05/01/12 08:02 | autore: la redazione Stampa

Paolo Fusi & The Osama Sisters ne "La Menzogna di Dedalo" 0

Appuntamento nel giorno di Befana a partire dalle 21 presso il Newroz in via Garibaldi

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Il Teatro Canzone non è morto con Giorgio Gaber, anzi, in tutta Europa ci sono nuovi gruppi che ne hanno raccolto l'eredità. Nei tempi complessi e disinformanti in cui viviamo, l'arte è chiamata a dare risposte attraverso la metafora, ed è questo il punto di partenza della Menzogna di Dedalo.

Nel mito di Dedalo, un padre e un figlio, prigionieri del Labirinto, stanno per essere uccisi dal Minotauro. Ma Dedalo attacca le ali a entrambi, così lui e Icaro volano fuori dalla portata del Mostro. Il figlio, però, si avvicina troppo al sole. Le ali, attaccate con la cera, si sciolgono, Icaro muore. Da qui parte lo spettacolo, da un talk show in cui Dedalo spiega le sue ragioni a un'informazione di regime che si preoccupa di tutto, tranne che delle cose fondamentali dell'atto di scappare dal Labirinto.

La Menzogna di Dedalo consiste nel non avere detto a Icaro che, una volta usciti dal Labirinto, non si è liberi, ma dall'alto si ha finalmente la prospettiva necessaria per vedere e capire che tutto è un immenso, infinito Labirinto. Da questo punto si dipana il percorso di Dedalo, ma in verità collettivo, verso la scoperta delle possibilità di un'uscita definitiva.

In due ore di spettacolo, fra canzoni, dialoghi, monologhi e filmati, il protagonista passa dal trattamento dell'attualità politica ("Incolpa la democrazia", "La Borsa Nera delle Idee", "Una guerra in Medio Oriente") a quello della vita sociale ("Una vita da Mollica" ed i dialoghi di Ennio & Co.), a quello dell'amore ("Quando", "Per sempre", "Valentina") per poi tornare a se ed alla menzogna di Dedalo, pronti "per saltare dall'orlo del tetto prima che siano gli anni e gli acciacchi a farlo per voi", prima che arrivi "Il buio" e, con il buio, "Scompaiono le nuvole (Passent les nuages)".

Molto da ridere, moltissimo da arrabbiarsi e, forse, alla fine, anche qualche attimo di commozione, proprio come sapeva fare Giorgio Gaber.

Gli Osama Sisters nascono nel 2004 ad Erfurt come la sintesi di due band precedenti, "Wir Sind Penner" (Noi Vagabondi), che sperimentava già con il Teatro Canzone, partendo dalle esperienze di Max Goldt e Wiglaw Droste e collegandole con l'umorismo politico ed alienato di Olaf Schubert, e la band "Pokemon Lillo & i Cosacchi del Pontino", che presentava i classici della musica da cantautore italiana tradotta in tedesco e suonata in ritmi sudamericani.

Nelle varie formazioni degli Osama Sisters passano diversi musicisti italiani e tedeschi: la cantante lirica Barbara Dorfmann, Thomas Wormuth e Patrick Föllmer (tromba), Emanuele Cannatella (sax), Rocco Degola e Paolo Acquaviva (trombone), Marco Cuzzovaglia (batteria), Micki Biagiotti, Nico Pistolesi ed Andrea Flaminio (tastiere), Sascha Köhler e Julia Bormann (basso), fino ad arrivare alla formazione attuale, che suona insieme da quasi un anno. Gli Osama Sisters sono sotto contratto con la Buback Records si Amburgo dal 2009, in Italia non hanno una distribuzione.

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