero sugli amministratori locali che non hanno saputo gestire il ciclo dei rifiuti.

Il contratto con Veolia poteva essere sciolto nel 2008, quando il termovalorizzatore di Falascaia è rimasto chiuso, se solo gli amministratori comunali versiliesi di ieri e di oggi non avessero sempre abdicato al proprio compito di vigilanza e controllo dell'operato della società che gestisce il ciclo dei rifiuti. Il problema quindi non è il "famigerato contratto Daviddi", ma la sua non applicazione fin dall'inizio di questa lunga storia.

Roberto Daviddi ha accettato di parlare con i cittadini che si sono battuti per la chiusura dell'impianto e l'ha fatto per "dovere di trasparenza" come si addice a un funzionario della pubblica amministrazione (è stato un dirigente della Regione Toscana ed è in pensione) e "per dire le cose come stanno una volta per tutte".

Dal 1993 Daviddi ha ricoperto l'incarico di Commissario Straordinario per i rifiuti, allo scopo di costruire l'inceneritore che si trova nel comune di Pietrasanta e l'impianto di selezione di Pioppogatto, nel Comune di Massarosa. Anni di riunioni e assemblee con tutti gli amministratori degli enti pubblici coinvolti, per arrivare alla firma del contratto con Termomeccanica/Consorzio Etruria nel 1997. Anni anche di contestazioni da parte dei cittadini, culminati nelle cariche della polizia davanti l'impianto.

"Mi ricordo una manifestazione a Pietrasanta in cui bruciarono un pupazzo che mi rappresentava, ma in realtà i cittadini avrebbero dovuto contestare i propri amministratori perché questi non hanno collaborato attivamente al processo di decisione. Siamo arrivati alla firma del contratto nell'indifferenza generale e senza i finanziamenti comunali di 12 miliardi promessi". E Daviddi non ci sta neppure a sentirsi dire che sarebbe proprio il suo contratto ad aver impedito lo sviluppo della raccolta differenziata: anche questi rifiuti dovevano andare a Pioppogatto, l'azienda avrebbe dovuto commercializzarli e la tariffa diminuire di conseguenza.

Perché tutto questo non è avvenuto? E perché oggi, nonostante i sospetti di inquinamento siano diventati verità giudiziaria - stante che i lavoratori dell'inceneritore già condannati hanno confessato che il sistema di controllo delle emissioni era manomesso fin dall'inizio - le amministrazioni comunali e la Provincia non trovano la forza di rescindere il contratto con Tev/Veolia (subentrate a Termomeccanica nel 2003) ma anzi, ne propongono il suo prolungamento?

"L'inchiesta sull'inceneritore è partita soltanto quando noi, una notte, abbiamo fotografato lo sversamento di liquidi inquinanti nel vicino torrente Baccatoio. Prima di allora abbiamo segnalato tante volte i problemi ai Comuni, alla Provincia, alla Regione, ma non è servito a niente", dice Daniela Bertolucci del Comitato Ambiente e Salute.

E così l'altra sera si è creata una inaspettata sintonia: i cittadini e Daviddi, l'autore dell'accordo sempre definito "capestro", concordi nell'affermare che quel contratto non è stato rispettato e che da lì sono nati tutti i problemi.

In particolare per quanto riguarda la vigilanza degli Enti sull'azienda, ha insistito Daviddi, i Comuni dovevano formare un team di esperti, tre o quattro persone al massimo fra ingegneri e altri professionisti del settore, che fossero in grado di controllare la situazione da tutti i punti di vista: ambientale, del processo industriale, di quale forza lavoro era presente negli impianti etc. Invece, in tutti questi anni, la commissione di vigilanza e controllo è stata composta da funzionari pubblici, molti e non necessariamente competenti, ai quali veniva affidato un compito in più. Il risultato lo spiega Egisto Sani, che della commissione ha fatto parte: "Per lunghi periodi non riuscivamo mai a incontrarci perché tutti avevano altre cose da fare". Altro che il "fiato sul collo" e il "fare le pulci" di cui parla Daviddi.

E vediamo anche quali prescrizioni erano previste dal contratto in caso di non funzionamento dell'impianto: "In caso di sospensione della gestione per 24 ore consecutive per fatto imputabile al concessionario, il concedente potrà applicare a carico dello stesso una penale in via amministrativa di 30 milioni di Lire al giorno, fatti salvi ulteriori danni" (Art. 15).

Ma la storia è andata diversamente e la sanno a memoria gli abitanti nei dintorni dell'inceneritore che hanno studiato tutti i documenti.

A Daviddi sono in grado di raccontare loro cosa è successo dopo che il commissario ha terminato il suo compito: nel 2000, nel 2001, nel 2003, i Comuni hanno firmato con l'azienda i cosiddetti atti di sottomissione, in cui si è consentito l'aumento della tariffa per compensare "i maggiori costi di costruzione degli impianti" e le bonifiche in corso d'opera, si è accettato che la raccolta differenziata non andasse a Pioppogatto e che quindi la tariffa non beneficiasse della vendita dei rifiuti selezionati, addirittura sono stati abrogati di fatto gli articoli 6 e 7 del contratto quando si è stabilito che lo smaltimento di ceneri e scarti fosse a carico dei Comuni, senza però toglierlo dalla bolletta. In totale 11 miliardi e 500 milioni di maggiori costi caricati sulle spalle dei cittadini.

Sempre in costante aumento fin dal 2002, soltanto dal 2007 al 2008 la tariffa è aumentata del 16% arrivando a 138 euro malgrado l'impianto fermo. Fra 2008 e 2009 c'è stato un altro aumento del 4,50% e nel 2010 la tariffa è arrivata a 177 euro. Ancora nei verbali della commissione congiunta Comuni-azienda si discute la metodologia per la determinazione della tariffa: "Si è convenuto che l'unico approccio condiviso e possibile sia quello di estrapolare la tariffa già concordata per il 2010 che definisce un assetto degli impianti efficiente e condiviso" Siamo praticamente alla tariffa virtuale, denunciano i cittadini del comitato, dal momento che l'inceneritore è fermo dal 2008.

"Prima di pensare a una novazione del contratto con Tev/Veolia, bisogna ritrovare il bandolo della matassa in questo caos che si è creato, rifare tutti i conti e ristabilire le corrette procedure. Oppure riscattare gli impianti e diventarne proprietari e gestori", afferma in conclusione Daviddi che aggiunge: "Se era così facile stravolgere un contratto del genere, potevo non andare neppure dal notaio, bastava un pranzo con Termomeccanica".

Preferisce non commentare esplicitamente queste affermazioni, il direttore di Ato Toscana Costa Franco Borchi che dichiara: "Non intendo rilasciare più alcuna dichiarazione al fine di sottrarmi alle speculazioni politiche, io sono un tecnico e vado avanti seguendo le norme e gli atti che sono stati stabiliti". La gara per la privatizzazione di RetiAmbienti è aperta e, entro marzo, dovranno pervenire ad Ato, le proposte delle aziende che intendono concorrere. Anche Veolia potrebbe presentare la propria candidatura? Certamente, risponde Borchi. E sull'impianto di compostaggio? La Provincia di Lucca lo dà già per cosa fatta. "io mi attengo a quanto c'è scritto nel piano interprovinciale dei rifiuti che è attualmente in vigore e cioè Capannori".

Su quest'ultimo punto sono unite e d'accordo anche le forze politiche lucchesi della sinistra (SeL, IdV, PRC e PdCI) che chiedono di andare a grandi passi verso l'obiettivo Rifiuti Zero, di trattare ancora con Tev/Veolia sulla tariffa e di non affidare di nuovo a quella compagine l'impianto di Pioppogatto, che va riconvertito per il "Trattamento Meccanico Biologico e di compostaggio, così come previsto dal progetto del Prof. Enzo Favoino, in modo che il riciclaggio delle materie prime seconde diventi il centro della politica di trattamento dei rifiuti della provincia di Lucca". Per quanto riguarda l'inceneritore, occorre badare bene che l'azienda, prima di andarsene, lo smantelli e bonifichi l'ambiente a sue spese.

Queste stesse richieste sono state avanzate da Daniela Bertolucci, in rappresentanza del comitato dei cittadini, nel consiglio comunale aperto di Massarosa che si è svolto il 3 gennaio. Daniela ha ripercorso tutta la vicenda elencando gli atti, le delibere, le date, i verbali della commissione congiunta Comuni-Tev, chiedendo infine di poter partecipare con un proprio esperto ai tavoli tecnici che affronteranno queste questioni. Ma il sindaco di Massarosa Franco Mungai, che presiede anche il Consorzio fra i Comuni versiliesi, ha risposto con un secco no.

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